Mag 13

La Filosofia nella Meccanica Quantistica

BREVE PRESENTAZIONE DI MARIA PIA SCRITTA DA NONNO ENZO

Certamente i lettori più affezionati si ricorderanno di Maria Pia, quel raggio di Sole che, tre anni fa, ci ha letteralmente folgorati. Ora è tornata in Italia e, come era ovvio immaginare, si sta già dando da fare lavorando e studiando. Una ragazza meravigliosa che tantissimi dovrebbero prendere come esempio. Il futuro di questa povera umanità è nelle mani di persone come lei. Un pensiero particolare ai suoi genitori che hanno saputo coltivare un fiore così prezioso... non devono essere da meno! Da oggi Maria Pia fa parte attiva del nostro Circolo e debutta con un interessantissimo articolo sulla filosofia della Meccanica Quantistica (se penso che ha solo 20 anni mi vengono i brividi facendo confronti con tanti ragazzi riveriti, facebookati e sempre annoiati). L'argomento la dice lunga sulla sua preparazione e maturità. Ovviamente, oltre alla stima enorme, nutro un affetto profondo e sincero nei suoi confronti e non per niente sono diventato suo "nonno" acquisito e ne sono onorato. Per conoscerla meglio andate a rileggervi questo articolo del 2017 che riporta i suoi commenti e le nostre reazioni. Insomma... BENVENUTA tra noi, piccolo grande diamante in un mondo di carbone, ricordando che è proprio dal carbonio che nascono le pietre più preziose! 

 

Ciao a tutti! Innanzitutto voglio ringraziare Nonno Enzo per avermi dato questo spazio e per accogliermi sempre con calore nel Circolo, è un piacere essere di nuovo con voi!

Dopo una conversazione avuta in questi giorni, è sorta la proposta di scrivere un articolo che esplori le implicazioni filosofiche della MQ. Siccome la quarantena, si sa, dà alla testa, negli ultimi mesi ho avuto tempo per lunghe riflessioni che spaziano dalla fisica alla filosofia, alla spiritualità, al tutto e al niente. Quindi eccomi che ci provo (speriamo bene!).

Inizio questo post con un consiglio di lettura, una perla che io ho scoperto solo da poco ma in effetti si tratta di un libro alquanto famoso: “Il Tao della Fisica”, del fisico austriaco Fritjof Capra, che ha studiato per anni la connessione esistente tra la fisica contemporanea e le filosofie orientali (Induismo, Buddhismo, Taoismo, Confucianesimo…), ed esplora qui delle “coincidenze” davvero sorprendenti.

 

 

Da qualsiasi esperienza, da qualsiasi conoscenza, si può trarre qualche insegnamento filosofico. La MQ non fa eccezione e anzi, offre svariati spunti, utili soprattutto perché in grado di cambiare completamente il nostro modo di vedere le cose. Ecco due tra quelli che secondo me sono i punti salienti.

1. La realtà si trova nell’occhio dell’osservatore

Si tratta di una delle prime lezioni che ci impartisce la MQ. Vogliamo citare il (povero) gatto di Schrödinger? Ed è anche uno dei messaggi racchiusi nel Principio di Indeterminazione di Heisenberg, secondo il quale non possiamo sapere allo stesso tempo con certezza la posizione e la quantità di moto di una particella.

Lascio le spiegazioni tecniche ai numerosi post in cui il nostro mitico Nonno ci insegna la MQ, partiamo ora dal fatto che essa ci dice che, in parole semplici, dal momento che noi osserviamo una particella e siamo coscienti della sua posizione, facciamo collassare la sua funzione d’onda; fino a prima che noi la osservassimo, essa si potrebbe dire che esistesse ovunque e in nessun luogo allo stesso tempo, esisteva come possibilità, in uno stato a metà tra l’esistenza e la non-esistenza. Quindi è l’occhio dell’osservatore a definire le sue caratteristiche. Non possiamo altresì osservare alcunché senza l’effetto di far collassare questa funzione d’onda; non ci sarebbe mai dato, dunque, di osservare una particella in questo stato di flusso.

Se andiamo a studiare la storia della filosofia potremo osservare il dilungarsi, negli anni, di una partita di ping pong tra Empirismo (obiettività: l’esperienza diretta del mondo è l’unica fonte di conoscenza che possiamo avere) e Idealismo (soggettività: non esiste una realtà esterna, autonoma, che non dipenda dalla nostra percezione).

