9/05/19

Negazionismo? No, grazie! (di Fiorentino Bevilacqua)

Il termine negazionismo nasce per gettare discredito su coloro che negano l'olocausto.

http://www.treccani.it/enciclopedia/negazionismo/        http://www.treccani.it/vocabolario/negazionismo/

Usare lo stesso termine per etichettare chi ha una diversa visione in ambito scientifico costituisce, di per sé, comportamento antiscientifico, pertanto indegno di chi fa ricerca: quando uno scienziato dà di negazionista ad un collega per screditarlo, in realtà il discredito lo getta su se stesso.

Ascoltiamo in proposito l’opinione del nostro affezionato lettore Fiorentino.

 

 

L’idea iniziale era quella di commentare questo articolo, che condividevo e condivido ancora, https://cattiviscienziati.com/2019/05/02/glifosate-e-bugie/, come esempio di quanto sia difficile combattere alla pari contro le verità imposte quasi come atti di fede, quando la si “pensa” in modo diverso perché esistono dati che possono generare dubbi sulla verità “ufficiale”, quella che va (e, pare, DEBBA andare) per la maggiore, dati che vengono sistematicamente e volontariamente ignorati (ogni riferimento alle critiche, che costantemente si levano dalle pagine di questo blog, nei confronti della questione “riscaldamento globale / cambiamento climatico” NON è puramente casuale).

Mi sembra, però, che l’autore, che conosco, rispetto e stimo, vuoi per la “fretta” e la brevità imposta dal social (facebook) sul quale riporta l’articolo, vuoi per l’aspetto informale dell’introduzione stessa, cada quasi vittima dello stesso errore che sta combattendo.

Nel virgolettato le sue parole, quelle che hanno generato in me stupore, amarezza e le riflessioni che, di seguito ad esse, riporto. Negli ultimi giorni, in pratica, per ben due volte ho scoperto di essere… un negazionista, mentre pensavo (e penso!) di essere soltanto uno che vuole ragionare, anche se in dissonanza a certi criteri che vanno per  la maggiore.

<< SIETE PROPRIO SICURI? Grande enfasi viene data in questi giorni ad un articolo su Scientific Reports che dimostrerebbe nei ratti i danni alla salute delle generazioni future causati dal glifosate.  Sicuri che le cose stiano proprio così? PS: l'autore principale ha ricevuto per questo progetto soldi da una fondazione di stampo religioso abbastanza nota per finanziare molti programmi antiscientifici, inclusi alcuni sul negazionismo climatico e nel campo delle cellule staminali.>>

Capisco che una "fondazione privata di  stampo religioso" (o di qualsiasi altro stampo) possa finanziare i programmi che vuole (lo fa pure lo Stato), compresi quelli antiscientifici ma, dire "inclusi quelli sul negazionismo climatico" vuol dire che, anche per l’autore dell’articolo:

1) esiste un negazionismo climatico; cioè qualcosa, un movimento, che nega senza ragioni, a testa bassa e ad occhi chiusi quello che, così, viene automaticamente eretto, con questo modo di presentarlo, a verità ormai acclarata e inconfutabile; il campo dei contrari, viceversa, presentato come negazionismo climatico, perde ogni carattere che lo renda degno di considerazione e assume quasi i connotati di  un complottismo climatico di segno opposto a quello a cui i cosiddetti negazionisti climatici ascrivono i sostenitori del GW; paradossale! Ci scambiamo, apertamente o larvatamente, accuse dello stesso tipo.

2) messa così la cosa, chi legge può credere che tutto ciò che non è d'accordo, critica, contesta, argomenta etc avverso la tesi del GW, prima, dei Cambiamenti climatici, poi, appartenga ad un "ismo" climatico che, come altri "ismi", ha, tout court, una connotazione tanto negativa che può (o, forse, deve) essere rigettato senza neanche entrare nel merito delle ragioni (per giuste o sbagliate che siano) che lo generano e sostengono: rigettarlo diventa quasi un dovere morale.

negazionista1
Una delle tante vignette satiriche contro i "negazionisti" del riscaldamento globale.

Così succintamente presentato, ci si farebbe l'idea che esistano solo due campi: quello del GW/Cambiamento climatico (implicitamente l'unico vero, autenticamente scientifico) e quello di chi lo critica, ne critica certi contenuti ... da negazionista, cioè senza ragioni sostenibili e tale da dover essere liquidato (e poi ignorato) con un semplice epiteto: negazionista.

Qui mi viene un po' di amarezza.

