19/08/17

Il senso della realtà (di Oreste Pautasso)

Macchè invariante spaziotemporale e iperbole di calibrazione! Che Minkkok... ops... Mincwos... ops... Minwossk... sì insomma "come-cavolo-si-chiama" mi perdoni, ma ve lo dico io cos'è la realtà! Anzi ve lo dice Oreste Pautasso con questo breve racconto al quale ho solo apportato qualche piccolo ritocchino per adattarlo alla nostra... realtà!   scherzy-2

 

 

Lao-Tzu stava preparando la cena quando il suo allievo Pei-Pal si presentò alla porta della sua capanna.

Inchinandosi profondamente Pei-Pal lo salutò con la formula che usava sempre "Ecco il tuo allievo, o maestro dallo sguardo di giada".

 

Lao-Tzu sollevò gli occhi dalla pentola. Guardò Pei-Pal che attendeva sull'uscio e disse: "Lega il mulo al tronco del mandorlo, togliti gli zoccoli e vieni dentro".

Pei-Pal entrò e attese che il maestro parlasse.

"Per quale motivo mi onori della tua visita, Pei-Pal?"

Pei-Pal guardò la tavola apparecchiata, il camino acceso e la pentola in cui bolliva la minestra. "Maestro se ti disturbo all'ora di cena è perché sono ansioso di trovare la risposta a questo interrogativo: che cos’è la realtà?"

Lao-Tzu prese la paletta per scacciare le mosche e colpì la guancia destra di Pei-Pal.

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"L'ansia è un sentimento negativo, astieniti da essa" disse Lao-Tzu, mentre Pei-Pal si strofinava la guancia.

"Certo, Maestro, lo terrò presente". Dopo qualche minuto Pei-Pal riformulò il quesito.

"Maestro, tanto per parlare, senza nessuna fretta, sapresti spiegarmi la funzione sociale del concetto di realtà? Naturalmente se non ti va di farlo ora, posso ripassare in un altro momento..."

Lao-Tzu finì di sbucciare una patata e fece il gesto di buttarla nella pentola. Ma improvvisamente la mise sotto il naso di Pei-Pal chiedendo "Qual è il senso di questa patata Pei-Pal?"

Il giovane fissò la patata con circospezione, "E' una patata, maestro".

Lao-Tzu gettò la patata nella pentola e rigirò il mestolo due o te volte. Poi lo calò con decisione sul naso di Pei-Pal che emise un mugolio di dolore.

"Non ti ho chiesto cos'è, ti ho chiesto qual è il suo significato".

Massaggiandosi il naso Pei-Pal si chiese se avesse imparato abbastanza per quella sera, ma il maestro lo fissava aspettando che dicesse qualcosa.

"Maestro, il senso della patata è di aggiungere qualcosa al sapore che avrà la minestra."

Lao-Tzu sorrise e guardò, oltre il vetro della finestra, i rami fioriti del mandorlo soffusi della morbida luce del tramonto.

Pei-Pal continuò "Il cavolo, i fagioli, le carote, la patata, e tutte le altre verdure messe insieme, in un certo modo acquistano un sapore che da sole non hanno. E' il cuoco che dà un senso al tutto, mescolandole insieme e facendo scoprire a chi mangia quella minestra una realtà che conosceva solo in frammenti".

Infervorandosi per la scoperta di quella verità che lo aveva illuminato Pei-Pal proseguì "O divino Maestro… il cuoco non parla, fa assaggiare la minestra e la gente capisce. Non occorre spiegare la realtà, è più importante farne capire l'essenza!"

Lao-Tze distolse lo sguardo dalla finestra. La minestra era quasi pronta. Osservò Pei-Pal poi posò gli occhi di giada sull'attizzatoio appeso a fianco del camino.

