18/08/16

I Racconti di Vin-Census: LA COMETA VAGABONDA

Un viaggio a lungo desiderato, con un finale molto diverso da quello sperato... ma nell'Universo non c'è  fine che non dia origine ad un nuovo inizio!

 

Era uno dei tanti, tantissimi oggetti ghiacciati che erano stati relegati ai confini di quel sistema stellare che si stava formando. Anche se così distante dal punto centrale dove la nuova stella stava violentemente completando le fasi finali che l’avrebbero portata ad iniziare una vita lunga e tranquilla, lo spettacolo che si poteva vedere era veramente entusiasmante. Il Sole aveva momenti di estrema attività, si allargava a dismisura e la sua luce diventava abbagliante. Poi si ritraeva nuovamente quasi per riposarsi. Costantemente, la stella che stava nascendo, inviava verso l’esterno un flusso ininterrotto di particelle e gas che investivano quegli ammassi di roccia e ghiaccio che sarebbero tra non molto diventati pianeti. Lei e i molti miliardi di sorelle comete si godevano quello spettacolo a distanza di sicurezza, tutte riunite in una grande nube che sembrava quasi proteggere la nuova stella ed il suo corteo di sudditi planetari.

Passarono milioni di anni e lentamente la calma cominciò a regnare sovrana. Si, vi erano ancora scontri violenti tra i proto-pianeti ed enormi massi vaganti, a volte giganteschi, come quello che aveva fatto quasi sdoppiare il terzo pianeta ed aveva dato origine ad un satellite di dimensioni veramente fuori dal comune. Ormai la stella centrale era andata a regime ed il suo motore nucleare funzionava perfettamente. Era diventato solo un punto luminoso, visto dalla lontana nube, ma ogni cometa sapeva perfettamente quali energie stavano giocando nel suo interno. Era da lei che tutto era nato e non vi era nessuna di loro che non l’adorasse e non sperasse in cuor suo di poterla vedere da vicino. Ogni tanto, il passaggio di una stella vagabonda regalava a qualche cometa il biglietto di viaggio per soddisfare quello che era il loro unico e vero sogno: avvicinarsi il più possibile a quella fonte di luce e calore. Sapevano benissimo che sarebbe stato un viaggio molto avventuroso e che avrebbero pagato a caro prezzo quei pochi momenti di splendore nei pressi del Sole.

Che meraviglia però poter superare in luminosità gli stessi pianeti, espandersi a dismisura e mostrare a tutti i compagni, lontani e vicini, quella splendida, enorme, anche se effimera coda. In quei momenti si sarebbero sentite le regine del Sistema Solare e avrebbero dimenticato di essere oggetti tanto piccoli. Quando qualcuna veniva favorita dalla sorte, le altre la salutavano con grande invidia, anche se sapevano che in un modo o nell’altro la sua fine era ormai segnata. Ma ne valeva sicuramente la pena!

Finché un giorno toccò a lei. Sentì che il suo tranquillo e costante movimento dentro la nube aveva subito un cambiamento. Ne era sicura. Stava infatti accelerando e poi cominciò a vedere la nube delle sue compagne che si stava allontanando e sentì anche il loro saluto ricco di delusione, ma anche di speranza, in attesa di avere la stessa fortuna. Poi si concentrò nel suo viaggio. Non era tanto tempo che i pianeti si erano formati e sarebbe stato fantastico vederli ancora giovani e pimpanti, prima di arrivare al cospetto del re assoluto del sistema. Superò la fascia che un giorno sarebbe stata chiamata di Kuiper. Poi il primo gigante, Nettuno e poi il secondo, quasi gemello, Urano. La vista di Saturno fu un vero shock: com’era grande! Ma niente al confronto del pianeta successivo. Sembrava quasi un fratello più piccolo del Sole e bisognava stare molto attenti a non venire catturati dalla sua enorme forza gravitazionale.

Fu fortunata e, pur passando relativamente vicino a Giove con il suo corteo di magnifici satelliti, riuscì ad uscirne indenne. In realtà ebbe qualche “spinta” e faticò non poco a riprendere la rotta, ma alla fine fu sicura che il suo viaggio sarebbe continuato senza problemi verso l’obiettivo finale. La guardavano con interesse tutti quei piccoli oggetti che non erano riusciti a riunirsi in un pianeta. Vedevano le sue stranezze: lei era un insieme di ghiacci, appena sporcata dalla polvere interplanetaria, ed aveva nel suo interno le molecole più complesse di tutto il Sistema Solare e non solo. Carbonio, idrogeno, azoto, ecc. formavano catene lunghissime di composti organici che si combinavano e si dividevano in continuazione.