Logicamente non ci posso stare: possibile che tutti i climatologi, tutti quelli "contrari" siano non degli scienziati, delle persone che, magari, sbagliano (ma possono anche avere ragione), ma nient'altro che negazionisti che, chissà per quale ragione (complottismo!?), conoscono la verità del GW e la negano!?

Possibile che tutte le pecche stiano nel campo di chi non è d'accordo?

Mi vengono le traveggole, e non scherzo perché ricordo le tesi di un Prof di climatologia in una trasmissione dei primi anni del duemila. Diceva (cito a memoria)...

La CO2 è solo il 2% di tutti i gas e vapori ad effetto serra presenti in atmosfera; la CO2 di origine antropica rappresenta solo il 2% di questo 2%. Ergo, su 10.000 molecole ad effetto serra presenti in un dato volume di aria (a una certa T e P) solo 4 sono di origine antropica. E poneva la domanda retorica: possono, quelle 4 molecole, avere l'effetto sul clima che si addebita loro? Aggiungeva anche che alcuni degli altri gas/vapori ad effetto serra (alcuni molto più efficaci della CO2 nel trattenere il "calore") variavano la loro concentrazione  anche di 6 volte.

Fu questo intervento a rappresentare la goccia che fece traboccare il vaso: anche io ero convinto che i cambiamenti del clima, stabile fino a questo periodo (altra convinzione che avevo), fossero stati innescati dall'intervento dell'uomo (la famosa mazza da hockey https://www.attivitasolare.com/climatologo-allarmista-falsificato-dati-sancisce-tribunale/ link che dà anche un’idea di dove può arrivare una controversia scientifica).

Precedentemente avevo letto (su Le stelle) articoli che parlavano di modificazioni climatiche del passato; avevo letto (Felice Vinci, Omero nel Baltico, IV edizione, Roma, 2003, Palombi editore) di tutte le peripezie climatiche che avevano preceduto e seguito la discesa dei popoli nordici nell'area del Mediterraneo etc etc. Sapevo, dal corso di Biologia marina, del rapporto Ghiacci della Groenlandia - Correnti profonde - Corrente del Golfo - Clima Europa occidentale (il che già mi portava a dubitare della "globalità" del riscaldamento). Quindi fu facile, per me, cambiare idea e cominciare a dubitare del GW/Cambiamento climatico affermato e sostenuto dall'IPCC sulla limpidezza del cui operato, oltretutto, cominciavano a comparire e ad addensarsi nubi e sospetti (come spiegato QUI).

Leggere, oggi, che devo mettermi, visto che dubito, nella casella dei negazionisti (assieme a quel professore e tanti altri), mi sembra eccessivo: è tutto sbagliato? E' corretto tutto e solo ciò che supporta la tesi del GW? Quello non era un professore di climatologia ma, forse, era un millantatore?

E' ovvio che la risposta sarà no. Però messa così, la questione del "negazionismo", rattrista ed esacerba un po' gli animi...

Io non sono mai stato manicheo.

In un mio post di risposta ad un amico ho scritto: quelli dell'IPCC facessero "ammenda" di certi errori, di certe superficialità, di certe manchevolezze, poi se ne riparla.

Insomma: si azzeri tutto, si torni alla scienza vera. Ma si sgombri anche il campo da posizioni di tipo messianico: anche se fatte, tenute e sostenute in nome della Scienza, dell'interesse generale, così come vengono presentate irritano e non predispongono al dialogo, quanto meno al dialogo costruttivo.

Se è lecito dubitare della generosità disinteressata con cui quella Associazione di stampo religioso eroga i suoi fondi, è altrettanto  lecito dubitare delle finalità con cui vengono erogati i fondi statali (o parte di essi) a chi, invece, fa ricerche che vanno nella direzione che sostiene il GW.

Pure quelli che governano uno Stato non sono dei santi e, anzi, sono espressione di gruppi che hanno vari interessi, legittimi ma pur sempre diversi e contrastanti con quelli di altri...

E’ di questi giorni, per esempio, la polemica, che tiene banco sui media, circa il coinvolgimento di un politico (probabilmente inconsapevole) in un rapporto, da altri mediato, con qualcuno che aveva forti interessi nell’eolico.

