Mar 10

I Racconti di Vin-Census: UNA CROCIERA INDIMENTICABILE

Quale sarà il modo migliore per visitare il Sistema Solare interno, senza spendere quasi niente in carburante e raggiungere comunque velocità elevate? Presto detto: utilizzare astronavi “naturali”. Ne passano moltissime a distanze relativamente modeste da noi e per alcune di loro è facilissimo riuscire ad accostarsi  a bassa velocità (il cosiddetto deltaV è molto piccolo) e saltare a bordo, sono gli asteroidi a rischio di impatto con la Terra. Le loro orbite sono generalmente molto allungate e possono spingersi anche all’interno dell’orbita di Mercurio e superare l’orbita di Giove. Non solo future miniere spaziali, ma anche future navi da crociera per i soliti ricchi amanti dei viaggi esotici. Altro che un fine settimana sulla Luna! Vin-Census ha provato a immaginarne una, chissà quali mirabolanti soprese ha preparato per i protagonisti di questo fanta-viaggio...


Dopo quattordici anni di intenso lavoro, partendo dalla gavetta, l’ingegner Giulio Forti era riuscito a ottenere un posto di rilievo nella sua azienda chimica. Era stato promosso dirigente di seconda classe. Il che voleva dire essenzialmente due cose: uno stipendio più che triplicato e la possibilità di usufruire del triennio di riposo concesso ai neo-promossi, come gratifica per il lavoro di prim’ordine svolto presso la grande industria.

La sua famiglia, composta dalla moglie Diana e dai due figli Fabio e Camilla di otto e dieci anni, decise subito, anche per lui, come i due nuovi ed agognati vantaggi sarebbero stati utilizzati. Giulio non riuscì nemmeno a fronteggiare con la sua consueta calma e razionalità la richiesta, che aveva la parvenza di un vero ordine. Fu costretto ad accettare senza poter eccepire alcunché. Diana gli spiegò con trascinante emozione che i loro risparmi potevano essere facilmente intaccati, dato che ormai lo stipendio era veramente di prima categoria e che bisognava approfittare subito dei tre anni di ferie pagate, perché “non si sa mai, potrebbero cambiare idea”.

I bambini promisero di fare tutti i lavori di casa, di essere obbedienti, di non bisticciare più tra loro, insomma di trasformarsi in veri angioletti per tutta la loro vita. Giulio capì che l’entusiasmo dei figli velava palesemente il fatto di saltare tre anni di scuola ufficiale e di usufruire di quella appositamente approntata per quelle occasioni. Oltre a essere molto più morbida, essendo pagata lautamente, era anche un segno di conquista sociale e avrebbe creato invidia nei loro compagni.

Diana aveva già preparato tutto il piano di viaggio. Se si fossero sbrigati, e non c’era bisogno di tardare, potevano prenotarsi per 2045 XH3, sicuramente la crociera più entusiasmante dei prossimi cinque anni. Venne letteralmente trascinato all’agenzia di viaggi asteroidali più accreditata della città e Giulio si trovo in mano i quattro biglietti senza nemmeno accorgersene.

La meravigliosa crociera della famiglia Forti
Evidenziato in bianco, il percorso della meravigliosa crociera della famiglia Forti

Il viaggio era in realtà molto accattivante, lo doveva ammettere. E sicuramente se lo era meritato. Riuscì però a convincersi del tutto solo quando arrivarono allo spazioporto. La crociera interplanetaria consisteva nel prendere il piccolo traghetto in partenza alle 7,45 (loro erano già sul posto alle 5 in punto - e pensare che i bambini non volevano mai alzarsi presto…), che li avrebbe trasportati sulla stazione orbitante MS22, dove la mattina dopo sarebbe partito il razzo che in un paio di giorni li avrebbe sbarcati sull’asteroide 2045 XH3, uno dei più lussuosi, con un albergo a 5 stelle e tre ristoranti di alta qualità. Il “deltaV” necessario per arrivare sull’asteroide, ossia la differenza di velocità orbitale tra loro e la “nave” interplanetaria, era molto basso, inferiore ai 2 chilometri al secondo. Una sciocchezza. Questo comportava un basso consumo di carburante e quindi un prezzo finale certamente molto alto, ma ancora abbordabile per un dirigente di seconda classe. Poi il viaggio sarebbe stato compiuto “naturalmente” dall’asteroide, senza alcuna spesa per il combustibile.

