Nov 14

Un atlante idroclimatico europeo… ma chi lo conosce? *

Questo articolo è stato inserito nella sezione dell'archivio dedicata al clima e al riscaldamento globale, nella quale troverete una selezione di articoli sull'argomento e le motivazioni della nostra impostazione critica a riguardo.

 

A volte si trovano, quasi per caso, ricerche che dovrebbero essere considerate fondamentali per cominciare a capire qualcosa di più sul clima terrestre. Anche perché le variazioni climatiche hanno sicuramente influenzato (e influenzeranno ancora) la storia umana. Variazioni naturali che, quindi, forse proprio per questo, devono essere tenute nascoste.

Le cronache della lunga storia europea riportano spesso situazioni estreme di siccità e di piovosità persistente. Le variazioni climatiche sono sempre state all’ordine del giorno, checché se ne dica… Tuttavia, sono notizie frammentarie, relative a zone molto limitate.

Ben più interessante sarebbe ricostruire la storia idroclimatica di tutta l’Europa (e non solo), in modo da fare confronti e rilevare interazioni e andamenti globali. Un lavoro non certo facile, ma che la collaborazione di ben 40 istituti di ricerca ha reso possibile. Il risultato è qualcosa di veramente eccezionale e così ricco di dati e di informazioni che potrebbe cambiare le idee generali, molto incerte, sull’evoluzione del clima.

Si è creato un atlante  chiamato “The Old World Drought Atlas” che riporta i maggiori periodi di siccità e di alta piovosità durante un periodo che copre 2000 anni, relativo all’Europa e a tutta l’area mediterranea. Oltre che avere un grande interesse scientifico di per sé, esso permette di comprendere cambiamenti di tipo sociale, come l’estinzione di certe civiltà, estese migrazioni e addirittura le cause di alcune guerre, spingendosi fino ai tempi moderni. Il clima acquista una visione ben più movimentata e intricata di quanto vorrebbero farci pensare i modelli raffazzonati di triste memoria odierna.

Il grande lavoro dei ricercatori si basa sullo studio degli anelli degli alberi.  Non solo di alberi ancora in vita, ma anche di quelli utilizzati per la costruzione di antichi edifici. Un lavoro enorme e capillare che ha analizzato decine di migliaia di alberi relativi a 106 regioni. Una mappa fantastica che, col passare dei secoli, mostra cambiamenti rapidi e lenti, in cui la siccità in alcune zone corrisponde, spesso, a grande piovosità in altre, indicando spostamenti e correlazioni su grande scala. Nessun modello di previsione climatica dovrebbe farne a meno e, nel contempo, le sue mappe potrebbero farci comprendere fenomeni più o meno periodici, di cui si ha ben poca conoscenza.

L’atlante europeo segue qualcosa di analogo eseguito per il nord America e per l’Asia. Un  progetto di ampiezza straordinaria che sembra veramente assurdo non sia stato reso noto durante le innumerevoli e tediose discussioni sul futuro del nostro (sanissimo) pianeta!

A titolo di esempio, si nota che se vi è stato un periodo oltremodo piovoso a nord delle Alpi, la siccità ha imperversato a sud. Qualcosa deve avere fatto da motore globale e questo “qualcosa” potrebbe essere l’oscillazione nord atlantica, una delle sorgenti principali delle variabilità del clima europeo. Analizzando attentamente l’atlante si capirebbe sicuramente meglio come agisce un fenomeno ben poco studiato come l’oscillazione multi decennale atlantica, che nasce da variazioni naturali della temperatura dell’acqua superficiale. Se poi si aggiungono le informazioni su El Nino e la Nina, si comincerebbe a creare un quadro ben più complesso e interattivo di quanto non ci venga mostrato con modelli di derivazione quasi puramente politica.

Si notano molti andamenti e correlazioni, ma ancora non si capiscono i perché. Un chiaro segno che la climatologia è ancora qualcosa di veramente misterioso, pur restando nell’ambito dei fenomeni terrestri. Aggiungendo l’influenza del Sole, dei raggi cosmici e chissà di che altro ancora, ci sentiamo veramente dei bambini in prima elementare.

Dal confronto con gli altri due atlanti già pubblicati, risultano collegamenti in tutto l’emisfero terrestre settentrionale che ribadiscono il fatto che  quando si creano condizioni di grande siccità in alcune zone del globo, nascono condizioni di alta piovosità in altre. Il passaggio alla storia umana non è difficile. Periodi di piovosità persistente e di grande siccità hanno causato tragiche carestie.

Una fra tante: quella del 1315-17, che le cronache del tempo ricordano come dovuta alla estrema piovosità su gran parte dell’Europa, con l’impossibilità di avere raccolti agricoli. L’Atlante mostra benissimo questo andamento e mostra come la parte meridionale dell’Italia abbia, invece, subito un periodo più secco che le ha permesso di superare facilmente la crisi.

L’atlante mostra anche una siccità record dal 2006 al 2020 nella zona del Levante che potrebbe, secondo uno studio recente, essere stata una causa scatenante della guerra civile in Siria. Risultati analoghi si sono visti utilizzando gli atlanti dell’America e dell’Asia, fornendo cause essenzialmente climatiche per la scomparsa di certe culture nordamericane, oltre quelle ben più famose di Angkor in Cambogia (del 1300 circa) e della dinastia dei Ming nel 1600.

Implicazioni scientifiche e storiche, capaci di far comprendere meglio le catastrofi sociali e i fenomeni che regolano le variazioni climatiche più o meno estreme e periodiche.

Riporto soltanto una immagine che mostra come è variato il clima in Europa dal 1300 al 1900. La siccità è costantemente cresciuta, soprattutto nell’Europa centrale e dal 1700 ad oggi. Eppure nel 1700 l’unica CO2 era quella prodotta dagli animali… eppure… Qualsiasi ulteriore commento è inutile.

Il colore verde indica alta piovosità, il marrone elevata siccità. Fonte: Edward R. Cook et al. Science Advances, 2015
Il colore verde indica alta piovosità, il marrone elevata siccità. Fonte: Edward R. Cook et al. Science Advances, 2015

L’articolo originale si trova QUI, e da lui ci si può dirigere agli atlanti già pubblicati

1 commento

  1. Mario Fiori

    Grandioso ed interessantissimo, ma perchè non lo si diffonde in modo capilla re e lo spiega magari pure nelle scuole? Chissà perchè? :wink:

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