Le recenti scoperte della scienza ci portano a un’inclinazione verso quest’ultimo: la realtà non solo dipende dalla nostra percezione ma è, in un certo senso, creata da noi.

La cosa interessante è che abbiamo ogni singolo giorno la prova di questo fatto, cioè che sia la nostra percezione a rendere le cose tali come sono. Un fatto non è buono o cattivo di per sé (si pensi a due persone che guardano la pioggia: una pensa, “che disastro, sta piovendo!” e l’altra, invece, sorride: “che bello, sta piovendo!”), è bensì il nostro modo interpretarlo a renderlo tale, ad affibbiargli le sue qualità.

Da questa prospettiva, la nostra esperienza in questa vita dipende interamente da noi. E questo non solo è una responsabilità, ma una libertà: l’assoluta libertà di vivere ogni istante come vogliamo. A prescindere dalle cose che ci possano accadere, sarà il nostro modo di vedere questo fatto a determinare come lo vivremo internamente. Così come una parola offensiva ha potere soltanto se noi le concediamo di turbare la nostra calma, così le esperienze che facciamo hanno su di noi il potere che noi decidiamo di dargli.

Il problema è che siamo il frutto di secoli di evoluzione che, nel contesto di una società basata sui meccanismi di controllo, ci ha portati a un’innata tendenza a vedere il lato negativo delle cose, le complicazioni, a rendere difficile ciò che è facile. Perché se è vero che abbiamo dimenticato che questa libertà è innata in noi, tanto più è vero che per pura forza dell’abitudine, permetteremo a chiunque di controllare la nostra vita: e questo chiunque non è una persona qualsiasi, ma siamo noi.

Siamo prigionieri di noi stessi, perché abbiamo dimenticato di essere liberi.

Passiamo ora a un’altra idea fondamentale (e, secondo me, bellissima). Da ogni parte la si guardi, la MQ ci dice: siamo tutti interconnessi. Qualsiasi nostra azione ha ripercussioni imprevedibili e infinite sul resto dell’universo, siamo parte tutti di un’unica rete. Tutto può trasformarsi, nulla sparire.

Il fatto che una particella (finché non collassa la sua funzione d’onda) si trovi ovunque, varrebbe a dire che ogni particella è infinita. Se ogni particella è, di sua natura, infinita, allora anche noi, che siamo composti da un’enorme quantità di particelle, dobbiamo essere infiniti.

Ora, una cosa infinita, quanto spazio occupa? Tutto quello che c’è, che a sua volta è infinito.

Ciò vuol dire che lo spazio occupato da una cosa infinita, è lo stesso occupato da un’altra cosa infinita. Dunque questi due infiniti, sarebbero uno solo. Così anche tutti gli altri.

Tutti noi dunque, esseri umani, piante, animali, pianeti e galassie, (e chi più ne ha più ne metta!) siamo, a tutti gli effetti, una cosa sola.

Un’ultima parola al riguardo. I risultati della scienza sembrano essere ogni volta più simili ai pensieri delle diverse religioni, e a loro volta tutte le religioni parlano alla fine della stessa cosa: che lo chiamiamo Dio, Brahman, Universo, alla fine siamo parte di questo stesso infinito. Esiste un termine inglese che a quanto ne so non ha traduzione in italiano ed è “omnism”, ovvero la credenza che in ogni religione ci sia della verità. Di certo è quanto meno curioso il fatto che di recente scienza, religione e filosofia stiano arrivando, seppur in modi diversi, alle medesime risposte.

2. Dualità onda-particella

Queste tre semplici parole sono il frutto di decenni di discussioni che ci portano dall’atomismo di Democrito a una nuova concezione del mondo che, a dirla tutta, ancora non siamo sicuri di capire.

“Credo di poter dire con sicurezza che nessuno comprende la meccanica quantistica”, disse Feynman. Come la maggior parte dei concetti della MQ, non riusciamo a concepire nella sua interezza l’idea di un’onda che sia allo stesso tempo una particella, se usiamo solo l’intelletto.

