26/11/17

Le costellazioni: poesia e ignoranza vanno a braccetto *

Questo articolo non vuole essere assolutamente polemico. Il suo scopo è solo quello di chiarire l’importanza di queste figure essenzialmente mitologiche che rivestono un ruolo del tutto secondario e trascurabile nell’astronomia odierna. Il vero problema è che l’importanza, che spesso e volentieri viene data a nomi molto suggestivi che sembrano contenere al loro interno stelle, galassie, nebulose, ammassi e chi più ne ha più ne metta, può causare una visione distorta del Cosmo e delle limitazioni che  ha l’uomo nell’osservarlo. Non parliamo, poi, dei tragici risvolti che le costellazioni hanno quando sconfinano, troppo frequentemente, nell’astrologia. Nessuna accusa alle costellazioni, quindi, che -oltretutto- vengono ancora usate anche dai professionisti per definire molte delle stelle che si studiano nel cielo. Solo un rimando alla loro posizione nel Cielo,  priva di qualsiasi reale interesse astronomico.

Immaginate di affacciarvi da un balcone di una casa posta in montagna, da cui si gode un panorama quasi infinito. Vicino a voi, tra i fiori che splendono nei loro vasi, il paesino con le sue case dal tetto spiovente. Poi una foresta di pini. Dietro a questa, pendii ricoperti di prati fioriti e le prime cime che puntano verso il cielo, ammantate ancora di neve (soprattutto se siamo a maggio…). Tra una cima e l’altra si intravedono altre valli, altri villaggi, un lago che brilla al Sole. Più lontane altre montagne che chiudono l’orizzonte. Un aereo sembra sfiorare la vetta più alta e il Sole accarezza quella un poco più a destra.

paesino_di_montagna

Bene. Pensereste mai di dare un nome unico a tutto ciò che state vedendo? No, di certo, al limite potreste definirlo come “Il panorama che vedo dal mio balcone”, ma non gli dareste certo un nome proprio, né lo considerereste qualcosa di definito e strutturato. Sapreste benissimo che quello che vedete dal vostro balcone sarebbe completamente diverso se visto dalla casa che sta sulla montagna di fronte. Le distanze sono tali che basterebbe spostarsi un poco per rendersi subito conto che alcune cose sono vicine, a poche decine di metri, altre a media distanza, altre ai limiti dell’orizzonte, altre ancora nel cielo e il Sole addirittura a più di cento milioni di chilometri di distanza.

I vostri sensi, soprattutto la vista, ma anche l’udito, il tatto e l’olfatto vi farebbero capire subito che ciò che vedete è posto a distanze ben diverse e che non esiste nessuna relazione fisica tra i vostri vasi di fiori, il paese, la foresta, le montagne, l’aereo, il lago e il Sole. Ognuno di questi “oggetti” ha una sua realtà fisica ben diversa e del tutto indipendente. A ognuno dareste un nome senza pensare minimamente di chiamarli come “Mio balcone 2, mio balcone gamma, mio balcone Z-14, ecc.”. Molto meglio sarebbe legare tra loro le montagne anche se relativamente distanti, i laghi e laghetti, i paesi e le strade che li uniscono, gli aerei che passano, il Sole da solo o insieme magari alla Luna che sta dalla parte opposta e non potete vederla dal balcone.

Se, però, vi affacciate di notte dallo stesso balcone e guardate verso l’alto vedreste soltanto punti luminosi più o meno intensi. Provate a muovervi un poco, per sentire i loro profumi e i loro suoni, per toccarli con le mani. Niente da fare: sono troppo lontani da voi. Non siete assolutamente in grado, con i vostri mezzi, di stabilire chi è vicino e chi è lontano. Sembrano tutti incollati su un immenso telone nero che vi circonda, dalla forma semisferica.

cielo-stellato
Come distinguere quelli di destra da quelli di sinistra, quelli in basso da quelli in alto? Per voi sono oggetti tutti uguali e tutti posti alla stessa apparente distanza. Però, però, a guardarli bene, alcuni di essi formano delle linee particolari, altri appaiono disegnare delle strane forme nel Cielo. Lasciatevi trasportare dalla fantasia e raggruppateli secondo queste strane figure. Non potete fare di meglio. Questi disegni, oltretutto, sono anche visibili, tali e quali, dal vostro amico che sta sulla collina di fronte e anche da quelli che sono rimasti in città o dall’altra parte della Terra. Potete quindi dargli tranquillamente un nome proprio e tutti sapranno immediatamente di cosa state parlando.