Durante la notte prima della partenza da MS22 nessuno riuscì a dormire, mentre sognavano ad occhi aperti il fantastico viaggio che li avrebbe portati fino al centro della fascia asteroidale, con viste mozzafiato su Marte e molti piccoli pianeti che si trovavano sulla loro rotta. Ma soprattutto era incluso nel prezzo il trasbordo su Amun, un piccolo asteroide completamente metallico, dove avrebbero potuto vedere da vicino la famosa miniera da cui si estraevano continuamente i metalli più pregiati. Poi sarebbero tornati sul loro 2045 XH3, con un’ardita, ma più che collaudata manovra di dinamica planetaria.

Il ritorno verso la Terra presentava un finale eccezionale, dato che avrebbero sorvolato Marte a solo trecentomila chilometri di distanza. Uno spettacolo fantastico! Sembrava ancora impossibile a Giulio che si potesse usufruire di un’astronave naturale, senza motori, per viaggiare nel Sistema Solare. Ma d’altra parte l’alta eccentricità del loro asteroide, ossia la sua orbita molto allungata, lo portava a sfiorare la traiettoria di Mercurio ed a spingersi fino al cuore della fascia asteroidale, non molto distante dal re dei pianeti, Giove, che sarebbe anche stato un gran bello spettacolo con i telescopi di bordo. Una nave completamente naturale e praticamente gratis, a parte le spese di soggiorno, con una spesa di carburante molto ridotta, necessaria solo per arrivare sull’asteroide e poi, tre anni dopo, per lasciarlo e tornare sulla Terra. La breve deviazione per Amun era di basso costo viste le masse in gioco. La loro astronave aveva solo un chilometro di diametro e Amun  poco più del doppio. A momenti bastava fare un salto per portarsi dall' uno all’altro, grazie alla loro bassissima gravità.

Venne infine l’ora della partenza. Il modulo di trasporto partì in perfetto orario e i due giorni verso 2045 XH3 passarono in un battibaleno. Non si stancavano mai di guardare la Terra allontanarsi nello Spazio completamente nero e di vedere così da vicino la Luna. Finché non ci sei non puoi nemmeno immaginarti le meraviglie dello Spazio. Poi l’interesse si concentrò sulla loro astronave. Prima fu solo un puntino luminoso, ma nelle ultime ore prima dell’aggancio si vide in tutta la sua strana bellezza. Aveva la forma di una patata bitorzoluta, di un colore grigio marrone, costellato di piccoli crateri ed enormi massi. Infine scorsero anche il centro residenziale approntato per i turisti. Aveva una struttura a semicerchio, con al centro l’albergo e ai suoi lati i ristoranti, un paio di supermercati, ed un gran numero di negozi di souvenir. L’aggancio fu dolcissimo e quasi non si accorsero di essere ormai sull’asteroide. Si infilarono le scarpe speciali che simulavano la gravità terrestre e portarono i loro bagagli in albergo. Il fantastico viaggio era incominciato!

L’albergo e le varie strutture ricettive
L’albergo e le varie strutture ricettive

La prima parte della crociera non aveva molto da offrire. Bisognava superare l’orbita di Marte (ma il pianeta sarebbe stato molto distante) per poter cominciare ad osservare i primi asteroidi della fascia interna. Ma nessuno all’inizio si annoiò  di quella lunga traversata. C’erano sale cinematografiche, teatri, una piscina olimpionica, un campo di calcio, e molte altre attrazioni per i turisti. E poi si poteva sempre andare nella terrazza superiore e vedere il terreno nudo e suggestivo del loro asteroide-astronave, la Terra che si allontanava, e migliaia di stelle e galassie con una nitidezza incredibile. Era possibile anche utilizzare i telescopi che permettevano di girovagare per il cielo, alla ricerca di oggetti lontanissimi. Ci si doveva un po’ abituare alla veloce rotazione di 2045 XH3 intorno al suo asse. Compiva un giro in sole 2 ore e 15 minuti. Era comunque meraviglioso vedere ruotare così velocemente le stelle ed avere un alba o un tramonto quasi ogni ora! Anche senza i colori visibili sulla Terra, il sorgere ed il tramontare della nostra stella erano sempre spettacoli emozionanti.

Per un paio di mesi tutto andò per il meglio e Giulio quasi non si accorse di avere due figli piccoli, talmente erano i diversivi a loro disposizione.