Oltretutto, se uno nega legittimità alle idee di un altro, quest'ultimo si irrigidisce nella sua posizione, fa quadrato e, anche se inizialmente ben disposto al confronto (scientifico in questo caso), di fronte alla pervicacia con cui il primo glissa sui suoi errori, nega le superficialità, le strumentalizzazioni della sua parte, si chiude a guscio, si ghettizza (ma, in questo caso, ce lo avevano già messo gli altri nel ghetto dell'”ismo”) e diventa quasi settario (ma, si sa, una setta vale l'altra).

Questo a tutto danno del dialogo e del confronto vero.

Non sono stato mai manicheo.

Ma mi sembra che, in questo caso, si stia creando una suddivisione di questo tipo.

Non mi piace.

Non capisco.

... e provo amarezza, un'emozione, uno stato d'animo non gradevole che, certo, non ambisco avere con me: ergo, mi chiudo al confronto ("soluzione" pessima, ma efficace, della dissonanza cognitiva che mi hanno creato) e tratto gli altri come gli altri trattano me.

Anche senza il ricorso a ismi...

Ma la dissonanza cognitiva ce l'hanno pure coloro che, nella massa, cresciuti a suon di <<CO2 che è aumentata, aumenta e aumenterà causando aumento di T atmosferica etc>>, di fronte a chi afferma il contrario, vanno in crisi. E’ di questi giorni un post che circola su facebook, un post “Sponsorizzato – finanziato da Greenpeace Italia” su “Emergenza clima”, secondo il quale “ci restano 11 anni - ci risiamo, direbbe qualcuno -  per difendere il clima e il nostro futuro” (dei fantomatici punti di non ritorno abbiamo parlato varie volte, per esempio QUI e QUI).

Torniamo alla Scienza?

Sì, ma per farlo bisogna sgombrare il campo da posizioni di comodo e/o da coloro che da tali posizioni pontificano pur avendo con sé sia peccati originali (https://www.heartland.org/_template-assets/documents/Books/Why%20Scientists%20Disagree%20Second%20Edition%20with%20covers.pdf punti 3-4 e 5 di pag. XX) che di percorso di esistenza (per esempio http://www.climatemonitor.it/?p=37313 ).

Ovviamente non parlo dell’autore dell’articolo da cui questa mia riflessione ha preso spunto, che argomenta certo in modo scientifico, ma delle posizioni di forza di chi mi ha detto prima che il riscaldamento era globale e dovuto solo alla CO2 (qui un interessante, pacato, intervento sui rapporti veri tra CO2 e temperatura https://www.youtube.com/watch?v=eEMk6iOvpsE&t=1280s ), poi ha cambiato affermando che si trattava di cambiamento climatico dovuto alla CO2, che si è accorto, qualcuno potrebbe pensare …al momento giusto, che in precedenza ha misurato le temperature del mare peggio di come avrebbe fatto la badante di mia nonna cioè portando l’acqua al termometro, dentro un secchio, spesso dalle parti della sala macchine, e non il termometro all’acqua e, sui valori così ottenuti sono state fatte previsioni mai avveratesi e mai ritrattate (http://www.ambienteservizi.net/news/le-vere-temperature-del-pianeta ) e non ha battuto ciglio continuando a pontificare come se nulla fosse stato... che non ha saputo prevedere né il passato né il futuro (come per esempio il global warming hiatus  http://www.climatemonitor.it/?p=37462), che ha fatto qualche articolo che ha dovuto poi ritrattare etc etc.

Ecco: un politico, uno che sa trattare con gli altri tanto da manipolarli a suo piacimento, quando vuole, se vuole, questo lo capirebbe. Bisogna prima sgombrare il campo da questi fantasmi, solo allora ci si può sedere al tavolo del confronto (parlo dell'IPCC) e ripartire essendo tutti aperti a qualsiasi risultato; ma bisogna sgombrare il campo dai sospetti che qualcuno abbia barato (https://www.attivitasolare.com/la-deliberata-corruzione-della-scienza-del-clima-dr-tim-ball/ ma anche http://daltonsminima.altervista.org/2010/01/27/il-teatrino-della-misurazione-delle-temperature-globali-effetto-siberia/)

Questa è la condizio sine qua non.

Non c'è confronto su articoli che tenga.

Ci sarebbero sempre articoli sui due fronti opposti: fa parte, me ne insegnate, della vitalità della Scienza; se Halton Arp fosse ancora vivo, cercherebbe ancora di dimostrare che si crea materia non virtuale nel nucleo delle galassie... e ci sta.

Ma non ci sta un approccio manicheo di tipo sacro/profano con il profano (supposto tale, in questo caso) da esecrare o da guardare dall'alto in basso.

