14/10/17

!!! Aristarco sarebbe contento: misurato direttamente il diametro della Via Lattea **

Un risultato davvero eclatante, che vede come primo autore il “solito” italiano che lavora all’estero. Ho voluto scrivere l’articolo in maniera ultrasemplice per permettere una giusta comprensione a tutti i nostri lettori, più o meno esperti che siano (stanno aumentando continuamente…).

Aristarco aveva proprio ragione: il movimento della Terra attorno al Sole avrebbe permesso di misurare la distanza di stelle e di molto altro ancora che lui non poteva conoscere. Abbiamo dovuto aspettare il XIX secolo per ottenere finalmente la prova di quanto diceva Aristarco, confermato già dalla visione universale di Giordano Bruno. Le stelle si spostavano veramente, in modo apparente, da un lato all’altro del cielo, a causa del movimento della Terra attorno al Sole. Il problema era che le stelle erano molto distanti e l’ampiezza della variazione dava luogo a un angolo molto piccolo (detto "angolo di parallasse", QUI spiegato in modo semplicissimo), troppo piccolo per le strumentazioni dei secoli passati. Oggi, la situazione è nettamente migliorata e si ottengono risultati fantastici, utilizzando spesso altre zone dello spettro elettromagnetico.

Per molto tempo, il metodo della parallasse annua si è applicato solo a stelle vicine e poi ci si è allontani sempre di più. Oggi possiamo dire, grazie a un italiano che, ovviamente, lavora all’estero, di aver raggiunto un limite che non sarà facilmente dimenticato: 66 000 anni luce, distanza associata a un “qualcosa” che sta quasi perfettamente dall’altra parte della galassia rispetto a noi. In poche parole, abbiamo visto e misurato, più o meno, i confini opposti della nostra galassia. Tra noi e quel qualcosa ci sta praticamente tutta la Via Lattea, con le sue caratteristiche più interessanti. Pensiamo che aver misurato l’angolo dovuto al moto terrestre a quella distanza è stato come misurare il diametro di una pallina da baseball sulla Luna. Il record precedente era di soli 36 000 anni luce. Un passo in avanti enorme che ha ricadute importantissime. Per capirle meglio, facciamo un semplice esempio.

Dopo un periodo di sonno lunghissimo, o quello che preferite, ci svegliamo in una città del futuro, modernissima, con tutte le pareti delle case trasparenti. In poche parole, possiamo vedere le luci di tutte le case della città. La privacy non interessa più e ognuno fa i fatti suoi tranquillamente.  Ci accorgiamo anche che la nostra città si trova su un altopiano e possiamo vedere la pianura giù in basso, su cui brillano le luci di molte altre città. Che belle e che strane forme hanno, tutte diverse tra loro, alcune rotonde, altre rettangolari, altre con la forma di un cuore. Guardiamo verso la nostra città… chissà che forma ha?

Sì, sì, vediamo quasi tutte le sue luci, ma non sappiamo assolutamente qual è più lontana o più vicina. Insomma, sembra proprio impossibile conoscere la forma della città a noi più vicina, dato che ci viviamo dentro e siamo nella sua periferia. Cerchiamo di spostarci da una stanza all’altra e ci accorgiamo che alcune luci sembrano spostarsi rispetto alla maggior parte delle altre che sembrano immobili. Non siamo Aristarco, ma capiamo che queste luci ballerine devono essere le più vicine a noi.

Beh… torniamo più seri (si fa per dire) e possiamo facilmente sostituire la nostra città con la nostra galassia e le città viste dall’alto con le altre galassie. E’ abbastanza facile capire la forma di queste ultime e osservare le loro caratteristiche, anche se sono abbastanza distanti (le galassie sono molto grandi e si vedono bene anche da lontano). E’ praticamente impossibile, invece, capire la forma della Via Lattea, proprio perché ne facciamo parte e ciò che vediamo sembra un caos terribile. La cosa miglior da fare (a parte estrapolazioni più o meno teoriche della forme che vediamo nel Cielo) è mettersi con tanta pazienza a misurare la distanza di ogni luce, di ogni massa più o meno scura, in modo da disegnarle come punti su un foglio e poi vedere l’effetto che fa.

Sì, sì, tutto perfetto, ma per lungo tempo gli strumenti a disposizione ci hanno permesso di disegnare solo i dintorni della nostra casa. Poi siamo arrivati nel centro, ma è ancora troppo poco per capire come si sviluppano realmente i bracci a spirale, la possibile barra centrale, e tante altre cose.

Oggi, qualcosa è cambiato, grazie al VLBA (che già tempo fa aveva ottenuto l'eccezionale risultato di misurare in modo diretto le distanze tra galassie, come abbiamo spiegato QUI), una rete di radiotelescopi capaci di captare una debolissima luce in una certa lunghezza d’onda e, soprattutto, misurare angoli piccolissimi. Il “qualcosa” che è stato vista nell’opposta periferia galattica è una zona di nascita stellare. Un luogo perfetto, in cui certe molecole, come l’acqua e il metanolo, amplificano i segnali radio (sono i MASER, acronimo di Microwave Amplification by Stimulated Emission of Radiation, agiscono in modo simile ad un laser che amplifica le emissioni luminose). Finalmente! Adesso possiamo disegnare i confini della parte più interessante e abbiamo la garanzia di poter sistemare tutte le luci più vicine, sicuramente visibili se scelte con attenzione. Tra non molti anni, sarà possibile fare una mappa  della nostra città con tutte le sue strade più importanti e poterla veramente confrontare con le altre. Oltretutto, conoscendo la distanza si può misurare la velocità di rotazione...

Misurata, finalmente e direttamente, attraverso la parallasse annua, la distanza tra due punti periferici della Via Lattea: la Terra e la zona di nascite stellari denominata G007.47+00.05. Fonte: Bill Saxton, NRAO/AUI/NSF; Robert Hurt, NASA.
Misurata, finalmente e direttamente, attraverso la parallasse annua, la distanza tra due punti periferici della Via Lattea: la Terra e la zona di nascite stellari denominata G007.47+00.05. Fonte: Bill Saxton, NRAO/AUI/NSF; Robert Hurt, NASA.

Ottimo lavoro, caro Alberto Sanna, e accetta le scuse di quei pochi italiani che hanno vergogna del proprio paese e di quanto poco faccia per la Scienza.

Articolo originale QUI

 

QUI la cronistoria di 11 miliardi di anni di vita della nostra casa cosmica ricostruiti grazie allo studio, effettuato per mezzo dello Hubble Space Telescope, di 100 000 galassie simili ad essa.

1 commento

  1. maurizio

    Davvero una nuova frontiera. Mi unisco al ringraziamento ad Alberto Sanna che ha dovuto spostarsi (credo dalla Sardegna) fino a Bonn per poter cogliere il frutto del suo lavoro e della sua intelligenza.

     

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