E qui faccio un piccolo appunto: le filosofie orientali e non solo, sono giunte a conclusioni spaventosamente simili a quelle a cui giunge oggi la scienza; ci sono giunte però non tramite il ragionamento, ma con un altro tipo di “intuizione”. La scienza avrebbe, in questo senso, “preso la strada lunga”. Quella che ci porta oggi a tornare a questi concetti, ma comprendendoli con la ragione, ed essendo in grado di provarli tramite esperimenti.

Con questo non voglio in nessun modo dire che il ragionamento sia da lasciare da parte, anzi: dovremmo arrivare a far convivere queste due parti di noi, i due modi che abbiamo di conoscere il mondo. La stessa dualità della materia ci invia questo messaggio. Così come ogni opposto è complementare (lo sapeva già Bohr che nel suo stemma fece inserire lo yin e il yang), dove complementare vuol dire necessario e inscindibile, anche questi nostri due modi di arrivare all’essenza delle cose si dimostrano ogni giorno più simili, più vicini, tanto che due filosofie del tutto opposte arrivano a diventare una cosa sola.

Siamo troppo bravi a dividere le cose, a creare opposizioni laddove non esistono, proprio come il linguaggio, che esiste per dividere e classificare, ma i concetti che contano veramente farà sempre fatica ad esprimerli.

Dal libro sopra citato “Il Tao della Fisica”, ecco due affermazioni, rispettivamente di D.T. Suzuki, storico delle religioni e filosofo giapponese, e il nostro (ormai amicone!) Heisenberg:

“La contraddizione, che tanto sconcerta il modo di pensare ordinario, deriva dal fatto che dobbiamo usare il linguaggio per comunicare la nostra esperienza interiore, la quale per sua stessa natura trascende le possibilità della lingua.” (D.T. Suzuki)

“I problemi del linguaggio sono qui veramente gravi. Noi desideriamo parlare in qualche modo della struttura degli atomi ... Ma non possiamo parlare degli atomi servendoci del linguaggio ordinario.” (W. Heisenberg)

Laddove la fisica ha trovato un modo sintetico ed elegante di esprimere questa nuova realtà tramite equazioni matematiche, il linguaggio viene meno. Laddove i buddhisti raggiungono l’illuminazione e cercano di descrivere quest’esperienza, il linguaggio viene meno. Il linguaggio, tuttavia, come l’abbiamo conosciuto finora.

Cerchiamo ora di trasporre questa dualità sul piano filosofico, dove anche l’assurdo può avere un senso (vi ricorda qualcosa?): siamo ciò che siamo, e anche tutto ciò che potremmo essere.

Forse sarebbe ora di accettare l’immensità di tutte queste possibilità. Di zittire per un istante quella parte della mente che ancora ci dice che due opposti sono tra loro diversi e non possono essere una cosa sola; capire che, per l’universo, ogni cosa è ciò che è... e anche il suo opposto.

Conclusioni

La nostra mente è capace di molto più di ciò per cui la usiamo normalmente; stiamo, in questo senso, limitando le nostre capacità.

Abbiamo basato per anni la nostra concezione della fisica sull’opposizione osservatore – sistema osservato. Nel mondo dell’infinitamente piccolo, diventa evidente che questi concetti non esistono come tali. Il sistema osservato non sarà mai isolato dall’osservatore.

Ci sono dei problemi ontologici che arrivano con la MQ e che ancora non sono stati completamente risolti. Certo perché ci risulta estremamente controintuitiva, e non appena pensiamo di aver afferrato un concetto, esso ci sfugge (come la posizione di una particella durante la misurazione!). Così come facciamo fatica a capire la quadridimensionalità dello spazio-tempo introdotto da Einstein, la nostra mente non è attrezzata per capire le dinamiche del mondo microscopico. Non lo è, almeno, nella misura in cui la teniamo rinchiusa nei nostri soliti schemi di pensiero. “Controintuitiva”, ma per quale intuito? Forse uno che è stato costruito di sana pianta dalla nostra società?

Ciò che fa la MQ è demolire i nostri comuni schemi di pensiero; una volta fatto questo, la nostra mente è aperta ad accettare nuove idee. Approfittando di questa breccia, possiamo ampliare i nostri orizzonti e avvicinarci a una nuova concezione, più globale e più sensata, della vita.

La MQ dunque non solo ci ha portato a risultati sorprendenti dal punto di vista scientifico (e siamo appena all’inizio!), ma è in grado di rivoluzionare anche il nostro modo di pensare.

