Nov 5

DANTE-RIEMANN-EINSTEIN: Dio e il Big Bang (4 AB) - La geofisica di Dante

Questo articolo fa parte della serie "Dante - Riemann - Einstein: Dio e il Big Bang" che è stata inserita nelle sezioni d'archivio "Cosmologia" e "Arte, letteratura e storia della scienza"

 

E' il momento di fare incontrare il concetto di ipersfera con il percorso culturale di Dante. Uniamo le due strade seguite finora ed entriamo nella Divina Commedia.

La terra: il mondo di Lucifero

Prima di entrare nella visione globale dell’Universo dantesco, limitiamoci a descrivere la creazione dell’Inferno e del Purgatorio. Una trattazione decisamente tradizionale e legata a fonti greco-arabe condivise, però, sia dal mondo cristiano che da quello islamico.

Tutto nasce dalla ribellione degli angeli e dalla caduta di Lucifero verso la Terra. Una visione della Terra, quindi, come luogo in cui risiede il male assoluto, da contrapporre alle sfere esterne che terminano nell’Empireo, il luogo del bene, ossia di Dio. L’impostazione generale è quella geocentrica aristotelica-tolemaica, ma lascia aperta la rappresentazione dualistica dei catari: un mondo del male e un mondo del bene. Dante non si sbilancia più di tanto in tal senso, ma è chiara la sua separazione netta tra un mondo corrotto e corruttibile, al cui centro risiede Lucifero e un mondo sereno e beato che contiene il Paradiso e – oltre (e vedremo quanto importante sarà questo “oltre”) - Dio stesso.

La caduta di Lucifero viene spesso male interpretata ed è giusto cercare di darle una cronologia più veritiera rispetto alle tradizioni medievali.

La Terra era, all’inizio, coperta in modo omogeneo da terre emerse e da acque. La caduta di Lucifero cambia drasticamente le struttura dell’intero globo sì da condurre, ai tempi di Dante, a una visione della Terra separata in due emisferi, uno composto solo dalle terre emerse, al cui centro c’è Gerusalemme, e l’altro completamente ricoperto dalle acque, come mostra la Fig. 29. Le terre conosciute andavano dalle colonne d’Ercole alla foce del Gange e dalle zone scandinave  alla parte settentrionale dell’Africa.

Figura 1
Figura 29

Ben più importante è sapere cosa si nasconde all’interno del globo e la sequela di avvenimenti che hanno portato alla configurazione finale. Innanzitutto, va tenuto presente che Lucifero non cade “in piedi”, ma con la testa verso il basso, in una specie di tuffo vero e proprio. L’idea dell’imbuto dell’inferno causato dalla caduta dell’angelo ribelle è un errore che spesso si trova in vari siti.

Lucifero cade in certo punto della Terra e, alla sua entrata in acqua, le terre emerse fuggono da lui ritirandosi verso l’emisfero opposto. Lucifero attraversa metà del globo e si ferma con il busto e le ali al centro del pianeta. La terra che vede giungere il male scappa nuovamente e fuoriesce letteralmente dall’emisfero in cui si era rintanata, creando una specie di voragine vulcanica, l’Inferno, e si va a ricollocare nel punto diametralmente opposto, formando la montagna del Purgatorio. La voragine viene superficialmente coperta in modo da nascondere il suo ingresso (la Selva Oscura).

E' la montagna del Purgatorio che indica, quindi, il vero punto di entrata di Lucifero. La serie di eventi è rappresentata schematicamente in Fig. 30 in sei fasi a partire dall’alto a sinistra e andando verso destra.

Figura 2
Figura 30

Di particolare rilievo è anche ciò che capita attorno alla figura mostruosa di Lucifero, incastrato al centro della Terra. Attorno a lui cadono come cascate i tre fiumi dell’inferno e creano un lago attorno al demone. Egli continua a sbattere le ali e in tal modo raffredda l’ambiente trasformando l’acqua in ghiaccio, coinvolgendo in questo anche i gironi infernali più bassi e vicini a lui (Fig. 31).