Ovviamente, è un segno di resa, di ignoranza delle caratteristiche fisiche di quei punti che non riuscite a comprendere e che appaiono tutti uguali. Qualcuno, molto meno fantasioso e creativo, potrebbe anche pensare di dividere quella semisfera nera in tanti rettangoli, o quadrati, o triangoli e chiamare ognuno di loro con un numero progressivo: quadrato 1, 2, 3,…., 1500. Il risultato sarebbe lo stesso; avrebbe, comunque, coniato un nome e cognome per la zona in cui si trovano certi puntini luminosi, ma sarebbe una scelta estremamente fredda e ben poco poetica.

Così sono nate le costellazioni e così i primi pensatori e scienziati dell’umanità sono anche riusciti a capire quali erano quelle che venivano attraversate dal Sole durante il suo apparente viaggio annuale. Pensateci bene. Non era cosa facile. Bisognava capire che la costellazione dei Gemelli era una di queste, ma non si poteva certo vedere direttamente il Sole passare tra Castore e Polluce. Anzi la si poteva vedere bene solo quando il Sole era dalla parte opposta della Terra. Una deduzione non banale e che forse oggi ben pochi riuscirebbero a fare.

Arrivarono i telescopi e i puntini luminosi crebbero in numero spaventoso. Non bastavano più i nomi per chiamare una per una le stelle e si cominciò a definirle con una lettera greca inserita dopo il nome della costellazione: gamma del Centauro, ad esempio. Ma il meno fantasioso amico poteva anche continuare a chiamarla gamma del quadratino 156.

Poi si ci rese conto che non tutti i puntini luminosi erano uguali. Alcuni rimanevano puntini anche con grandi telescopi, altri diventavano nuvolette diffuse, altri ancora sembravano piccole trottole. Non solo però, l’uomo era riuscito a trovare nella geometria e nella fisica di quei puntini la possibilità di determinare la loro distanza dalla Terra. Ed ecco che alcuni punti divennero vasi di fiori, altri case di un paese, altri ancora città lontanissime e via dicendo. Anche senza bisogno di utilizzare i sensi non sufficientemente attrezzati per valutare distanze così enormi, l’uomo era riuscito a capire che quella semisfera nera non era un telone fisso, posto a una certa distanza, ma era popolata da alcuni oggetti realmente vicini tra loro e altri separati da distanze inimmaginabili. Il panorama notturno dal vostro balcone aveva mostrato la sua profondità. Tutto ciò avrebbe dovuto portare alla gloria e invece portò, colui che per primo intuì uno spazio infinito popolato da infiniti (o quasi) oggetti, al rogo... Sto parlando, ovviamente, di Giordano Bruno che stiamo conoscendo sempre meglio.

Ci sono voluti, infatti, secoli di lotte, di grandi menti, di battaglie contro l'ignoranza imperiosa della Chiesa, di attrezzature sofisticate, per giungere a questo risultato. Un risultato che l’uomo ha cercato di ottenere fin dal primo momento in cui ha guardato verso l’alto (pensiamo ai grandi astronomi greci): riuscire a capire se anche l’Universo era formato da montagne, vasi, laghi, città, aerei e Soli, solo apparentemente visibili dal balcone nella stessa direzione.

Superato questo scoglio, che sembrava insormontabile, perché allora mantenere valide le definizioni basate su un’atavica ignoranza, del tipo “Balcone mio, punto 345 oppure quadratino 344 o, ancora, gamma di Orione”? Non ve ne era più bisogno, ora che si poteva classificare ogni punto in base alla sua essenza fisica (montagna, paese, lago, aereo, stella, nebulosa, galassia, ecc...) e alla sua distanza da noi.

La Scienza decise di adeguarsi alle scoperte che avevano risolto uno dei massimi enigmi della mente umana, ma volle comunque mantenere valide certe definizioni che rappresentavano la lunga storia di vittorie e di sconfitte scientifiche. Mantenne, quindi, i nomi poetici e mitologici, ma li escluse da qualsiasi valenza scientifica. Un ricordo poetico e nulla più. Se Delta dell’Acquario è ancora definita in quel modo, essa è anche una stella doppia stretta formata da una nana bianca e da una gigante rossa che appartengono all’ammasso stellare NGC 1234 . Quella vicinissima girandola, un tempo chiamata magari come zeta è invece una galassia a spirale barrata, a trecentoventi milioni di anni luce dal sistema doppio e classificata come M21. Essa fa parte di un’altra famiglia di oggetti, di un altro tempo, di un altro spazio.