Poi iniziò la noia. Il cibo era buono, ma un po’ troppo ripetitivo. I negozi sempre uguali e i film sempre meno interessanti. E poi ci si sentiva un po’ prigionieri, sempre chiusi in quelle lussuose campane trasparenti. Ormai il cielo non aveva più grandi segreti e i bambini cominciarono ad essere noiosi e a irritarsi anche per le due ore di scuola giornaliera. La stessa Diana, prima così entusiasta ed eccitata, dopo aver comprato la metà dei souvenir disponibili cominciò ad essere più apatica e nervosa. E pensare che adesso Giulio era veramente all’apice del godimento puro: non lavorava, aveva soldi a disposizione e poteva contemplare meraviglie che non avrebbe mai potuto neanche immaginare.

Dalla noia i bambini passarono all’azione. Benché Giulio e, con meno convinzione, Diana cercavano di ricordargli con sempre maggior durezza le promesse fatte a casa, i due diavoletti cominciarono a combinare parecchi guai.

Il primo fu nella cucina del ristorante cinese. Entrarono di nascosto e mischiarono molti ingredienti senza farsi notare. Alla sera molti ospiti si lamentarono per avere ricevuto “involtini primavera” farciti di marmellata di mela e pollo piccante. I poveri camerieri continuavano ad inchinarsi rispettosi, bofonchiando scuse incomprensibili, per poi scatenarsi in cucina con i cuochi e sicuramente maledicendoli con le peggiori ingiurie dell’estremo oriente. Giulio e Diana non capirono come mai Fabio e Camilla sembravano così divertiti.

Poi, un giorno, i due bricconcelli entrarono, durante una visita guidata, nella cabina di controllo dell’intero sistema di sopravvivenza e riuscirono a spostare la leva che interrompeva la gravità artificiale. In realtà fu molto comico vedere persone molto anziane che compivano esercizi ginnici da olimpionici: due o tre giri della morte per poi ricadere su una sola mano. Piatti e bicchieri volavano nei bar e intere bottiglie si vuotavano nei decolté di signore ingioiellate. Ma il comandante non la pensò allo stesso modo e il povero Giulio si vide costretto a pagare danni piuttosto salati. Poi i due angioletti mancati decisero che volevano uscire all’esterno e poco ci mancò che ci riuscissero, mettendo fuori uso i sensori di chiusura ermetica. Meno male che il segnale di allarme risuonò per tutta la piccola città e si riuscì ad inserire la chiusura di emergenza.

E’ inutile dire come Giulio venne ricevuto dal capitano sempre più imbestialito. Purtroppo Diana non lo aiutò molto, difendendo quasi i pargoletti annoiati: “Devono pure passare il tempo! Cerca di inventarti qualche nuovo gioco”. Ma lo scherzo decisivo fu quello preparato ai telescopi della terrazza osservativa. Le due pesti disegnarono col computer un bellissimo mostro spaziale, un dragone che sputava fasci laser verdastri, e nottetempo, di nascosto, applicarono le immagini su tutti gli obiettivi dei telescopi. La mattina dopo, i primi visitatori furono presi da terrore puro e le urla di spavento si estesero a tutta la nave: “Attacco alieno!”.

A fatica, il comandante riuscì a riportare la calma e decise, con il potere che gli era concesso, di limitare i movimenti della famiglia Forti alle loro camere e alla sala del più vicino ristorante, sempre scortati da un paio di inservienti.

Meno male che ormai si era superata l’orbita di Marte e i primi asteroidi della fascia principale cominciavano a scorgersi da lontano. Gli fu concesso di riprendere la vita “normale” e le cose sembravano essere tornate agli entusiasmi iniziali. I bambini giocavano a trovare l’asteroide più buffo e a immaginare a cosa assomigliasse. Camilla voleva sempre essere la più brava e spesso faceva piangere Fabio, ma tutto era ancora sotto controllo. Soprattutto quando gli occhi del capitano incrociavano quelli della famigliola.

E venne il giorno dell’incontro con Amun, l’asteroide più ricco della fascia interna. Anch’esso sarebbe stato un magnifica nave da crociera, ma era stato requisito dal Governo Mondiale per ovvie ragioni. Già da lontano sembrava brillare di riflessi metallici. Anche i bambini erano affascinati e smisero immediatamente le loro liti. Lo spettacolo era davvero eccezionale. Amun sembrava quasi artificiale e intere distese metalliche erano solcate da vene aurifere e di altri metalli preziosi. Ogni tanto sembrava veder risplendere enormi diamanti nelle scanalature della roccia e le grida di ammirazione, soprattutto delle signore, erano incontenibili.