In queste condizioni non ci può essere confronto (che deve essere pacato sì, ma senza anatemi e demonizzazioni varie quando si è lontani dal “tavolo tecnico”), ma si aprono ampi spazi alle tesi di chi sostiene che esiste anche una pornoecologia, che si fa strumento di un “neocolonialismo ecologista dell'Occidente che pretende di esportare modelli assoluti, decontestualizzati, di protezione ambientale, che pretende di insegnare alle popolazioni native del 'Terzo Mondo' come fare la loro rivoluzione ecologica” (https://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=18626 ) ovviamente… vendendogli i mezzi per farla e fornendogli i finanziamenti per acquistarli.

Si potrebbe concludere, per quanto riguarda questo aspetto della vicenda GW sì/cambiamenti climatici e clima ancora da studiare, che le vie della seta sono infinite e, certe volte, sembrano passare anche dalle parti dei cambiamenti climatici.

Fiorentino Bevilacqua

(5 maggio 2019)

 

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Il commento di Vincenzo Zappalà

Chi di noi conosce, anche solo superficialmente, l’incredibile rapporto di amicizia e rivalità scientifica tra Albert Einstein e Niels Bohr, sa perfettamente che, pur essendo irrimediabilmente divisi da una visione opposta della fisica quantistica, mai Bohr (detentore – ancora oggi – della verità ufficiale) si sarebbe sognato di dare del negazionista ad Einstein. E non solo perché si chiamava Albert Einstein, ma perché Bohr era così: aveva bisogno di confrontarsi continuamente con chi non la pensava come lui (dai più grandi scienziati fino all’ultimo dei suoi studenti, dei quali si circondava quotidianamente, anche tra le mure domestiche) perché era alla ricerca continua degli errori (i suoi) da correggere. Solo così può esserci un vero progresso scientifico che si traduca in benessere e progresso sociale.

Niels Bohr è stato un gigante, sia come scienziato che come uomo, ma, anche senza bisogno di essere giganti come lui, non è difficile mettere in pratica il suo insegnamento… ed è quello che, nel nostro piccolo e con grande umiltà culturale, proviamo a fare sulle pagine di questo blog.

Chi ci segue da tempo lo sa bene, ma, a beneficio di chi è appena arrivato, vorrei ricordare che:

- riporto solo gli articoli contro il GW solo e soltanto per dimostrare che vi sono alternative e, molto spesso. decisamente più scientifiche. Anche da quella parte ci sono farfallini vari... un'opera di selezione è fondamentale e qualche nozione sull’atmosfera ce l'ho.

- Quello che vorrei è fare scienza del clima (ancora uno sconosciuto), con discussioni e lotte scientifiche, non attraverso dogmi piovuti dall'alto e intoccabili. Ogni volta che un qualsiasi servizio sulla pioggia o sul secco, sulla neve, o sul caldo finisce con "a causa dei cambiamenti climatici"  mi sembra di sentire un rosario con l'amen finale.

Per cui ben vengano dubbi e discussioni... Io non “nego” per ripicca, ma solo per riflessione, ragionamento e lettura attenta (e un po' di esperienza planetaria).

E tanto per sgombrare la strada da ogni possibile dubbio…

a) credo all'olocausto

b) credo che l'uomo sia andato sulla Luna

c) non credo alle scie chimiche

d) non credo alla Terra piatta

e) credo che il clima sia ancora un argomento estremamente complesso e tutto da studiare

f) non credo a programmi basati su poche evidenze non dimostrate che si sono rivelati tutti errati nelle loro previsioni

g) non credo a chi svolge una ricerca obbligata a dimostrare qualcosa deciso a priori senza alcuna base scientifica

h) non credo alle verità provenienti dall'alto e su cui non si può discutere

 

Questo articolo è stato inserito nella sezione dell'archivio dedicata al clima e al riscaldamento globale, nella quale troverete una selezione di articoli sull'argomento e le motivazioni della nostra impostazione critica a riguardo.

 

8 commenti

  1. Andrea I.

    La base di un qualsiasi confronto, scientifico e non, é il partire dal presupposto del poter non aver ragione.

    Penso sia questa base che distingue un pensiero da una ideologia.

    Se questo manca, é inutile stabilire un qualsiasi tentativo di dialogo.

