8/01/16

Le civiltà degli ammassi globulari *

Sapete che non amo molto le notizie che si riferiscono all’esistenza di civiltà aliene. Non perché rifiuti la loro presenza, ma perché temo che inneschino conclusioni e deduzioni che alimentino l’ufologia più becera. Meglio, perciò, andare con i piedi di piombo… Tuttavia, la news che vi riporto, esprime un concetto non certo nuovo, ma che vale la pena riprendere e analizzare, dandogli la valenza scientifica che merita.

Vivere in un ammasso globulare (o anche solo visitarlo) darebbe emozioni incredibili, se non altro per la confusione luminosa che vi regna. Per noi è già stupendo il cielo notturno visto dalla Terra, un pianeta abbastanza lontano dal centro della sua casa cosmica. La stella più vicina dista poco più di quattro anni luce e le altre vanno di conseguenza. In un ammasso globulare la distanza si ridurrebbe di circa venti volte, solo due decimi di anno luce. Potete facilmente immaginare che notti stellate! Per sintetizzare la folla di un ammasso globulare, pensate di comprimere un milione di stelle in una sfera di soli 100 anni luce di diametro. Terribile e fantastico.

L’ammasso globulare 47 Tucanae potrebbe essere un posto eccezionale per cercare segni di civiltà extraterrestre. Sempre che i pianeti riescano a sopravvivere alla folla… Fonte: NASA, ESA, and the Hubble Heritage Team
L’ammasso globulare 47 Tucanae potrebbe essere un posto eccezionale per cercare segni di civiltà extraterrestre. Sempre che i pianeti riescano a sopravvivere alla folla…
Fonte: NASA, ESA, e the Hubble Heritage Team

Come si diceva prima, gli ammassi globulari sono nati all’incirca dieci miliardi di anni fa e la nostra galassia ne contiene almeno 150 (scoperti finora, ma potrebbero essere molti di più). Ne consegue che le stelle che li formano sono ciò resta di oggetti che non avevano a disposizione materiale molto evoluto. Oltretutto, gli ammassi non amano gli scambi con l’esterno e il materiale per fabbricare nuove stelle è estremamente carente.

Queste caratteristiche sembrano andare proprio contro l’esistenza di pianeti “abitabili”. Perché? Beh… innanzitutto, perché la formazione stessa di un sistema planetario è oltremodo difficile, a causa delle perturbazioni gravitazionali di stelle così vicine tra loro. Probabilmente molti sistemi preparati con grande cura da alcune mamme amorevoli sono stati velocemente strappati e dispersi da incontri ravvicinati con qualche zitella di passaggio. Insomma, pianeti -magari- sì, ma di breve durata. Inoltre, la mancanza di elementi pesanti (poche stelle giganti per averli formati) potrebbe creare grandi problemi allo sviluppo della vita. Insomma, luoghi magnifici … del tutto inospitali. Ma è veramente così?

Studiamo il problema sotto un altro punto di vista. Le stelle più massicce sono quelle che hanno zone abitabili piuttosto lontane dalla mamma centrale. Per loro è sicuramente un problema mantenere una famiglia numerosa. Poco male, in fondo… Essendo massicce la loro vita deve essere breve e ormai sono sicuramente morte, trasformandosi in nane bianche, stelle di neutroni e buchi neri. La formazione di nuove stelle massicce non è facile in un ammasso globulare, proprio per il loro isolamento: manca la materia prima per creare nuove stelle.

Tuttavia, esistono e vivono ancora benissimo moltissime stelle di piccola stazza, le nostre amiche come Rosetta, le nane rosse. Esse durano per miliardi e miliardi di anni e possono essere considerate ancora giovani e pimpanti. Inoltre, la loro zona abitabile è decisamente più vicina alla mamma, talmente vicina che può essere protetta dalle invidiose compagne di avventura. Pianeti vicini e quindi resistenti. Sì, va bene, ma come la mettiamo con gli elementi pesanti? Beh… ultimamente si è accertato che pianeti di tipo roccioso possono tranquillamente formarsi anche attorno a stelle primitive. Le basi della vita non sarebbero scarse come si pensava una volta. Ne consegue che le innumerevoli nane rosse degli ammassi globulari potrebbero benissimo aver preservato con grande cura pianeti nella posizione giusta per costruire la vita, avendo anche a disposizione il sufficiente materiale fondamentale.

A questo punto, eliminati i problemi, vediamo i vantaggi di nascere in un ammasso globulare. Innanzitutto, le stelle-mamme vivono a lungo e, dopo momenti iniziali un po’ complicati, possono offrire calore ed energia per tempi lunghissimi ai loro pianeti fortunati. Inoltre, le distanze ravvicinate con altri oggetti simili renderebbero i viaggi interstellari e gli scambi d’informazioni tra civiltà ben più facili.

Pensiamo solo che i nostri Voyager sarebbero già a un decimo del loro viaggio verso la stella più vicina. Per non parlare dei messaggi elettromagnetici. Comunicare con la stelle più vicine vorrebbe dire attendere “solo” pochi mesi luce, molto di meno di quanto impiegava una lettera per raggiungere le lontane Americhe nel diciottesimo secolo sulla Terra. E non possiamo dimenticare che la vicinanza di stelle di ogni tipo permetterebbe studi accurati, anche attraverso una tecnologia meno raffinata della nostra. Non certo insignificante anche il fatto che la Via Lattea si vedrebbe “dal di fuori” e quindi la sua struttura potrebbe essere studiata decisamente meglio.

Insomma, un sacco di vantaggi per la crescita di civiltà scientificamente evolute, con grandi possibilità di avere interazioni con fratelli cosmici. La storia di molte civiltà ancora presenti, potrebbe raccontare le fasi primordiali della nostra galassia, attraverso antichissimi manoscritti. Facciamo un piccolo conto: un pianeta è nato dieci miliardi di anni fa e ha raggiunto un grado di civiltà tecnologica e scientifica in circa quattro miliardi di anni. La Via Lattea era ancora un’infante e la storia di quel pianeta coprirebbe ben sei miliardi di anni della sua vita. Mamma mia… chissà che informazioni fantastiche se potessimo avere libero accesso ai suoi archivi!

Torniamo con i piedi per terra e cerchiamo di rimanere nell’ambito scientifico. Innanzitutto, una cosa è ipotizzare e un’altra è confermare con le osservazioni. Per adesso i pianeti scoperti negli ammassi globulari si contano con le dita di una mano. Probabilmente, ciò è solo dovuto alla difficoltà tecniche di individuarli, ma è meglio aspettare di scoprirli e dedicarsi intensamente alla loro ricerca. Poi se ne potrà parlare con maggiore  autorevolezza.

Però, però, sarebbe veramente bello passare le ferie in albergo ultrasofisticato di un pianeta “globulare”. M’immagino una vetrata immensa che permetterebbe una vista impressionante di un cielo ricchissimo di stelle di prima grandezza. Un cielo molto limpido anche verso il centro dell’ammasso, dato che mancherebbe gran parte di quella sporcizia di gas e polvere della Via Lattea, capace perfino di oscurare la visione del buco nero centrale. Io, quasi quasi, prenoto un biglietto…

QUI una nana bianca che vive una vita spericoltata intorno ad un buco nero stellare proprio nell'ammasso 47 Tucanae

 

2 commenti

  1. Alexander

    Occhio però ai flare stellari di queste nane rosse, si dice che non sono poi così tranquille! 8)

  2. caro Alex,
    non per niente le ho dato un po' di tempo per tranquillizzarsi... :roll:

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