Verso Amun…
Verso Amun…

Quando furono a pochi chilometri di distanza, vennero invitati a mettersi le tute speciali di sopravvivenza ed entrarono tutti nel modulo di trasferimento. In pochi minuti si trovarono di fronte all’entrata della miniera più famosa del Sistema Solare. Un intrigo di gallerie ben illuminate si perdevano verso l’interno del piccolo asteroide. Piccolo certamente su scala planetaria, ma enorme per la quantità di minerali che poteva fornire. La visita guidata li portò attraverso i vari cunicoli e videro da vicino l’estrazione dei topazi, dei diamanti, dell’oro, del platino, ecc. A volte vi erano cristalli enormi dai colori più fantasmagorici, mai visti sulla Terra. Nessuno osava quasi parlare, affascinato com’era da quella visione incredibile.

Non fu dato molto spazio alle parti in cui si estraevano i materiali più utili alla costruzione di fabbricati, stazioni spaziali, razzi, ecc., perché molto meno appariscenti. Poi furono ricevuti nella mensa degli operai, appositamente preparata per loro, e mangiarono cose semplici, ma eccezionali per l’ambiente che li circondava. Dal soffitto pendevano stalattiti risplendenti di colori luccicanti e quasi trasparenti per il gioco sapiente di illuminazione. Giulio pensò che la compagnia di viaggio aveva fatto proprio un buon lavoro. Come ingegnere chimico aveva particolare interesse nelle tecniche di estrazione e si mise a chiacchierare animatamente con un paio di tecnici. Diana stava invece discutendo con alcune compagne di viaggio dei diamanti che avevano ricevuto in omaggio all’ingresso della miniera. Si, erano molto belli, ma ben poca cosa rispetto a quelli che si vedevano nelle pareti. Avrebbero potuto fare uno sforzo in più, con quello che avevano pagato il viaggio. Intanto Camilla piangeva calde lacrime, perché non era stata considerata tra le signorine e non aveva ricevuto il diamante. A nulla servì la splendida collana di pietre dure che il papà era stato costretto a comprargli (a caro prezzo) nell’apposito negozio di souvenir vicino alla mensa.

Venne il momento del rientro a bordo del loro asteroide. L’ora doveva essere quella esatta per compiere le manovre estremamente complesse che li avrebbero riagganciati all’astronave, che nel frattempo aveva continuato il suo viaggio. Un minimo anticipo o un minimo ritardo li avrebbe portati a vagabondare nello spazio per un tempo indefinito. Fu proprio in quel momento che si accorsero che Fabio era sparito. Ebbero quasi paura a dirlo al capitano che ormai li guardava sempre in cagnesco. Ma non potevano fare altro.

Tecnici ed inservienti vennero sguinzagliati per le varie gallerie della miniera, che erano moltissime ed estremamente intricate. Giulio cercò di dire al capitano che era un preciso dovere della compagnia preoccuparsi che nessuno si perdesse in quel labirinto, ma gli occhi di fuoco del comandante lo incenerirono e gli smorzarono le parole. Mancavano solo cinque minuti all’ora X e tutti i visitatori furono imbarcati sul modulo di trasferimento. Un minuto prima della partenza si chiusero le porte, mentre il comandante esibiva un malizioso sorriso, molto indicativo.

Il modulo partì lasciando la famiglia di Giulio Forti su Amun. Il direttore della base, non certo molto contento della situazione, dette le spiegazioni del caso. Li avrebbero ospitati per tre mesi, a pagamento, nella miniera, per poi farli salire sull’asteroide 2027 AN13 in rotta verso Marte. Questo era un cargo, ma un posticino per loro si poteva trovare. Ovviamente il lusso di prima sarebbe stato solo un ricordo. Ma non c’era altro da fare che accettare. Fabio fu trovato in un cunicolo, mentre cercava di estrarre un grosso smeraldo con le mani nude.