E a voi quali altri esempi vengono in mente? Ho conosciuto tante persone che dicono di non essere abbastanza istruite in materia di filosofia, e a tutte dico la stessa cosa: non serve istruzione. Serve solo avere il coraggio di pensare! Sono le domande a contare, più delle risposte. Perché ci fanno imbarcare in un viaggio verso la conoscenza, e si sa, è il viaggio che conta, laddove la meta dura un istante solo il viaggio invece racchiude esperienze, insegnamenti e ricordi. Proprio come la vita.

E forse tutti i fisici sono anche un po’ dei filosofi.

Vi lascio con un’ultima considerazione, stavolta più poetica, ovvero il fenomeno dell’entanglement (quel fenomeno che tutti pensiamo di aver capito, ma quando lo dobbiamo spiegare, rimaniamo in bianco!): due particelle che in un qualche momento della loro esistenza hanno interagito, saranno per sempre legate; di modo che qualsiasi cosa accada a una di loro, avrà ripercussioni istantanee sull’altra, anche se si dovesse trovare ad anni luce di distanza.

Così come le nostre vite sono influenzate da ogni persona che conosciamo, che con la loro presenza ci rendono chi siamo, e questo lo portiamo con noi dovunque andiamo.

Ne approfitto per ringraziare l’Universo per avermi fatto conoscere persone meravigliose come quelle che integrano questo Circolo, e specialmente il mio Nonno carissimo! Quale sublime fenomeno di entanglement è stato l’incrociarsi delle nostre vie!

Un abbraccio forte a tutti.

 

Maria Pia

11 commenti

  1. Daniela

    Tra i molteplici spunti di riflessione offerti dal tuo articolo, cara Maria Pia, ce n’è uno che mi sta particolarmente a cuore ed è l’invito a zittire quella parte della mente che ci fa credere che gli opposti non possano essere una cosa sola. Ti spiego perché...
    Ho recentemente letto un libro scritto da una neuroscienziata che, vittima di un ictus devastante, non solo è riuscita a riprendersi completamente, ma ha colto l’opportunità per studiare e migliorare il funzionamento della propria mente (e, pertanto, la qualità della propria vita) imparando come “zittire” la parte razionale per godere della pace immensa che può donare quella emotiva. E una delle caratteristiche della mente emotiva è quella di non farti avvertire i confini fisici del tuo corpo: farti sentire, quindi, un tutt’uno in totale empatia con ciò che ti circonda (e qui vedo l’analogia con l’inesistente confine tra osservatore e sistema osservato, di cui parli anche tu).
    La neuroscienziata si chiama Jill Bolte Taylor e questo è il Ted Talk, durante il quale racconta la sua esperienza https://www.ted.com/talks/jill_bolte_taylor_my_stroke_of_insight/up-next?language=it

    Nel libro dà anche molti consigli pratici per aiutare chi fosse colpito da ictus e per chi si trovasse a curare o ad accudire una vittima di ictus.

     

  2. Maurizio Bernardi

    Brava Maria Pia !  Un articolo da rileggere ogni tanto, anche per respirare un po' di aria fresca.

    Di  Fritjof Capra avrai quasi certamente letto anche "La rete della vita", se no te lo consiglio. E' stato scritto una quindicina di anni dopo "il Tao della fisica" e si addentra nel mondo della complessità con grande eleganza.

    Ci sono grandi cose da capire, studiando le cose più piccole che la mente possa concepire.

  3. givi

    Brava, grazie

  4. Maria Pia

    Grazie mille a tutti!!

    Zia Dany molto interessante il tuo punto di vista... l'esperienza di questa neuroscienzata è sicuramente da studiare... che bella parola che hai citato, "empatia"... la base fondamentale della nostra umanità... a tal proposito un altro libro bellissimo è "Intelligenza Emotiva" di Daniel Goleman... di certo non nuovo ma non passa mai di moda!

    Maurizio devo confessare che quello di Capra non l'ho ancora letto! Devo assolutamente... grazie mille, i consigli di libri sono sempre più che ben accetti!!

