22/05/19

Spiegato il Paradosso di Fermi! *

Un vecchio racconto che ripropongo con un titolo diverso e con una motivazione molto più scientifica. Al di là delle metafore e delle semplificazioni, chissà che non sia proprio la verità...

La Scienza aveva fatto passi da gigante, soprattutto in campo astronomico. L’Universo sembrava non avere più segreti. Si era finalmente capito perfettamente il meccanismo di nascita, evoluzione e morte delle stelle. Si erano intuite e descritte le caratteristiche peculiari che creavano la variabilità degli astri e il tutto si inseriva in un contesto semplice e molto regolare. Come sempre, d’altra parte, le leggi della Natura non sono mai troppo complicate, quando alla fine si comprendono. La loro apparente astrusità è dovuta solo a tentativi non riusciti di descriverle coerentemente. Anche la nascita delle Galassie e loro differenze erano in fondo banali conseguenze di poche e sintetiche equazioni.

Era oggi incomprensibile pensare che fior fiore di astrofisici avessero passato secoli nel cercare di decifrare fenomeni che apparivano adesso di una logica elementare. Poco alla volta si capì anche cosa realmente accadeva all’interno dei buchi neri e si descrissero tutte le possibilità di entrata e di uscita da quelli che una volta erano stati giudicati i “cannibali” dello spazio. Altro che cannibali. Si formulò con rigorosa precisione la possibilità di sfruttarli come macchine del tempo, per muoversi non solo nello spazio ma anche avanti e indietro nei secoli. L’ultimo problema che si stava risolvendo era quello relativo al “Big Bang” e alla trasformazione dell’energia pura in materia. Le teorie più recenti aiutarono molto nel risalire alle origini. Furono formulate rigorosamente le reazioni che avevano creato le quattro forze fondamentali della Natura. E si compresero automaticamente anche la difficoltà che l’uomo aveva dovuto incontrare per riuscire ad osservare direttamente l’antimateria e le onde gravitazionali. Era ovvio, adesso, che si era compreso il meccanismo di base.

Si dimostrò che la descrizione accurata di tutto l’Universo presente, passato e anche futuro rientrava perfettamente in un unico schema rappresentabile con poche equazioni. Si arrivò così al milionesimo di milionesimo di milionesimo di secondo dopo l’esplosione iniziale. Per fare l’ultimo passo, ossia arrivare al “tempo zero”, all’atto della creazione di tutto, era necessario però uno sforzo molto grande e solo il computer più evoluto del mondo avrebbe potuto mettere insieme tutti i dati in possesso e fornire il piccolo ma fondamentale passo conclusivo.

Tutta l’umanità aspettava con ansia quel decisivo tassello finale. Erano passati secoli di studio, di fatica e di insuccessi per arrivare a ciò, sacrificando per l’astrofisica teorica la maggior parte delle risorse mentali e materiali del pianeta Terra. Si erano costruiti immensi acceleratori di particelle, si erano simulate in laboratori costosissimi le condizioni degli interni stellari. Si erano addirittura approntate apparecchiature che mostravano in miniatura tutte le fasi evolutive di una galassia. Fu perfino creato un mini-buco nero, che aveva agevolato notevolmente la soluzione uno degli enigmi più ostici della storia della scienza.

Dopo secoli di guerre, distruzioni e sprechi, l’umanità aveva finalmente capito qual’era il suo compito e si era dedicata, ognuno con le sue capacità, a risolvere i misteri dell’Universo. Per ottenere questo risultato che ormai sembrava a tutti l’unico per cui valesse veramente la pena lavorare, faticare e soffrire, si era preclusa all’uomo la possibilità di vedere da vicino le meraviglie che pian piano venivano descritte dagli scienziati. Si erano dovuti abbandonare i viaggi spaziali e non si era mai usciti dal Sistema Solare. D’altra parte una drastica decisione doveva essere presa: non vi erano fondi sufficienti per perseguire entrambe le possibilità. E si era scelta all’unanimità la soluzione della mente.

Nessuno, però, ne ebbe mai rimpianto. Era bellissimo sapere che ogni individuo, dal più istruito al più umile, conosceva perfettamente l’interno del Sole, le sue reazioni nucleari più complesse e lo vedeva come un amico di famiglia e non come un astro da voler visitare da vicino. E lo stesso valeva per le stelle, le nebulose e le galassie.

Venne, infine, il giorno in cui il calcolatore elettronico preparato per descrivere la prima infinitesima frazione di secondo del nostro Universo fu pronto al calcolo finale. Si inserirono velocemente tutti i dati, le formule, le leggi fisiche conosciute e si attese l’ultima risposta per chiudere secoli e secoli di ricerca pura. Dopo poche ore, mentre la notte era già scesa al laboratorio che lo conteneva, la schermata del computer diede l’equazione finale. Ancora una volta era di una semplicità disarmante. L’uomo ce l’aveva fatta!

Gli scienziati uscirono dalla stanza in preda a una gioia incontenibile e si diressero verso l’uscita pregustando già l’indomani, quando la notizia sarebbe stata resa di dominio pubblico. La notte era fredda e particolarmente luminosa. Tutti voltarono gli occhi verso l'alto e videro al posto del cielo stellato un’enorme scritta fosforescente che diceva: ”Primo livello superato, attendere l’inizio del secondo”.

Quanti livelli bisognerà ancora superare (e non solo di natura essenzialmente scientifica) per potere affrontare degnamente il "primo contatto"? La specie umana ce la farà?

9 commenti

  1. beppe

    Ma è proprio bello!

  2. Michael

    Questo racconto lo interpreto in due modi: uno è quello che penso sia quello che l'autore ha voluto dare, cioè il superamento del primo livello di un videogioco.
    L'altra interpretazione che darei è che hanno superato il livello relativo all'universo attuale... il secondo livello prevede che riescano ad andare ancora indietro dal momento 0 del Big Bang per capire cosa c'era ancora prima.

  3. Dici bene Micahel... è la prima che hai detto!

  4. Paolo

    Eppure a me questo simpatico racconto sembra sollevare una questione che ritengo importante: il mito della conoscenza assoluta che vedo molto simile a quello della perfezione.

    Se si pensa di aver raggiunto la perfezione non vi è spazio per alcun miglioramento.

    Un'idea questa a mio avviso, oltre che presuntuosa, immobilizzante..... la morte della curiosità e dello scandagliare altre possibilità, non può portare nulla di buono.

    Se si pensa che le presunte risposte ad alcune domande non pongano nuove domande, si finisce per credere di aver raggiunto una conoscenza assoluta, precludendosi così la possibilità di ampliarla.

    Personalmente se dovessi definire un concetto astratto (ma anche molto concreto) come quello della “conoscenza” questa assomiglia molto a qualcosa a cui si può tendere senza raggiungerla mai, un po' come infinito e limiti.

    Ma ogni tappa (così come il livello del simbolico gioco) aggiunge sempre qualcosa di nuovo alla conoscenza. :mrgreen:

    Paolo

  5. condivido Paolo,
    la fine del primo livello può essere solo legata a un videogioco e non alla realtà dell'Universo, in cui, se non altro, l'evoluzione futura rimarrà sempre incerta!

  6. Diego

    Un bel racconto una gran bella verità.... Molto bene! :)

  7. Mario Fiori

    Favoloso Enzo e in più concordo con Paolo.

  8. Mario Fiori

    Bella riproposta Enzo, bellisima.

  9. come diceva il grande Eduardo: "Gli esami non finiscono mai..."

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