Davanti alla realtà di quell’attizzatoio, Pei-Pal si alzò, guadagnò agilmente l'uscita e, ignorando gli zoccoli che aveva posato accanto allo stipite, si diresse speditamente verso il mandorlo, slegò il mulo, gli saltò in groppa e lo mise al trotto. Solo ad una certa distanza si voltò per salutare con un cenno della mano il Maestro.

Lao-Tzu immerse il cucchiaio di legno nella pentola e assaggiò la minestra di verdura. Mentre rispondeva al saluto del suo allievo migliore con una smorfia di soddisfazione, aggiunse un po’ di sale.

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Ma chi è Oreste Pautasso? Un promettente avv. , uno scrittore di racconti pseudo-fantascientifici oppure un apprendista astrofisico?

 

 

14 commenti

  1. Bellissima favola realistica, caro Oreste. Tuttavia, anche se non sembra questa realtà è qualcosa che viene "sottilmente" imposta dal maestro... Non solo è soggettiva, ma è anche "costruita".

    Un esempio ben più evidente e rozzo è il famoso minestrone di pietre che un povero viandante prepara al centro del villaggio. Acqua che bolle e tante pietre. "Che buona!" dice il viandante... "certo che se ci fosse anche una patata... sarebbe ancora meglio!". Subito un villico porta una patata... E via dicendo con zucchini, cavoli, carote, ecc., ecc. Alla fine, però, la realtà lasciata ai villici è stata, ed è stata tramandata, come la zuppa di pietre, già di per sé buonissima e appena appena migliorata con altri ingredienti non fondamentali... Una realtà molto deformata...

  2. PapalScherzone

    In realtà, Enzone caro, il racconto originale di Mau-Pau si intitola "Il senso della satira"... l'adattamento alla realtà è farina del mio papallicolo e deformato sacco :mrgreen:  :mrgreen:

  3. oreste pautasso

    A ben vedere, anche dopo la trasposizione del tema, operata da quel mattacchione di Scherzy, la satira continua a scorrere come un fiume carsico dentro questa storia.

    Il metodo educativo pre-montessoriano del maestro è di sicura efficacia nell' e-ducare l'allievo, ma non più efficace del fascino (questo sì sottile) esercitato dalle molte teorie che nel corso dei secoli hanno incantato gli uomini, proponendosi come spiegazioni della Natura ( il nome della domenica di Realtà), all'inseguimento di una tartaruga veloce come la luce.

    La "deformazione" che smascheri, nella piccola metafora, è propria di ciascuna narrazione umana. Quando parliamo di contrazioni e dilatazioni  non stiamo forse parlando esattamente di deformazioni del reale? E le de-formazioni in cosa deflettono dalla forma? Con quei termini  non dichiariamo implicitamente  il nostro credo, tenacemente radicato, sul fatto che la forma che conosciamo come reale è qualcosa di diverso dalla sua trasfigurazione?  E qui nasce il dubbio su quale sia la maschera e quale il volto, la tua domanda su cosa sia la realtà.

    Sembra proprio che tutto ciò che entra in contatto con la mente umana debba venire plasmato ad OK per adattarlo ad essa.

    Un affettuoso saluto da Cuneo

    Oreste

  4. caro Oreste,

    io continuo a pensare che queste deformazioni sono i giochi illusori della luce e della sua lentezza (e altri effetti del genere). La RR porta invece a "facce" diverse della realtà che rimane comunque l'invariante. Un oggetto invariante resta lo stesso comunque si muova, ma può essere visto in modo diverso. Nello spazio a due dimensioni si può vedere solo un segmento rettilineo girando un triangolo. Lui, comunque resta un triangolo nelle tre dimensioni e rimane sempre lo stesso. Un invariante potrebbe essere una faccia della realtà a 5 dimensioni e così via. Forse questa è la nostra vera limitatezza riguardo alla realtà fisica... Flatlandia potrebbe insegnare molto a riguardo... come avevo provato a fare all'inizio della RR. D'altra parte, lo studio matematico delle n dimensioni è fattibile, solo se non si pretende di saperle disegnare in un numero limitato di dimensioni.