Non valse nemmeno la pena sgridarlo, ormai erano in ballo e dovevano ballare. L’abitacolo che gli fu assegnato aveva quattro brandine di ferro ed era di dimensioni estremamente ridotte e con pochissima luce (l’energia costava anche lì). Il bagno era in comune con i tecnici e la doccia poteva essere fatta una volta sola a settimana. I pranzi e le cene si basavano su una crema viola sicuramente sintetica, dall’odore e sapore inqualificabili. Il pranzo spartano, preparato durante la visita ufficiale, sembrava un banchetto principesco! Dovunque regnava un odore acre e forte, il fumo avvolgeva i vari ambienti e non c’era niente da fare, a meno che non si mettessero anche loro al lavoro. Ma una sola occhiata del direttore della miniera ai due cari pargoletti della famiglia Forti, fece subito capire a Giulio che era meglio non affrontare quell’argomento.

La “sublime” crema viola
La “sublime” crema viola

Furono tre mesi terribili, ma nessuno di loro osò protestare. Alla fine finirono, lasciando la famigliola allo stremo delle forze fisiche e morali. Condividere i pranzi, le cene ed i sevizi igienici con i minatori più rudi del Sistema Solare fu comunque un esperienza del tutto nuova, anche se da non ripetere. Non che l’asteroide 2027 AN13 fosse molto meglio. Era un oggetto piccolissimo, di soli 300 metri, e, a bordo, l’antigravità lasciava molto a desiderare.

La stanza assegnata loro era più piccola di quella di Amun e i servizi igienici ancora più spartani oltre che maleodoranti. D’altra parte l’asteroide astronave serviva solo per trasportare i minerali grezzi per la lavorazione su Marte e, a volte, sulla Terra: non aveva certo bisogno di lusso. L’equipaggio era avvezzo alle scomodità dei viaggi interplanetari e si trovava completamente a proprio agio. Loro molto meno, ma avrebbero dovuto viverci “solo” per 128 giorni.

Giulio comprese che non c’era limite al peggio, quando provò a deglutire la solita crema viola che rappresentava la cena: era ancora più nauseabonda. Il comandante della nave gli passò davanti proprio in quell’istante e tutti e quattro finsero di mangiare di gusto. Se non fossero stati nel ventunesimo secolo, avrebbero pensato che il capitano fosse Capitan Uncino redivivo. Aveva un ghigno da brividi. Finirono la loro crema viola rantolando. Il rumore dei motori era insopportabile e riuscirono a malapena a dormire un paio d’ore.

Foto del comandante della nave
Foto del comandante della nave

Alle quattro del mattino, ora locale, furono svegliati dal breve sonno da un fischio assordante e prolungato. Era la sveglia. Non che loro dovessero fare qualcosa, ma scattarono in piedi subito per scendere nella sala (si fa per dire) da pranzo. La colazione era sempre la solita crema viola, ancora più diluita, ma l’accettarono senza commenti. Nemmeno Fabio tentò di lamentarsi, anche perché gli occhi cerchiati di suo padre erano un segnale sufficiente a farlo zittire.

Quei 128 giorni, passati praticamente in uno stanzino semi buio, alla fine passarono. Non poterono nemmeno vedere lo spettacolo di Marte che si avvicinava, in quanto era vietato salire sul ponte comando, l’unico munito di finestroni, ed era meglio non discutere con Capitano Uncino. Senza tante cerimonie vennero sbarcati nello spazioporto per le merci, a sud di Ares City.

Dovevano stare su Marte per ben tredici mesi in attesa che arrivasse la loro primitiva nave,  l’asteroide 2045 XH3, che adesso stava scorrazzando tra le bellezze della fascia asteroidale senza di loro. Gli ultimi cinque mesi furono i più duri e anche Giulio cominciò a perdere la pazienza e a non vedere l’ora di andarsene da quella prigione. Meglio il lavoro che l’aspettava a casa che ancora un giorno di quella vacanza!

Fu felice di mettere insieme i pochi bagagli e prepararsi all’imbarco dell’indomani. L’astronave stava arrivando puntuale e avrebbe sostato pochi minuti, orbitando attorno al satellite Deimos, per attendere l’imbarco della famiglia Forti (il sovrapprezzo era ovviamente addebitato a Giulio).

Stavano quasi imbarcandosi sul traghetto, quando suonò l’allarme rosso dello spazioporto. Questa volta non poteva essere colpa di Fabio, tenuto saldamente per mano dalla mamma. Qualche minuto dopo gli venne comunicato che vi era stata un’anomalia nei razzi frenanti e che l’asteroide aveva impattato leggermente contro il satellite di Marte. Niente di grave, ma l’energia orbitale non poteva essere controllata più a lungo e 2045 XH3 fu costretto a proseguire il viaggio verso la Terra senza potersi fermare. Giulio fu sicuro che al capitano della nave fosse sfuggito quello stesso sorriso già visto su Amun. Furono ricondotti alla loro abitazione.

