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10/08/17

I MIEI AMICI ASTEROIDI (0): Come tutto ebbe inizio...

Questo articolo dà il via al progetto di creare una pagina di approfondimento dedicata ai "miei" asteroidi, amici sinceri che mi hanno accompagnato durante tutta la mia carriera professionale. Sarà, pertanto, seguito da articoli già pubblicati sia in questo che nel vecchio sito, che verranno, infine, raggruppati in modo che rimangano sempre in evidenza anziché dispersi nei meandri del Circolo e del web.

Il mio primo "contatto" con gli asteroidi risale al 1970, quando novello tecnico laureato presso l'Osservatorio di Torino, fui messo a misurare lastre contenenti asteroidi al fine di ricavarne la posizione in coordinate lineari x e y e, con qualche passaggio matematico, le relative coordinate celesti α e δ, da inviare al centro dei corpi minori di Cambridge nel Massachusetts, dove le avrebbero usate (se "buone") per migliorarne l'orbita.

Non fu subito vero amore, anche se iniziai a studiare come l'errore di misura si ripercuotesse sulla posizione finale e quale metodo fosse il migliore per passare da coordinate cartesiane a coordinate celesti e il numero ottimale di stelle di riferimento da considerare. Per discutere di questo tipo di analisi mi recai per qualche giorno e, dopo poco, per un intero mese presso l'Osservatorio di Bruxelles, celebre per la bontà delle sue posizioni astrometriche. Conobbi un po' di colleghi stranieri, ma il lavoro mi sembrava piuttosto ripetitivo e di mera "routine". Quel po' di amore si stava spegnendo del tutto. Perdere il mio tempo con dei puntini chiari su una lastra scura non era certo una ricerca di punta.

Avevamo da poco messo a punto un "nuovo" e moderno fotometro fotoelettrico presso il riflettore Cassegrain da 40 cm (una "cosuccia" anche allora), ma sufficiente a svolgere una ricerca che stava iniziando negli USA per merito degli allievi di Kuiper, che aveva dato il via alla problematica qualche anno prima. Gli asteroidi non erano solo dei puntini che servivano a ricavare delle orbite di oggetti privi praticamente di massa per il grande piacere dei meccanici celesti, che potevano sbizzarrirsi con loro, come cavie per i loro esperimenti più bizzarri. No, cari amici, gli asteroidi erano entità fisiche, corpi planetari con una loro storia evolutiva alle spalle... e che storia!

Detto fatto! Insieme a un collega specialista in riduzioni fotometriche, ci lanciammo nella determinazione delle curve di luce di questi oggetti, con la mira di ricavarne i vari parametri rotazionali e, in seguito, quando il loro numero sarebbe stato significativo statisticamente, cercare di ricostruirne la vita passata e futura.

In quegli anni (1975 se non ricordo male) Eros, un Near Earth Asteroid, passava vicino alla Terra ed era osservabile anche con un misero 40 cm. Meraviglioso, un banco di prova meraviglioso! Notti e notti a inseguire il piccolo fuggitivo, ma una grande soddisfazione nel riuscire, alla fine, a ricavarne anche l'asse di rotazione. Unico europeo, partecipai al Congresso di Tucson in Arizona dedicato proprio a Eros e presentai i miei dati, facendo conoscenza con i pochi maestri e il gruppetto dei giovani asteroidisti rampanti. La passione per quei piccoli corpi così sconosciuti e così misteriosi scoppiò letteralmente e non mi lasciò più. A tutti noi, a Tucson, sembrava proprio di essere dei pionieri in viaggio verso l'ignoto Far West (leggi: fascia asteroidale).

asteroide

 

La passione, forse, divenne, però, vero amore molti anni dopo, quando il mio lavoro si era ormai affermato a livello internazionale e gli asteroidi avevano mostrato la loro complessa evoluzione collisionale e altre caratteristiche UNICHE per i corpi celesti fino ad allora osservati. Mi diede la spinta un premio Nobel italiano, Giacconi, in visita presso l'Osservatorio di Torino.

 

Tutti esponemmo le nostre ricerche e lui mi disse, con un mezzo sorriso: "Perché studiare gli asteroidi? Sono piccoli, brutti e cattivi!". Ammisi che potevano anche essere considerati secondo quella superficiale definizione (piccoli perché il più grande non supera i 1000 km di diametro, brutti perché spesso le loro forme sono molto irregolari e anche un po' buffe, cattivi perché di tanto in tanto vengono a impattare la Terra, portandosi via anche una razza di animali che la calpestava da 180 milioni di anni), tuttavia non mi risultava che l'Universo facesse differenze di grandezza e di bellezza tra i suoi figlioli.

Inoltre, gli asteroidi (e a quel punto fui io a sorridere...) hanno un grave difetto: non puoi permetterti di costruire teorie e ipotesi più o meno balzane a riguardo. Basta un telescopio più grande o una missione spaziale ed ecco che il tuo castello di carte crolla di fronte alla realtà osservativa. La stessa cosa non capita per certe teorie cosmologiche più ardite o su certi modelli galattici o stellari, dove si è "costretti" ad aspettare (a volte con grande piacere) chissà quanto tempo prima che la  teoria sia distrutta o confermata. Nel frattempo la carriera è spesso assicurata...

Devo dire che la mia contro risposta venne presa piuttosto bene da Giacconi...

 

QUI tutti gli articoli finora pubblicati della serie "I miei amici asteroidi"

 

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