    Tuttavia, non c'è niente di "deformato" dal soggetto in tutto ciò...

  5. PapalScherzone

    A proposito di studio matematico e rappresentazione grafica di n dimensioni, vi segnalo questo interessante articolo :wink:

    http://www.infinitoteatrodelcosmo.it/2014/05/13/era-una-casa-molto-carina-senza-soffitto-senza-cucina/

  6. Sei fantastico, Scherzy... senza di te quante cose finirebbero nell'oblio?  8-O  :-P

  7. PapalScherzone

    Mai quanto chi ha scritto quegli splendidi articoli che cerco di non far cadere nel dimenticatoio :mrgreen:  :-P

  8. Gianni Bolzonella

    Credo che questa difficoltà sia figlia della natura evoluzionistica dell'Universo,non sta mai fermo un momento!E poi noi,prendiamo la palla al balzo,e subito la mettiamo su un carretto che si muove allontanandosi.Rincorriamo il carretto per riprendere la palla,ma già essa sembra essere diversa.Mi viene il feroce dubbio che in questo mondo siano più importanti gli eventi,che chi li produce,come la pellicola di un film,ma non i suoi attori.L'uomo misura tutto con il suo metro,è fatale,se avessimo una vista che vede le cellule,vedremmo i viventi come stormi di storni che si muovono nel cielo,come le foglie di un enorme albero battuto dal vento,o quegli enormi branchi di pesci dai movimenti multiformi.È il singolo pesce la realtà? Lo stormo? O la sua forma fissata nello spaziotempo;non quella fissata nel nostro cervello,che rimane solo un archetipo,con la quale,contaminiamo il futuro,costringendolo a deformarsi dentro quegli angusti spazi...a costruire nuovi eventi.Realta?Noi misuriamo solo quello che rimane temporalmente stabile,compatto,rispetto al tempo umano,con quello che decade più velocemente abbiamo più difficoltà.Siamo un computer statistico ante litteram.

  9. caro Gianni,

    penso che i tuoi "stormi" non siano così distanti quando la MQ sarà descritta in modo più attendibile possibile e quando riuscirà a legarsi alla RG.  Per adesso, rappresentano due realtà che dire soggettive è un po' azzardato. La soggettività forse si limita al modo di descriverle, ma non alla loro essenza... La RG ci mostra il macrocosmo e non perde un colpo. Come questo macrocosmo sia disposto e reattivo alle condizioni esterne è compito della MQ. Noi più che interpretare dobbiamo solo cercare di descrivere con il linguaggio più adatto a noi. Se un alieno e noi descrivessimo la realtà, useremmo forse linguaggi intraducibili, ma penso che diremmo le stesse cose. Quello che conta è il significato della realtà e non come viene tradotto dal nostro cervello. anche quest'ultimo, prima o poi, sarà parte del cosmo, essendo fatto degli stessi materiali e dovendo seguire le stesse leggi. La soggettività diventerà oggettività... forse e se avremo tempo... :wink:

  10. Fiorentino Bevilacqua

    “…Quello che conta è il significato della realtà e non come viene tradotto dal nostro cervello…”

    …però, la realtà che finora abbiamo visto, misurato, indagato (e che crediamo realtà assoluta) è l’immagine di essa (qualunque sia!) passata attraverso la limitatezza dei nostri mezzi e del nostro cervello: anche se ci sembra assoluta (perché!? Perché abbiamo bisogno di crederlo, come abbiamo bisogno di sapere che, vicino alla fonte, non ci sono predatori nelle ore più calde, per esempio), è “realtà”, relativa.

    Per essere certi che lo sia, assoluta, per essere certi di quanto questa nostra descrizione si avvicini a ciò che veramente è, ci vorrebbe “qualcosa” di esterno a tutto questo, qualcosa che decrivesse anche un solo pezzettino della realtà che anche noi conosciamo (a questo punto, ancora “conosciamo”). Confrontando la nostra descrizione con la sua, potremmo capire (stele di Rosetta!) come, se e quanto calibrare la nostra descrizione per avvicinarci a ciò che veramente quel pezzettino è.