L’intoppo tragico li costrinse a passare altri sei mesi sul noiosissimo Marte. Finalmente arrivò il piccolo cargo di nome 2027 AN13, una vecchia conoscenza della famiglia Forti, in rotta, questa volta, verso la Terra. Presero il traghetto per l’aggancio senza nemmeno proferire una parola. Giulio, la moglie ed i suoi bambini furono accolti con una gran risata dal mai dimenticato Capitan Uncino.

Nemmeno una smorfia di fronte alla loro abbondante razione di crema viola, mentre il piccolo asteroide si dirigeva verso la tanto agognata Terra. Forse la vacanza stava veramente per finire. Evviva!! A causa dell’orbita non molto eccentrica, 2027 AN13 si muoveva lentamente e il viaggio durò molto mesi. Erano ormai diventati lo zimbello dell’equipaggio, ma nessuno della famiglia ci faceva più caso.

Due giorni prima dell’arrivo, mentre loro erano al massimo dell’euforia, Capitan Uncino, senza bussare, entrò nella camera con una smorfia lontanamente simile ad un sorriso. Consegnò a Giulio un messaggio proveniente dalla Terra. Era della sua azienda e gli comunicava che non potevano tollerare più a lungo il suo ritardo (i tre anni erano abbondantemente passati) e che gli era stata cancellata la promozione. Avrebbe anche dovuto pagare i mesi eccedenti i tre anni, conteggiati però con il salario più alto, mai realmente percepito.

Non riuscì nemmeno ad arrabbiarsi e, in silenzio, entrarono tutti e quattro nello squallido traghetto che li avrebbe portati sulla Terra, mentre Capitan Uncino gli faceva grandi segni di saluto. Volle anche dargli come ricordo una razione gigantesca di crema viola, mentre tutto l’equipaggio li invitava a gran voce a tornare.

All’uscita dello spazioporto della loro città videro un enorme cartellone colorato che pubblicizzava la prossima crociera verso Cerere e Vesta, gli asteroidi più grandi, a bordo del nuovissimo 2051 TR2. Una simpatica famigliola lo stava divorando con gli occhi. Giulio ebbe una strana sensazione di pietà.

Presero l’aereo taxi sempre in silenzio e arrivarono davanti alla porta della loro vecchia casa, che nel frattempo era stata ovviamente svaligiata due volte. Entrarono senza nemmeno farci caso. In quel momento comparve il loro vicino, il loquace e sempre allegro Gianni Collini, che esclamò con gioia “L’avete fatta lunga eh? Beati voi!”. Le dodici pugnalate inferte con un coltello da cucina ridussero il pover’uomo a brandelli.

Durante tutto il breve processo, Giulio sembrò vivere in un altro mondo: rigido, silenzioso e senza alcuna espressione facciale. Condannato all’ergastolo, scoppiò finalmente in un pianto dirotto quando nella sua piccola cella gli fu servita come cena un’abbondante razione di crema viola.

 

A questo punto, se non siete svenuti per solidarietà con Giulio, potete leggere gli altri racconti di Vin-Census, ma anche quelli di Mauritius, nella rubrica ad essi dedicata.

E quando vi sarete ripresi, potrete leggere QUI, QUI e QUI alcuni degli interessanti articoli dedicati agli asteroidi, scritti da chi ha dedicato gran parte della propria vita professionale allo studio di questi corpi, forse piccoli brutti e pericolosi per qualcuno poco lungimirante, ma tanto importanti per lo studio della nascita e dell'evoluzione del Sistema Solare.

E come non finire questa "scorpacciata", facendo la conoscenza con il simpatico e cicciottello 2813-Zappalà?!

2 commenti

  1. Gianni Bolzonella

    Penso che le prigioni del futuro saranno di questo tipo.Le chiameranno col nome del loro involontario ideatore,Vin-Census Trips.Non si condanneranno più i delinquenti in anni,ma saranno condannati a "viaggi".

  2. Daniela

    Giusto, Gianni! Così si risolverebbe anche il problema del sovraffollamento carcerario e poi vorrei proprio vedere se riuscirebbero ad evadere così http://www.corriere.it/cronache/17_febbraio_20/sollicciano-evasione-carcere-tre-fuga-sarebbero-stranieri-0b0cee68-f7a7-11e6-9a71-ad40ee291490.shtml

    :-P

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