4/11/17

I Racconti di Vin-Census: DE GUSTIBUS

Per la serie "Non è tutto oro quel che luccica"...

 

Le missioni spaziali dedicate allo sfruttamento e alla colonizzazione del Sistema Solare continuavano a ritmo incalzante. Sicuramente gli asteroidi rimanevano uno dei punti chiave. Le loro risorse in elementi pesanti e preziosi garantivano un futuro più che roseo per l’umanità. Ed erano anche facili da raggiungere. Inoltre la loro bassa gravità garantiva tutte le condizioni migliori per costruire miniere e per il trasporto del materiale.

La Luna era invece considerata un sito incomparabile per lo sviluppo del turismo, non fosse altro per la splendida visione del nostro pianeta che si poteva ammirare dai punti predisposti per l’osservazione. Anche gli astronomi avevano stabilito laboratori sul nostro satellite e avevano costruito giganteschi telescopi.

Marte sarebbe sicuramente stato tra poco la prima vera colonia stabile per alleggerire la Terra dal problema della sovrappopolazione. Si era capito come fare a modificare l’atmosfera e ormai si pensava, in un prossimo futuro, a una tranquilla sopravvivenza senza tute e maschere speciali. L’acqua era piuttosto abbondante e bastava sicuramente al fabbisogno dei residenti. Le cupole di plastica sintetica garantivano le coltivazioni di ortaggi e l’allevamento del bestiame.

Per avere i combustibili necessari ai trasporti e alle maggiori industrie terrestri bastava andare su Titano e sfruttare al meglio i suoi laghi di metano misto ad altri idrocarburi. Acqua in abbondanza si trovava negli altri satelliti di Saturno.

Proprio su questi si stavano compiendo gli sforzi più recenti. Mimas, Thetys ed Enceladus erano i satelliti al centro degli studi tecnologicamente più avanzati. Si doveva riuscire a trasformare in acqua il ghiaccio che costitutiva la maggior parte di essi, poi filtrarla per eliminare le impurità e infine incanalarla verso la Terra. Un grosso problema senz’altro, ma che sarebbe stato in breve superato con le risorse attuali. Una di queste missioni stava lavorando su Enceladus, un corpo celeste di circa 500 km di diametro, composto quasi totalmente da ghiaccio d’acqua che sembrava anche di grande purezza.

L’equipaggiò sbarcò sulla distesa ghiacciata e quasi candida del satellite e iniziò le analisi in loco. I primi risultati mostrarono leggere contaminazioni di origine incerta, che variavano sensibilmente da luogo a luogo. Anche l’odore che ne derivava dava strane sensazioni. Si prelevarono varie “carote” e furono portate in laboratorio per analisi più approfondite. Niente da fare. Gli elementi chimici che sembravano essere presenti in minima percentuale nel ghiaccio non somigliavano a niente di conosciuto. Erano probabilmente prodotti di sintesi generatisi a seguito d’impatti con comete e delle strane reazioni avvenute durante la storia del corpo celeste. Una volta trasformate in acqua, le “carote” mostrarono anche leggere differenze di colore. Alcune davano luogo a un liquido leggermente rosato, altre a uno di tenue colore arancione, altre ancora avevano riflessi azzurrognoli. Qualsiasi cosa fossero quegli strani elementi chimici potevano essere probabilmente filtrati in modo più che soddisfacente e la questione rimaneva essenzialmente di tipo teorico piuttosto che pratico.

Fu solo per puro caso che il sergente Steve Tyron mise un dito sul ghiaccio della carota “rosa”. Era estremamente freddo e per pura reazione istintiva lo leccò senza riflettere. La paura di essere stato contaminato lasciò subito il posto a una grande meraviglia che gli fece subito dimenticare il pericolo che stava correndo. Il ghiaccio aveva un sapore meraviglioso! Sembrava un misto di fragola, lampone e mirtillo. Una squisitezza. Portato subito in infermeria gli furono fatte analisi cliniche accuratissime. Fortunatamente non si trovò nessun batterio o microbo sconosciuto e tutte le ricerche diedero esito negativo. Passato un periodo di quarantena, per essere completamente sicuri dell’inoffensività dello strano ghiaccio, si cominciarono a fare studi sensoriali diretti.

Il comandante in capo della spedizione volle essere il primo a provare. Cominciò con il ghiaccio rosa e confermò il meraviglioso sapore di frutti di bosco. Poi assaggiò quello arancione. Un soave gusto di agrumi, dal cedro all’arancio, dal mandarino al limone, inondò la bocca del capitano. Tentò con quello azzurrognolo e di nuovo ne scaturì un intenso e raffinato sapore non definibile, ma di estrema bontà. Furono mandate subito delle pattuglie per prelevare campioni di ghiaccio in altre zone. Le “carote” che furono analizzate erano completamente diverse dalle prime. Se ne trovò una al gusto di cioccolato e caffè, un’altra che ricordava la prugna, un’altra ancora che dava la sensazione di un grande barolo invecchiato. Non vi erano più dubbi: la superficie, e forse anche l’interno del satellite, erano una vera miniera di “gelato”! E di qualità mai assaggiata sulla Terra. La quantità estraibile era immensa e appena la notizia si sparse sul nostro pianeta, le maggiori industrie dolciarie fecero a gara per acquistare i diritti di estrazione.

Enceladus sarebbe presto diventato il mondo del gusto e del piacere gastronomico. In fondo vi erano molti altri satelliti composti di acqua più “pura” e il satellite di Saturno poteva benissimo essere sfruttato solo come delizia dolciaria. E così fu. Anche il palato aveva fatto una conquista “spaziale” e non c’era niente di male in questa inaspettata scoperta.

pianeta-gelato

Quando la Terra stava assaporando ormai da sei anni le meraviglie di Enceladus, il capitano dell’astronave da trasporto “Antalius”, del quinto pianeta della stella Deneb, era a rapporto davanti all’ammiraglio in capo dei trasporti intergalattici. Tutto sudato, stava facendo una grande fatica a convincere il suo superiore che era stato il danno al motore iper-neutronico di destra a costringerlo, otto anni prima, a svuotare i rifiuti liquidi organici dell’intero viaggio proprio nel bel mezzo di un sistema planetario abitato!

 

Potete trovare tutti i racconti di Vin-Census, insieme a quelli dell'amico Mauritius, nella rubrica ad essi dedicata

5 commenti

  1. Mario Fiori

    Bellissimo racconto cara Daniela , i rifiuti di una civiltà  extraterrestre che per noi sono una delizia , d'altra parte anche sul nostro pianeta non tutti gli esseri mangiano le stesse cose.

    Comunque bellino veramente, complimenti come sempre.

  2. Daniela

    Eh sì, caro Mario, quando è in ballo il destino dell'umanità la sottile ironia del nostro Vin-Census dà sempre il meglio di sé! :lol:

    A proposito di spazzatura e di destino dell'umanità, questi li hai letti?

    http://www.infinitoteatrodelcosmo.it/2017/01/12/i-racconti-di-vin-census-il-deposito-di-spazzatura/

    http://www.infinitoteatrodelcosmo.it/2017/01/25/i-racconti-di-mauritius-entropia-zero/

     

  3. grazie come sempre Mariolino!  :-P  (e grazie a Dany per riproporli... :wink: )

  4. Gianni Bolzonella

    Niente si distrugge,tutto si può vendere,basta avere il cliente giusto.Funziona così in questa dimensione.

  5. Eh sì, caro Gianni!

    e poi basta farlo credere... il re è sempre nudo!!!! :wink:

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