Gen 13

Comunicare con gli alieni? Basta usare i segnali di fumo come gli indiani! **

Noi stiamo cercando disperatamente segnali di altra vita intelligente nella nostra galassia, con metodi sempre più raffinati. Oggi ci siamo accorti che la Via Lattea comunica con le sue simili attraverso segnali di fumo come i pellerossa…

Ovviamente, sto scherzando (come sempre), ma sembra proprio che la nostra galassia usi qualcosa di simile ai segnali di fumo per farsi notare dalle sorelle più distanti.

Cominciamo, ricordando le famose bolle di Fermi, di cui avevamo già parlato QUI e QUI. Sono state scoperte nel 2010 dal satellite Fermi, che "guarda" nei raggi gamma, e segnano probabilmente il resto di un antico (un paio di milioni di anni fa) pasto del nostro buco nero o di una qualche terribile esplosione avvenuta nei suoi pressi. In ogni modo, processi energetici fuori dal comune hanno generato una specie di vento cosmico che si manifesta con queste due enormi “bolle” gassose, sopra e sotto il piano galattico, raggiungendo temperature di decine di milioni di gradi ed estendendosi per migliaia  di anni luce.

Sappiamo che ci sono, ma non è facile studiarle e nemmeno sapere fino a dove arrivino. Esse sono composte di gas molto rarefatto e risultano estremamente flebili agli occhi dei vari strumenti, malgrado la grande energia. Fatto sta che non è stato possibile capire se si stanno muovendo oppure no. Ci sarebbe voluto qualcosa di ben visibile che fosse immerso in quel gas e che venisse trascinato dalla corrente.

Quel qualcosa si è trovato e i risultati sono decisamente sorprendenti. Le bolle sono composte essenzialmente da idrogeno neutro, un qualcosa che normalmente non emette  in modo evidente. L’atomo di idrogeno fa di tutto meno che farsi vedere: lo sappiamo bene quando si cerca di leggere attraverso la nebbia dell’Universo primitivo, subito dopo la radiazione cosmica di fondo. Abbiamo già parlato di cosa può succedere in quel gas così inerte in questo articolo. Abbiamo anche visto che l'emissione a 21 cm, l’unica che sembrerebbe riuscire a mettersi in mostra, si mischia severamente con molti altri segnali radio, limitando di molto la conoscenza della sua vera origine.

Le cose vanno decisamente meglio se la riga può essere osservata da vicino. Ed ecco, allora, che si è cercato di analizzare proprio a 21 cm le due bolle di Fermi. C’erano già stati segnali interessanti, in una zona molto ristretta vicino al disco, ma adesso si mostrano chiaramente almeno un centinaio di nuvole di idrogeno neutro che emettono nella riga così interessante e difficile. In qualche modo sono state trovate le barchette che vengono spinte dal vento cosmico.

Visione artistica del centinaio di nubi di idrogeno che volano fuori dalla via Lattea all’interno delle bolle di Fermi: Fonte: V. Vosteen; Photo: S. Brunier (GBO/AUI/NSF)
Visione artistica del centinaio di nubi di idrogeno che volano fuori dalla via Lattea all’interno delle bolle di Fermi: Fonte: V. Vosteen; Photo: S. Brunier (GBO/AUI/NSF)

La loro velocità è a dir poco inaspettata, in media 330 km/s. Ma c’è di più, le nuvole sembrano andare in direzioni molto differenti tra loro, proprio ciò che ci si potrebbe aspettare se il getto che le trasporta avesse una forma conica che si allarga verso l’esterno. Le nuvole sembrerebbero riempire un cono esteso per almeno 5000 AL. Adesso che si può studiare il moto del getto, il problema è di capire quanto sia veramente esteso e se si dissipa lentamente o riesce a ionizzarsi.

A questo punto possiamo spiegare il titolo… La frequenza della riga a 21 cm dell'idrogeno è considerata la migliore sia per individuare segnali radio provenienti da eventuali civiltà extraterrestri  sia per mandarli verso di loro, come stabilito dal progetto SETI. Inoltre le nubi di gas neutro sembrano proprio le nuvolette di fumo gestite dal tappeto indiano, mentre sotto c’è il fuoco che ha originato il fumo…

Augh!

L'articolo è stato presentato a un congresso e non è ancora pubblicato.

 

QUI e QUI parliamo di segnali di fumo tra corpi celesti? No, "solo" di momento angolare!

 

4 commenti

  1. Fiorentino Bevilacqua

    ...mi sono chiesto se quelle nubi di H potessero sfuggire alla gravità della Via Lattea o se, con il meccanismo che ho letto viene definito ... della fontana galattica, ricadranno sul disco...

    Ho provato a fare qualche cosa (che definire calcolo è troppo) basandomi su una massa galattica, trovata su Focus, di 2,1 x 10^11 masse solari.

    Mi è venuta fuori una velocità di fuga, al bordo della Galassia (posto a 50.000 a.l. dal centro) di 343,4 km al sec... La differenza è poca e, se la massa della Via Lattea, entro quel raggio, è maggiore, potrebbero ricadere nella Via Lattea... Se la velocità delle nubi è stata registrata per quelle di esse oltre quel limite di 50.000 a.l., allora sono in fuga ... e non torneranno!!!

    (Ho provato a giocare con cose che non mi appartengono, professionalmente, quindi, senza pretesa di correttezza ma, anzi, con grandi probabilità di commettere errori...anche grossi)

  2. Ottimo lavoro, Fiore! In realtà, le "bolle" vere e proprie sembrano estendersi almeno fino a 25 000 AL. Io penso che sia proprio come una balena che soffia e che gran parte si disperda nello spazio. Aspettiamo nuove osservazioni...

  3. Mario Fiori

    Caro Enzo, forse fantastico un po' , ma potrebbero arrivare a collegarsi in qualche modo con le altre Galassie del nostro gruppo e creare un collante , anche minimo, che ci dia un tutto uno , ci aggreghi un tantino di più?

    Per ciò che riguarda la frequenza della riga a 21 cm. come sistema di comunicazione interstellare , l'idea è chiaramente buona ma sbaglio o rimangono sempre distanza, ostacoli e fattore tempo diverso a creare eventuali problemi comunicativi, sempre che ci sia qualcuno; mi ripeto io sono ottimista sull'esistenza ma sull'ascolto molto meno e quindi... :-?

  4. Non dici male Mario e penso anch'io che le galassie abbiano più di una via di comunicazione. D'altra parte ce l'hanno anche gli ammassi con i loro filamenti. Per i problemi della riga, è vero... sempre onde elettromagnetiche sono...

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