  5. Daniela

    Il libro di Goleman è un pietra miliare in tema di intelligenza emotiva ed empatia. Dovrebbero insegnarlo nelle scuole (insieme a mille altre cose tra cui, per esempio, i principi base del diritto e l’importanza della protezione dei dati personali), ma lasciamo perdere, se no attacco con un pippone che non finisce più :mrgreen:

  6. Fiorentino Bevilacqua

    Bellissimo articolo. Apre spazi, spiragli. Poco prima di entrare nel Blog e leggere questo articolo (per la verità ci sono entrato " dal profilo" di Daniela, dove ho visto l'articolo di Maria Pia) stavo guardando il cielo velato e pensavo che, come umanità (è quello che sento io) siamo delle bestie. Ma siamo delle "bestie" proprio quando siamo eccesivamente razionali, tanto da farci escludere ogni cosa che non rientra nell'ordine di quanto già stabilito. Il tao della fisica l'ho letto. Riallacviadomi ad un pensiero espresso da Maria Pia, ricordo una frase di Kary Millis. Raccontando di un'esperienza vissuta una notte, un'esperienza 'impossibile'" più delle 'interviste impossibili' trasmesse anni fa alla radio, dice..." quella notte mi resi conto che qualunque cosa avessi sperimentato e definito come la mia esistenza, era solo una parte di ciò che io ero realmente" (in Ballando nudi nel campo della mente). Siamo infiniti, in tutto. Lo so che esulo da quello che è...certo, da quello che anche a me dà sicurezza, però...ogni tanto bisognerebbe uscire fuori campo.

  7. Giorgio

    Bentornata nel Blog ...se non più bello, certo il più interessante del mondo!

    Leggere il punto di vista di una "giovanissima" sarà senz'altro stimolante.

    Grazie anticipatamente per l'impegno.

     

     

  8. guido

    Grazie Maria Pia, un bello spunto "filosofico". Forse potrebbe essere non del tutto fuori luogo far iniziare il percorso scolastico proprio dalla filosofia, insegnare a pensare prima di tutto, a usare la propria mente e poi via con il resto.

  9. Andrea I.

    Il parallelismo tra fisica e filosofia mi ha sempre affascinato e penso sia inevitabile, vista la nostra necessita di razionalizzare cio che percepiamo e immaginiamo.

    Personalmente aggiungerei una considerazione, uno spunto di riflessione, che sembra andare in contrasto con il concetto di omnism citato in questo interessante articolo.

    Chiunque si interessi all'universo e ai suoi affascinanti fenomeni non puo non arrivare alla curiosa e spiazzante conclusione che se tutto é uno allora uno é tutto.

    Alla luce di questa considerazione cio che stuzzica la mia curiositá é la semplice osservazione che cio che da struttura al tutto é la comunicazione.

    Comunicazione che oltretutto utilizza diverse "lingue" che non tutti i protagonisti del gioco riescono a capire nella loro interezza.

    Grazie per gli spunti di riflessione!

     

     

     

  10. Maria Pia

    Grazie a tutti per il caloroso riscontro!! Sono davvero lieta di essere di nuovo con voi! Altroché se questo è il blog più bello caro Giorgio!!

    Fiorentino che belle parole, ed è del tutto vero, il più delle volte non usciamo dai soliti schemi di pensiero perché essi ci danno sicurezza! Ma bisognerebbe proprio farlo più spesso....

    Per quanto riguarda la filosofia nell'insegnamento, Guido, sono del tutto d'accordo... personalmente è stata una delle materie che mi ha segnato di più, ma è durata troppo poco! Insegnandola al liceo ci perdiamo tra l'altro la grandissima capacità che i bambini, con la loro purezza, hanno di formulare ipotesi alle quali noi non giungeremmo mai...

    Andrea molto interessante il tuo punto di vista... "ciò che dà struttura al tutto è la comunicazione" verissimo... ma aggiungo, queste "lingue" di cui parli non saranno forse solo un'illusione creata da noi esseri umani? C'è forse una lingua più universale, alla quale noi non ci lasciamo andare per la troppa razionalità ma che se ci ricordassimo come usarla, ci connetterebbe al tutto? (passami il paradosso di connettere il tutto con il suo stesso tutto... ancora una volta, le parole incespicano quando gli tocca descrivere questo tipo di concetti!)

    Grazie ancora a tutti... un abbraccio.

  11. Andrea I.

    Ci siamo capiti al volo! :mrgreen:

    E' proprio il paradosso che hai citato che trovo meravigliosamente affascinante.

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