30/09/15

I buchi neri galattici non vedono l’ora di unirsi **

NEWS! Rilevate le onde gravitazionali, la cronaca della prima osservazione e dei successivi sviluppi la trovate QUI

 

Undici anni di ricerca sembrano cambiare le idee sui processi di fusione dei buchi neri galattici.

Abbiamo parlato spesso di onde gravitazionali e di come queste potrebbero essere un nuova forma di informazione fondamentale sulle prime fasi di vita dell’Universo (ma non solo, ovviamente). Previste dalla relatività di Einstein tardano ancora ad essere rilevate.

Uno dei meccanismi più validi per causarle dovrebbe essere l’unione di due buchi neri galattici, durante la caduta spiraleggiante di uno rispetto all’altro. Sperare di osservare direttamente il fenomeno è praticamente impossibile, ma si può provare a osservare l’effetto indiretto che questi processi causano su oggetti che segnalano perfettamente la loro posizione nell’Universo. Questi oggetti, dalle caratteristiche ultra precise, sono le pulsar. Esse mostrano periodi di rotazione cortissimi che possono essere determinati con una precisione fantastica. Tutte cose che sappiamo già molto bene.

Cosa dovrebbe succedere se si scelgono parecchie pulsar sparse di qua e di là nell’Universo? Il loro periodo di rotazione non cambia di certo in tempi umani, a meno che non cambi, in modo repentino, la distanza tra noi e loro. Proprio quello che dovrebbe succedere se esse venissero investite da onde gravitazionali in grado di modificare la distanza tra loro e l’osservatore. Uno stiramento dello spazio, proprio quello che causerebbero le onde gravitazionali.

Da terra si assisterebbe a un cambiamento del periodo di rotazione quasi impercettibile, ma alla portata dei rivelatori attuali. Basterebbero dieci metri di variazione nella distanza per modificare sensibilmente il segnale temporale. Non si saprebbe chi ha creato le onde, ma le pulsar ci direbbero che esse stanno viaggiando nello spazio.

In un periodo di undici anni qualche galassia si dovrebbe sicuramente essere unita a un’altra e i loro buchi neri, fondendosi, avrebbero dovuto inviare onde gravitazionali che avrebbero dovuto farsi “sentire” dalle pulsar. E invece niente di niente… Si può, certo, allungare il periodo di osservazione ma, sembra, che il problema non sia quello. Potrebbe, invece risiedere nei tempi necessari all’unione dei buchi neri.

Il meccanismo di un lento spiraleggiare tale da causare violente onde gravitazionali potrebbe essere accelerato di molto e durare un tempo brevissimo. In altre parole, i due “mostri” cadrebbero uno sull’altro in modo rapidissimo riducendo di molto l’emissione di onde gravitazionali. I dischi di accrescimento che circondano i buchi neri potrebbero servire per assorbire energia e sveltire la caduta. Alternativamente, la stessa situazione potrebbe “bloccare” la caduta (tutto dipende dai parametri in gioco). In entrambi i casi la produzione di onde gravitazionali di “fondo” sarebbe rallentata e/o attenuata a certe lunghezze d’onda.

Quanto detto potrebbe cambiare la visione del meccanismo di fusione dei buchi neri galattici, ma non sarebbe una vera doccia fredda per la scoperta delle onde gravitazionali. Vi sono molti altri oggetti capaci di produrli e altre strumentazioni capaci di rivelarli direttamente. Basta aspettare che la tecnologia arrivi al livello necessario: Einstein può dormire tranquillo, la sua teoria non ne risente affatto (per adesso, almeno).

Articolo originale QUI

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