  2. Gianni Bolzonella

    Purtroppo l'ecologia è diventata molto più che un argomento per esperti scienziati,ma è un gigante che muove interessi enormi;per mezzo e ausilio della bandiera ecologista, si consumano conflitti tra nazioni,si veicolano ideologie politiche e adesso religiose,assiomi manovrati da interessi convergenti e opposti,dove le teorie di scienziati ed esperti sono solo il pretesto,lo strumento per demonizzare o promuovere interessi,spesso ben nascosti.Dobbiamo a mio parere,fare questa premessa,quando contestiamo o siamo contestati sull'argomento,il diavolo non si presenta mai con il suo volto,ma sempre con la faccia del buono,innocente costruttore di paradisi.

  3. Fiorentino Bevilacqua

    Condivido. Il "costruttore di Paradisi" si avvale di persone convinte di operare in tal senso, in quella direzione. Perciò, queste ultime, diventano costruttori e difensori, manovali e soldati in massima parte in buona fede.

  4. Daniela

    "Agosto 1939: Forse è la guerra. Oggi 19 sono richiamato nuovamente alle armi, sono contento perché finalmente potremo realizzare il sogno di tutti gli Italiani, fare un Italia grande, temuta e rispettata, e finalmente il benessere per le nostre famiglie. Anch’io oggi ho una famiglia, una sposa che adoro, un bellissimo bambino che è il tutto per me. Non nego che il distacco è angoscioso, ma il mio cuore è forte e sopra tutto freme di amore patriottico, parto con l’animo in tempesta, ma bramo finalmente superare questa grande prova".

    Dal diario di mio nonno, il sergente silurista Piero Basagni, uno dei tanti costruttori, difensori, manovali, soldati in buona fede al servizio del "costruttore di Paradisi" di turno...

  5. Andrea I.

    Trovo un po' sminuente, nei confronti delle persone che hanno vissuto e stanno vivendo, attribuire la responsabilitá, la colpa e la radice di una intrinseca malafede al "costruttore di paradisi".

    Se proprio abbiamo bisogno di trovare un diavolo, penso che possiamo identificarlo nel disumano(in quanto contrario alla nostra natura) accettare la soluzione mentalmente meno complessa, e meno carica di responsabilitá, alle inevitabili difficoltá della vita.

    Non vi sembra uno svalutare l'essere umano pensare che le moltitudini di individui siano tutti vittime di pochi o addirittura di un singolo carnefice?

    Alla fine il cosidetto diavolo non puo fare altro che sussurrarci all'orecchio come possiamo facilmente liberarci dall'ingiustizia(?) della nostra condizione, ma sono le decisioni del singolo e la volontá o meno di pagare lo spesso altissimo prezzo del pensiero critico, che decidono in che misura siamo vittime e carnefici....anche se il piu delle volte siamo semplicemente tutte e due le cose.

     

     

  6. Fiorentino Bevilacqua

    Io credo che non abbiamo bisogno di trovare un diavolo; credo anche che la malafede non sia intrinseca, ma possa nascere dalle circostanze (pur essendo intrinseca in alcuni). Credo, penso che nelle realtà piccole, come in quelle medie, grandi e grandissime, ci possono essere persone diverse, di diversa estrazione e provenienza che, anche se poste su fronti e posizioni diverse, concorrono per il raggiungimento di uno scopo comune; scopo che può essere legittimo o meno. In ogni caso se, per raggiungere l’obiettivo, occorre prendere delle decisioni che hanno a che fare con l’interesse pubblico, della collettività, e ci si trova in un  sistema democratico che comporta, per sua stessa natura l’esistenza di più voci, anche diverse, opposte, che possono  legittimamente (visto il sistema che non è una dittatura) aspirare a contribuire alla presa della decisione, si debbba preparare la platea al recepimento della decisione (qualunque essa sia) e, meglio, far sì che i contrari siano favorevoli (meglio se entusiasticamente e fattivamente) e che, soprattutto, non vedano ciò che, magari, va contro gli interessi del settore specifico (per micro o macro che sia) cui appartiene colui che si schiera per quella decisione. In questo modo, il consenso democratico è conservato; il potere che ne deriva, pure.

    Penso che, quanto più grande è la platea che dovrà “subire” le conseguenze di quelle decisioni, tanto maggiore dovrà essere il collante-motore che dovrà spingerla a condividere le stesse e, meglio, a lavorare affinché si attuino.

    Qui entra in gioco la metafora del costruttore di paradisi, che ha bisogno di pifferai, pur non essendolo lui (“lui” inteso come “gruppo” di cui sopra) il pifferaio.

