11/02/18

I Racconti di Vin-Census: L'ULTIMO PENSIERO

Le vie dell'evoluzione sono infinite e possono scrivere infiniti romanzi della vita...

 

Per essere un velociraptor il nostro “Velo” (lo chiameremo così per semplicità di racconto) era un po’ anomalo. Non che non fosse un dinosauro carnivoro con tutti gli attributi necessari alla caccia di gruppo. Aveva artigli ben affilati, rapidità estrema di movimento, fiuto e vista eccezionali. Ma aveva qualcosa di diverso. La sua testa era un po’ troppo grande e la cassa cranica sicuramente fuori dal comune. E poi ogni tanto non sentiva solo l’istinto del cibo e della caccia, ma a suo modo si “distraeva” e riusciva ad immaginare oggetti e luoghi che non erano nella sua portata visiva. Questo gli dava un senso di paura, ma anche di piacere. Era una sensazione strana, mai provata dai suoi simili.

Ogni tanto questi momenti particolari accadevano anche durante le battute di caccia collettive e bloccavano un poco la perfetta strategia d’attacco che era la caratteristica fondamentale del dinosauro più evoluto tra tutti quelli che avevano dominato il mondo per più di 180 milioni di anni. I suoi compagni gli riservavano qualche ringhio di disappunto, ma Velo si riprendeva subito e a volte era proprio lui a trovare soluzioni innovative ed estremamente efficaci. In conclusione, la sua stranezza non dava troppo fastidio al branco in cui viveva. Tuttavia, le sensazioni strane continuavano a presentarsi, anzi aumentavano sempre più con sempre maggiore complessità.

Una volta si accorse di stare guardando quella sfera luminosa che inondava di luce il loro territorio di caccia e “pensare” a cosa fosse. In effetti, la parola “pensiero” non è corretta. Era solo una sensazione di curiosità e di interesse, un nuovo istinto che si affacciava nel suo cervello particolarmente sviluppato. Poi si accorse anche di confrontare l’immagine di quella sfera, visibile quando normalmente il branco si riposava, con quella molto più debole che illuminava le loro cacce notturne.

Un giorno, si trovò, senza rendersene conto, con un pezzo di legno in mano … In realtà il suo pollice era opponibile come quello di tanti altri dinosauri e non era stato troppo difficile quel movimento. Il problema era di averci pensato, anche se inconsciamente, e poi soprattutto di avere capito cosa poterci fare! Non che un velociraptor avesse bisogno di aiuti esterni. Era una perfetta e invincibile macchina da guerra. Ma il nostro Velo si accorse che sempre più spesso utilizzava bastoni e pietre per schiacciare qualche piccolo mammifero che usciva dalla sua tana. Si divertiva ad usare un nuovo metodo di caccia, anche se non ne aveva certo bisogno. Rapidamente le cose peggiorarono (o migliorarono, secondo i punti di vista) e si rese conto che ormai passava la maggior parte del suo tempo a immaginare luoghi e situazioni al momento non visibili.

Una notte, si accorse di “vedere” immagini MAI osservate realmente. Iniziò ad avere pensieri (ora sì che possiamo definirli tali) veramente ASTRATTI. I ringhi dei suoi compagni diventarono sempre più rabbiosi, ma lui non se ne curò più di tanto. Ormai era completamente preso da queste nuove sensazioni e riservava alla caccia ed al cibo il minimo tempo necessario. Non passò molto tempo e si accorse con stupore di contemplare il cielo, di accorgersi del movimento di quei punti luminosi e di contarli. In realtà ebbe solo la consapevolezza di “pochi” e “tanti”, ma fece in fretta ad affinare questa sua capacità e riuscire ad evidenziare strane figure che quei punti brillanti componevano nel cielo e ad accorgersi del loro movimento continuo.

Riuscì in breve anche a prevedere quello che sarebbe successo il giorno dopo. In altre parole, ebbe la chiara sensazione del tempo che passava e del movimento di tutto ciò che vedeva. Fece anche in fretta a riconoscere che alcuni oggetti brillanti erano più brillanti di altri e soprattutto individuò chiaramente quelli che si muovevano in modo diverso dalla stragrande maggioranza. Si accorse, a modo suo, della differenza tra stelle e pianeti e gioiva ogni volta che calava la notte nello scoprire velocemente la posizione delle luci “vagabonde”.

Poi una notte ne vide una che non gli sembrava di avere mai visto. Non era molto luminosa, ma “sicuramente” il giorno prima non c’era. Ne fu particolarmente contento. Quella notte fece grossi errori nella caccia ed il capo-branco gli diede una terribile zampata di avvertimento. Ma durante il giorno successivo non gli sembrò nemmeno di sentire dolore, tanto era preso nell’attesa della notte, per rivedere il suo nuovo “amico” celeste. Lo stupore fu enorme. La luce era diventata molto più brillante e oscurava quelle delle stelle più luminose. A questo punto ebbe una strana sensazione di attesa e di disagio, che aumentò sempre di più quando si accorse che nemmeno la grande sfera che appariva di giorno riusciva a spegnere del tutto la luce del nuovo arrivato.

Fu preso infine da paura e sgomento, e per la prima volta cercò di comunicare questo suo terrore ai compagni del branco. Questi si svegliarono e si misero in posizione di difesa. Forse era il solito Tirannosauro che cercava di coglierli di sorpresa. No, era tutto calmo. I ringhi si alzarono impressionanti e pure qualche zampata molto dolorosa. Poi tornarono a dormire. Velo rimase solo ad assistere ad un fenomeno sempre più sconvolgente.

Velo

Alla fine ebbe la netta sensazione che niente avrebbe fermato quella sfera sempre più luminosa e vicina. Un piccolo mammifero uscì con circospezione da una tana vicina, ma Velo nemmeno se accorse, affascinato e terrorizzato al tempo stesso. L’ultimo pensiero fu: “oh no! Perché proprio adesso?”. Poi il cielo si oscurò ed il grande asteroide si schiantò con terribile energia e spaventoso fragore. Il piccolo mammifero sembrava sorridere… il romanzo della vita aveva voltato pagina.

 

Tutti i racconti di Vin-Census sono disponibili, insieme a quelli dell'amico Mauritius, nella rubrica ad essi dedicata

4 commenti

  1. Fiorentino Bevilacqua

    Bellissimo racconto, anche per il tono morbido, poetico, che riesce a rendere "belli" anche i disastri su scala planetaria.

     

     

  2. Franco Mantovani

    "Il piccolo mammifero sembrava sorridere…" : Grande Vincenzo....!!!

  3. cari amici... grazie! Certo non bisogna pensare ai Velo di Jurassic Park... ma, come al solito, noi uomini siamo fantastici a fare classifiche che ci vedono in testa... :wink:

  4. Gianni Bolzonella

    Sono convinto che quel lucertolone non sia solo il parto di un bravo scrittore.Egli è un campione di quello che ogni specie affronta nel suo cammino evolutivo,compreso il finale.È anche la prova che la natura crea di continuo eccezioni,esseri che all'interno delle specie evolvono in maniera atipica.A volte sono geni,a volte criminali,spesso cretini.Tutti occupano lo spazio e la parte a loro assegnata,come i tasselli di un mosaico.

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