Figura 3
Figura 31

Di grande effetto (tra il ridicolo e l'affascinante) è il primo film dedicato all’Inferno dantesco, del 1911, dove la  rappresentazione delle tre facce di Lucifero mentre divorano Bruto, Cassio e Giuda, acquista un certo fascino epico.

Ribadiamo, ancora che l’ingresso dell’Inferno, la selva oscura, si trova nei pressi di Gerusalemme e niente ha a che vedere con il punto di caduta di Lucifero.

La descrizione capillare della struttura dell’inferno e del purgatorio va oltre agli scopi del nostro progetto che mira essenzialmente alla visione globale dell’interno Universo, Dio compreso. Inferno e mondo terreno, sede del male e composto da acqua e terra più in basso e poi dall’aria e dal fuoco che immette nella prima sfera circumterrestre, quella della Luna, non implica nessuna visione chiaramente eretica, anzi si inserisce piuttosto bene nella visione della Chiesa, lasciando, comunque, aperta la visione dualistica dei catari.

Al di là dei vari accenni astronomici che Dante spesso inserisce, facendo notare quanto fosse preparato in questa scienza e in vari fenomeni fisici. Non dimentichiamoci che descrive il moto sulla groppa di Gerione confermando la relatività galileiana: non era possibile capire se fosse fermo o in moto se non per il vento che gli colpiva il volto:

« Ella sen va notando lenta lenta;
rota e discende, ma non me n'accorgo
se non che al viso e di sotto mi venta. »

Inferno XVII, 115-117.

Di particolare rilievo è il passaggio di Dante e Virgilio attraverso il centro della Terra per inserirsi nella natural burella, il passaggio che li porterà alla base della montagna del Purgatorio. Entra in ballo la gravità terrestre e un ribaltamento di ciò che può essere considerato il sotto e il sopra. Il dialogo tra Dante e Virgilio acquista in questo contesto un’importanza non trascurabile e meritevole di essere analizzata in dettaglio (magari ci torneremo…).

Completata la visita al Purgatorio, con l’arrivo sulla sua cima, ossia nel Paradiso Terrestre, Dante inizia, con l’aiuto di una donna, personificazione non solo della teologia ma anche dell’intera elaborazione  scientifica, il suo viaggio verso… l’eresia.

Le sfere celesti e il luogo-non luogo di Dio

La visione aristotelica descriveva, ovviamente, una struttura geocentrica con le le varie sfere celesti in cui erano incastonati i pianeti, compresi la Luna e il Sole. In totale otto sfere, includendo anche quella più esterna, ossia quella delle stelle fisse. Era necessario far muovere queste sfere (anche quella delle stelle dopo la scoperta della precessione degli equinozi) ed ecco che viene introdotta una nona sfera, ancora più esterna, chiamata Primo Mobile, in quanto è colei che dà il moto alle sfere più basse:

Ma ella, che vedea ‘l mio disire, 
incominciò, ridendo tanto lieta, 
che Dio parea nel suo volto gioire:  

La natura del mondo, che quieta 
il mezzo e tutto l'altro intorno move,
quinci comincia come da sua meta;

e questo cielo non ha altro dove
che la mente divina, in che s'accende
l'amor che 'l volge e la virtù ch'ei piove.

Luce e amor d'un cerchio lui comprende,
sì come questo li altri; e quel precinto
colui che 'l cinge solamente intende.

Non è suo moto per altro distinto,
ma li altri son mensurati da questo,
sì come diece da mezzo e da quinto;

e come il tempo tegna in cotal testo 
le sue radici e ne li altri le fronde, 
omai a te può esser manifesto. 

Paradiso, XXVII, 103-120

Come dice lo stesso Dante, il Primo Mobile, chiamato anche cielo cristallino, trae il suo movimento, trasmesso alle altre sfere, solo e soltanto dalla volontà di Dio.