    Qui credo si inserisca molto bene un “paradiso” (quello della libertà) di cui si dice nel “Nome della rosa” (vado a memoria): “diffida di coloro che si dicono pronti a morire per la libertà ché, spesso, fanno morire molti assieme a loro, spesso prima di loro; quasi sempre al posto loro". Aggiungerei... per fini tutti loro.

  7. Gianni Bolzonella

    Bello il riferimento di Fiorentino al"Nome della rosa", come trovo bello e dignitoso quello che scrisse il nonno di Daniela,che si accingeva a fare il suo dovere,al pari di milioni di altri ragazzi e uomini italiani,che combatterono valorosamente anche se sfortunatamente per L'ITALIA  e per quei valori che in quel momento storico si trovavano a vivere. Altri lo fecero per la Russia,non necessariamente per Stalin,altri per la Germania,l'America piuttosto che per il Giappone o la Gran Bretagna.Noi tutti,credo,volenti o nolenti,siamo inseriti in una capsula spaziotemporale,che ha delle caratteristiche uniche,quello spazio e quel tempo e quello che c'è dentro,non venti km più in là o tre ore dopo.Il nostro giudizio su avvenimenti lontani non vissuti è qualcosa che non sarà mai obbiettivo,perché mancano i sapori,le atmosfere,i modi di ragionare non verificabili al presente,giudizi che i posteri danno partendo da mentalità che si sono modificate,oltre che avere subito a loro volta i "consigli disinteressati " dei vincitori e di chi ci ha cambiato modo di pensare.Non credo che individualmente, sia importante chi o cosa regnava in quel momento storico,ma come individualmente lo abbiamo vissuto con le leggi e la mentalità di quel tempo.Un erudito del medioevo,tempo storico che pure io amo,è quanto di più lontano da noi nel modo di approcciare gli eventi,gli uomini odierni.Noi non possediamo nessuna verità,solo opinioni,sensazioni,perché individualmente viviamo uno spaziotempo limitato,ed una dimensione unica,anche quando ci crediamo cittadini del mondo perché abbiamo vissuto qualche esperienza a molte migliaia di km da casa,dimenticandoci di dire che finché vivevamo là non vivevamo qua.

  8. Enrico Bucci

    Caro Fiorentino,

    mi accorgo solo ora di questo tuo interessante intervento - che, credimi, non avrei esitato a commentare anche prima, se solo ne fossi stato a conoscenza.

    Andrò subito al punto: tu ritieni che io abbia una "visione manichea", tale da suddividere i partecipanti a qualunque discussione sul cambiamento climatico in bravi scienziati da un lato, e negazionisti dall'altro - senza nulla lasciare in emzzo e mancando di cogliere le sfumature infinite nelle posizioni intermedie (prima fra tutte, quella che tu correttissimamente rilevi di chi, senza negare il riscaldamento globale, nega o ridimensiona tuttavia l'idea che sia di origine antropica).

    Il tutto a partire dal fatto che io ho condannato su Facebook una fondazione americana - la Templeton Foundation - per aver finanziato la pseudoscienza del negazionismo climatico.

    Ora si dà il caso che questa fondazione abbia finanziato progetti ad una entità denominata "Mercatus Center", un think tank conservatore americano che riceve ingenti finanziamenti dalla lobby del petrolio USA (in maniera trasparente e verificabile, visti che in USA la cosa è perfettamente legale). Questa istituzione, come potrai facilmente controllare, nega non solo che vi sia evidenza consolidata circa la genesi antropica del riscaldamento in atto, ma pure che vi siano evidenze solide per il riscaldamento. Non a caso, nel Senato americano, in un famoso discorso tenuto da un senatore democratico, il "Mercatus Center" è stato elencato fra le istituzioni che fanno parte della cosiddetta "denialism net".

    Quando quindi io condannavo la "Templeton Foundation" per finanziare i negazionisti climatici, mi riferivo esattamente al finanziamento di quelle frange estremiste della comunità scientifica, in questo caso pure in evidente conflitto di interesse.

    Non ho invece assolutamente inteso assumere manicheisticamente una suddivisione della comunità tra buoni "à la Greta" e cattivi "negazionisti", nè che non vi sia dibattito circa il peso relativo del contributo delle emissioni umane all'attuale ciclo di riscaldamento globale. Anche su Facebook, io uso infatti le parole a ragion veduta, per quanto posso.

    Ti saluto cordialmente e spero di essermi spiegato, ringraziandoti ancora per il tuo bell'itervento in questa sede, che mi ha dato occasione per meglio esporre il mio pensiero.

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