Giu 5

Cavolfiori volanti? Non proprio, ma quasi...

Ecco qua! Non ho fatto in tempo a chiederglielo che, a tempo di record, il mio amico Oreste mi ha inviato un racconto scritto qualche anno fa che ha per protagonisti alieni decisamente particolari... di quelli che non ti aspetti. Insomma, se non è zuppa (ops... cavolfiore), è pan bagnato!!

 

Il disco volante, in realtà, non aveva per nulla l'aspetto di un disco. Sembrava piuttosto una grossa pera bitorzoluta e rugosa, di un indefinito colore bruno grigiastro, senza alcun riflesso metallico. Mezzo affondato a pochi metri dalla riva dello stagno artificiale, faceva pensare più ad un mitico mostro marino che ad un'astronave extraterrestre. Eppure, le due creature aliene che erano uscite dallo strano oggetto volante, erano lì a testimoniare, con il loro sorprendente aspetto, tutta la diversità tra la specie umana e la loro. Sì, perché il loro aspetto era veramente sorprendente, essendo una replica in formato ridotto del loro stesso veicolo. Due "peroidi" bitorzoluti e rugosi, senza una minima presenza di arti, occhi, bocca, sensori di qualsiasi genere. Non un minimo accenno di antenne "marziane", così rassicuranti e familiari per essere state descritte in centinaia di racconti di fantascienza, niente corna, aculei, corazze, artigli, chele o squame. Da non crederci.

Di fronte ai due avocados spaziali era schierata una fitta folla di giornalisti e operatori televisivi, a malapena trattenuta da un cordone di polizia. Furgoni militari sostavano tutt'intorno e gruppi di persone in tute bianche si affaccendavano con strane attrezzature esplorando il terreno circostante la zona di atterraggio. Un'imponente tenda bianca su cui spiccava lo stemma comunale era stata eretta a tempo di record per ospitare una rappresentanza di politici locali che avrebbero accolto il premier, in arrivo dalla capitale, per dare il benvenuto agli extraterrestri, sempre nell'ipotesi che nel frattempo questi ultimi non avessero mostrato segni di ostilità.

L'elicottero del primo ministro apparve all'orizzonte, circondato da uno stormo di altri elicotteri militari con funzioni di copertura.  Atterrarono a poca distanza dal tendone e le squadre speciali si disposero in modo da proteggere il percorso. L'uomo in doppiopetto grigio strinse la mano al rappresentante locale. Poi avanzò, sempre circondato dalla scorta, verso l'area in cui gli extraterrestri sembravano attendere pazientemente che qualcuno si interessasse alla loro presenza.

Giunto ad un paio di metri dalle pere, contrasse i muscoli delle guance e allargò le labbra, scoprendo i denti, nel celebre sorriso "pronto in tavola" che aveva perfezionato nel corso degli anni. "Eccoci qui, finalmente. Sapevamo che, prima o poi, quest'incontro sarebbe stato possibile. Consentitemi di esprimere la soddisfazione del popolo Italiano per il privilegio di questa vostra visita, la prima sul nostro pianeta." Il tutto era stato detto senza che il sorriso si smorzasse, neppure impercettibilmente. Un ventriloquo professionista non sarebbe riuscito a fare di meglio.

Il saluto non ebbe grandi effetti sui visitatori; si potrebbe dire che venne completamente assorbito dalla superficie rugosa delle due pere senza dare origine a nessun segnale di comprensione o risposta. Mantenendo il sorriso, l'uomo in doppiopetto grigio proseguì: "Oggi è un giorno memorabile per le nostre due civiltà, potremo finalmente confrontare le nostre conoscenze scientifiche, le nostre politiche sociali ed economiche, le nostre tradizioni culturali. Potremo trovare occasioni di scambi e di sinergie, condividendo esperienze e nuove conquiste. Molte e importanti sono le cose che ci uniscono, la vostra stessa presenza qui, oggi, dimostra che siete, come noi, tesi alla ricerca di altre forme di vita nell'universo e che la vostra curiosità vi spinge oltre i limiti del vostro mondo."

Ancora le pere non reagirono, evidentemente non capivano, o le cose dette le lasciavano piuttosto indifferenti.

Pazientemente il terrestre continuò a sorridere. C'era, pensò, un argomento che aveva sempre suscitato grande interesse, in tutte le occasioni in cui lo aveva usato, in varie parti del mondo e con popoli completamente diversi tra loro. Certo in questo caso poteva essere un po' azzardato e quasi folle. Ma la follia, secondo il suo pensiero, ereditato da Erasmo da Rotterdam, era un connotato del genio e quindi cosa c'era di sbagliato nel fare la proposta? Forse avrebbe fatto meglio a parlarne prima con i suoi pari, delle nazioni coinvolte, ma infine, diciamocelo, perché infilarsi in un tunnel burocratico con gentuccia litigiosa e priva di fantasia quando l'occasione di entrare, per primo, nella storia era lì, a portata di mano?  Si schiarì la voce, sorridendo: "Ecco, io ho un sogno, non è certo una cosa da fare adesso, così sui due piedi, ma posso garantirvi che nel prossimo semestre riuscirò a realizzarlo. Lasciatemi solo sistemare un paio di problemi e poi.... vi farò entrare in Europa!!"

Le due pere si misero a vibrare all'improvviso: un ronzio sordo, come le fusa di un gatto. Contemporaneamente i loro bitorzoli superiori, quelli dove ci si aspetterebbe di vedere il picciolo, peraltro assente, si espansero leggermente per poi contrarsi ed espandersi di nuovo, ciclicamente, con un ritmo irregolare.

Dalla cabina di regia televisiva stavano registrando tutto. Due consulenti del dipartimento di etologia comparata seguivano con grande attenzione il fenomeno. "Stanno cercando di comunicarci qualcosa" disse il più giovane, con la voce rotta   dall'emozione. "Non proprio", rispose il più anziano, "stanno solo... sghignazzando".

pere

(Oreste Pautasso, 2003)

 

QUI, QUI, QUI, QUI, QUI  e QUI i racconti in cui l'amico Vin-Census ha fantasticato sul primo contatto alieno   

QUI la rubrica dedicata ai racconti

2 commenti

  1. Mario Fiori

    Grande finale, grande. Non poteva che essere così, bitozoluti, a pera ma  mica sciocchi.

  2. PapalScherzone

    Giusto, Mario, ben detto!!

    Ma sottovalutare gli alieni, specialmente quelli con una forma vagamente tondeggiante 8)

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