Poniamoci sul primo mobile e guardiamo verso il “basso”: si vede una serie di sfere concentriche che ruotano sempre più lentamente, in perfetto accordo con la diminuzione della loro valenza divina per giungere fino alla materia. Rotazione e purezza dell’anima si muovono in perfetto accordo.

A questo punto non resterebbe che guardare verso l’esterno, verso l’Empireo, la residenza di Dio. E qui nascono i problemi mai risolti da Aristotele. Dove sta Dio? In una sfera ancora più grande? In tale modo però si darebbe una posizione limitata all’origine di tutto. Dio deve stare ovunque nell’Empireo? Sì, ma allora si cadrebbe facilmente nel concetto di Infinito e sappiamo bene come è finito chi ha azzardato parlare di infinito (Giordano Bruno)…

Aristotele e la chiesa con lui lasciano una situazione di profonda ambiguità, senza tentare una qualsiasi soluzione. E guai a chi cerchi visioni più razionali o logiche.

Cosa può fare Dante, allora? In qualche modo lui vuole e deve trovare una posizione a Dio e ai beati tutti. Giocando con gli occhi di Beatrice come con uno specchio riesce a vedere l’Empireo ed è qualcosa di completamente nuovo: nuovamente una serie di sfere concentriche che hanno nel loro punto centrale la luce di Dio.

Una posizione ben delimitata, ma quale squallida rappresentazione ne viene fuori… Basta guardare le figure dell’epoca, ma anche più tarde, per avere una reazione di grande delusione (Fig. 32).

Figura 4
Figura 32

La potenza creativa di Dante, così magnificamente espressa nei gironi infernali e nella salita al Purgatorio ci offre una visione quasi minimalista della grandezza divina, quasi usa specie di piccola protuberanza al di sopra del Primo Mobile. No, non ci si può credere.

Dante aveva qualcos’altro in testa e leggendo tra le parole di Beatrice si riesce a prenderne coscienza. Forse tra le tante rappresentazioni ripetitive e deludenti, la migliore appare quella di Botticelli (Fig. 33), dove Dante e Beatrice sembrano proprio guardare dall’interno del Primo Mobile (inteso come confine dell’Empireo) verso la serie di sfere che si sono lasciate dietro. Una specie di ribaltamento della solita rappresentazione ingenua e limitativa, e che dà al Primo Mobile il ruolo di confine unico, appartenente a due sistemi.

Figura 6
Figura 33

Al pari della casa cubica a quattro dimensioni di Heinlein (QUI) siamo di fronte a una situazione estremamente critica: basta un lieve terremoto (o un passo in più nella  didattica dantesca) e la proiezione su tre dimensioni si chiude nelle quattro o, più esattamente, nel caso di Dante, una proiezione bidimensionale si chiude nella 3-sfera. La Terra, Dio, il Primo Mobile vengono ad acquistare improvvisamente una logica e una razionalità impressionante.

Una visione apparentemente dualistica che diventa con uno sforzo d’immaginazione, tipica di una mente superiore e scientificamente ben preparata da studi profondi e mai tralasciati, un insieme unico di portata troppo superiore rispetto alle possibilità della chiesa e dei suoi “intellettuali” dogmatici. Una visione eretica? Forse no, ma non molto diversa dal Dio buono e infinito di Giordano Bruno. Siamo convinti che la paura della perdita dei privilegi morali e pratici, di fronte a visioni troppo azzardate e come tali sempre pericolose, se comprese a fondo, avrebbe portato Dante al rogo.

Un Dante cataro, sempre pronto a migliorare la propria conoscenza, ma altresì molto attento a non cadere nella rete dell’inquisizione come Farinata degli Uberti. Non possiamo esserne sicuri, ma della sua grande intuizione cosmologica non possiamo avere dubbi.

Non ci resta, adesso che cercarne le prove nei suoi versi e in una loro analisi ragionata…

 

Barbara e Vincenzo Zappalà, ossia... gli eretici!

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