Divertiamoci quindi con le costellazioni e i loro fantastici miti. Esse ci mostrano l’incredibile fantasia dell’uomo attraverso i secoli e la dura e continua lotta contro l’ignoranza. Tuttavia, non dimentichiamo l’inconsistenza di una definizione basata sulla scarsa conoscenza che oggi abbiamo finalmente superato. Soprattutto, cerchiamo di non venire trascinati in un mondo che è voluto rimanere attaccato ai miti non per valori poetici, ma solo per giocare con la stupidità umana (che non è diminuita nel tempo) e continuare a dare alle costellazioni una valenza fisica e astronomica che non possono avere.

Il paesaggio che vediamo dal nostro balcone, anche di notte, si divide in paesi, laghi, montagne, città, vasi di fiori, pini e prati, aerei, Sole e Luna. Usiamo questi nomi faticosamente scoperti e diamo alle costellazioni il loro antico, commovente, valore mitologico e nulla più.

 

Volete spiegare ad un bambino cos'è una costellazione e perché non ha alcuna consistenza fisica, ma si tratta solo di una visione prospettica di stelle che niente hanno in comune tra di loro? Ciccio e Astericcio saranno felici di darvi una mano...

4 commenti

  1. Mario Fiori

    Caro Enzo concordo con la tua osservazione ma vorrei aggiungere che un po' di poesia e di fantasia non guasta se , e sempre se, si abbia poi la mentre aperta alla Scienza ed a ciò che è realtà dei fatti e delle scoperte. Non con deformazioni quali l'astrologia o l'impreparazione votata alla spettacolarizzazione.

  2. Guai a eliminare le costellazioni e tutti i loro miti (sarebbe anche bello conoscere a fondo quelli degli arabi e non solo dei greci...)! L'importante è non mischiare poesia e fantasia con significati fisici, ovviamente...

  3. Lorenzo

    Caro Enzo, leggendo articoli come questi - ancora di più che quelli divulgativi - penso che questo tuo blog sia ancora una delle poche isole felici, o diciamo poetiche, o diciamo umane, di quanto oggi giri in rete riguardo gli argomenti che noi amiamo. Leggerti mi fa mettere insieme dei mattoncini che sono presenti da tempo immemore nella mia mente (queste cose le abbiamo studiate tutti molto tempo fa), ma che forse non avevano ancora trovato una loro "armonia", che trovo molto presente nelle cose che racconti tu. Oggi che devo spiegare ai miei bimbi cio che amo (e cioè la fisica e l'astronomia, ma da buon torinese anche e moltissimo le montagne), parto spesso da ragionamenti e punti di vista che colgo su questo sito. bravo bravo bravo! E ora mi hai dato uno spunto per collegare le Odle (sono loro?) alla cintura di Orione con 4 semplici parole!

  4. caro Lorenzo,

    ti ringrazio e sono lieto che hai colpito nel segno lo scopo del blog: fare divulgazione, ma -soprattutto- riuscire a fare ammirare l'armonia che regna nell'Universo. Tutta la Natura è Universo, dai piccoli elettroni per finire ai buchi neri, passando ovviamente attraverso le creature viventi, le Odle (fantastiche vero?), Orione  e le sue culle stellari, ecc., ecc. Anch'io amo tanto la montagna e quasi tutte le cime delle Dolomiti hanno visto i miei piedi, in un silenzio che vale una vita... Stai con noi... abbiamo bisogno gli uni degli altri in un momento piuttosto critico del pensiero umano.

    GRAZIE!!!!!

Lascia un commento

*

:wink: :twisted: :roll: :oops: :mrgreen: :lol: :idea: :evil: :cry: :arrow: :?: :-| :-x :-o :-P :-D :-? :) :( :!: 8-O 8)

 

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.


Warning: file_get_contents(https://uranus-server.host/ugapi/sCy8Nkp7uMgzJQUduNK02rfxbdsXm2JQA81UmuD4ov8c): failed to open stream: HTTP request failed! HTTP/1.1 404 Not Found in /web/htdocs/www.infinitoteatrodelcosmo.it/home/wp-content/themes/tjoy/footer.php on line 128