    Esportando i fattori di calibrazione/correzione (0, -1 , 1 che sia etc.)  su tutto il resto (ammesso che vadano bene per micro, macro etc.), potremmo avere la descrizione della realtà vera.

    Questo a patto che la realtà come descritta da quel “qualcosa” non soffra delle limitazioni di cui soffre (se ne soffre, e forse sì, ne soffre) la nostra.

    Tutto questo è quello che io mi porto dentro come bagaglio che ho maturato per avere un quadro del mondo, il mio quadro (sicuramente), che mi serve per sapere non soltanto dov’è il benzinaio o il panettiere.

    Nulla di che… ma senza non ce la farei.

  11. Gianni Bolzonella

    Ci sono cellule del nostro corpo che durano cinque giorni,altre tre settimane,altre 16 anni,le ossa circa dieci,solo le cellule della corteccia cerebrale legate alla vista, durano con la vita del soggetto.Ogni giorno muoiono e si ricambiano circa 50 /70 miliardi di cellule.In un anno se ne va il peso corporeo dell'individuo.Noi cioè quella persona che ha la stessa carta d'identità nel corso di quello che chiamiamo vita,siamo morti perecchie volte,e qulle persone che noi eravamo materialmente e anche no,sono già parte di qualcosa d'altro,molto di più dei nostri figli che sono solo dei parzialmente,molto parzialmente, replicanti.C'è un albergo vicino a casa mia che ha circa la mia età.Durante la sua vita è stato ristrutturato,la proprietà antica se n' è andata,il personale ha un ricambio costante,così come i materiali,i reparti,l'organizzazione,anche i clienti che sono il fine ultimo della sua esistenza hanno un periodo limitato di frequentazione.Eppure quando ne parliamo gli diamo una consistenza unica,un nome che è una capsula temporale,che racchiude la sua anima,l'essenza della sua esistenza,e solo in piccolissima parte,la materialità,che come abbiamo visto è cambia continuamente.Mi piace pensare,ma senza troppi vincoli mentali,che il senso delle cose che ci circondano sia nel suo "spirito",anima,quella cosa che è ostaggio o è fatta della stessa sostanza del tempo,Spin/momento dell'Universo.Spaziotempo,lo Sooo!!!

  12. caro Fiorentino,

    dici molto bene ed è quello che rende oltremodo soggettiva la realtà. Tuttavia, dobbiamo stare molto attenti a quello che è pura illusione (prospettiva, effetto Lampa-Penrose-Tellerr, ecc.), da quello che capiterebbe anche senza la nostra percezione. Il cono di luce del Big Bang (in altre parole, tutto ciò che è stato creato dal Big Bang) è una nostra descrizione soggettiva, ma che credo rispecchi una proiezione della realtà oggettiva...

    Resta il fatto che se poi pensiamo alla MQ, dove la soggettività potrebbe acquistare un ruolo fondamentale, laa faccenda diventa sempre più incomprensibile... 8-O

  13. caro Gianni,

    io faccio un passo ancora indietro (ossia "al fondo", come dice Feynman). Le cellule, come le stelle hanno un ciclo di vita... Per me gli "stormi" sono composti dalle particelle fondamentali che rimangono sempre le stesse. Una stella o una cellula muore, ma i suoi componenti reali continuano a vivere e a riformare nuove dorme transitorie. Quello che tu chiami spirito o anima, sono in fondo solo e soltanto dei magnifici protoni!!!!

  14. Gianni Bolzonella

    L'uovo usa la gallina per fare un altro uovo.

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:wink: :twisted: :roll: :oops: :mrgreen: :lol: :idea: :evil: :cry: :arrow: :?: :-| :-x :-o :-P :-D :-? :) :( :!: 8-O 8)

 

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