Ora che si stava avvicinando al Sole sentì dentro di sé una specie di “prurito”. Era tutta elettrizzata. Sicuramente un effetto dell’emozione, ma le sembrava che anche qualcosa di fisico stesse cambiando in lei. Poi si stupì quasi a vedere la nube che la stava circondando. Ma sì, era proprio lei che stava formando una chioma sempre più ampia. Finalmente il momento tanto agognato aveva avuto inizio. Si sentì importante, sapeva di essere ammirata da tutti e sapeva anche che tra poco la sua magnifica coda rettilinea di gas sarebbe stata affiancata da quella curvilinea di polvere. cometa Le sue molecole si spargevano nello spazio e lei si sentiva al centro dell’Universo. Che emozione!! Ne era valsa proprio la pena, qualsiasi fosse ora la conclusione. E che bello era ormai il Sole. Ne vedeva le protuberanze e lo ringraziava per lo spettacolo che le permetteva di eseguire davanti a tutti! Sentiva un piacere profondo nell’essere investita dal vento solare, una sensazione di calore e di freschezza al tempo stesso.

Era così presa dalla sua estasi che quasi non si accorse di quel piccolissimo asteroide che le si stava avvicinando. Ma cosa voleva da lei? La lasciasse in pace in questo momento di gioia pura. Macché! Sembrava quasi inseguirla, violando le stesse leggi di gravitazione universale. L’impatto fu inevitabile, anche se non violentissimo. Sentì un enorme calore e la sua luminosità si moltiplicò in un attimo. Qualcosa doveva essere successo anche alle sue molecole organiche. Le sembrava che si fossero improvvisamente trasformate e sentì una specie di brivido che la percorreva tutta. Fortunatamente l’urto non la distrusse e si rese conto di essere ancora nella direzione giusta. Malgrado la strana sensazione che la invadeva, poteva continuare il suo viaggio. Però la direzione non era proprio quella che aveva così a lungo calcolata e verificata. Aveva subito una deviazione, non enorme, ma sufficiente a spostarla dalla rotta che l’avrebbe portata a girare vicinissima al suo Sole. La situazione era più grave del previsto. Stava puntando direttamente verso il terzo pianeta del sistema Solare, quel piccolo corpo roccioso coperto da un coltre di nubi scure, dove i lampi delle scariche elettriche illuminavano di continuo l’atmosfera.

Il suo viaggio stava finendo e purtroppo in maniera violenta e non certo programmata. Eppure non riuscì ad esserne delusa o triste. Aveva l’impressione che la variazione di rotta ed i cambiamenti che sentiva dentro di lei dovevano avere una ragione. Era ormai sicura di portare in sé qualcosa di speciale, un regalo stupendo a cui non sapeva dare un nome. Poi ci fu l’impatto. cometa4Un dolore, ma anche un piacere indescrivibile. Le sue molecole si sparsero al suolo, subirono shock violentissimi e furono colpite ripetutamente dai fulmini che illuminavano la cupa atmosfera terrestre. Le ultime impressioni prima di sciogliersi completamente furono di grande consapevolezza. Le sue molecole si erano trasformate, erano diventate aminoacidi e già sentiva che tra breve avrebbero formato delle proteine e poi la vita! Lei l’aveva portata. Il suo sacrificio non era certo stato inutile. L’ultimo pensiero fu per l’asteroide che l’aveva colpita. In effetti era diverso da tutti ed il suo movimento inspiegabile. Qualcuno o qualcosa l’aveva diretto verso di lei al di fuori delle leggi fisiche? C’era stata una volontà precisa di scegliere proprio lei? Oppure era solo una sua impressione? E si spense o, meglio, si trasformò in un tripudio di emozioni.

QUI una meravigliosa passeggiata contro il vento e senza tempo di una piccola cometa e una gigantesca galassia che si tengono idealmente per mano

Potete trovare tutti i racconti di Vin-Census nella rubrica ad essi dedicata

6 commenti

  1. Gianni Bolzonella

    Se qualcuno ha fatto questo universo l'ha fatto da ubriaco,bevendo mezza botte di vino.E come la botte Esso è sospeso a metà,tutto sembrà incompiuto se lo vedi in una maniera sembra vuoto se lo vedi da un'altra sembra pieno,non si capisce mai quando corre e quando è fermo.

  2. Daniela

    Eh sì... è incredibile quanto si possa imparare sull'Universo grazie al vino!

    Sentiamo, dalla sua viva voce (con sottotitoli, per fortuna), cosa pensava Richard Feynman di un bicchiere di vino...

    https://www.youtube.com/watch?v=vJEjySdTXJU

    :-D

  3. Paolo

    Bello!

    Una generosa cometa e un "asteroide ubriaco", un po' come due tessere di un meraviglioso mosaico spaziotemporale... di un mosaico universale composto da infiniti eventi...

    Dany, non so dove hai scovato quel filmato con Feynman alle prese con un bicchiere di vino, ma grazie per il link... :-D

    Paolo

  4. Daniela

    Ad essere sincera, non è stato difficile! Il commento di Gianni mi ha fatto tornare in mente una frase di Feynman sul vino e ho provato a cercarla con Google. Tra i vari risultati ho trovato questo video e mi è piaciuto talmente tanto, non solo per quello che dice ma anche per come lo fa, che mi ha fatto piacere condividerlo...  :wink:

     

  5. peppe

    Gran belle emozioni. Grazie Daniela.

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