30/05/18

Nuclei galattici attivi: un modello unificato (conferma non scoperta)**

Questo articolo è stato inserito nella serie "L'Infinito Teatro dei Buchi Neri", che raccoglie in modo organico gli articoli più significativi sull'argomento.

 

Quando lavoravo all’Osservatorio di Torino, vi erano colleghi che studiavano gli AGN (Nuclei Galattici Attivi). Chiacchierando con loro avevo imparato che le differenze tra certi tipi di galassie attive e fenomeni come i blazar erano praticamente dovute solo all’angolo di vista. Oggi, leggo che finalmente questa scoperta è stata riscoperta o qualcosa del genere.

Tutto si rifà al celebre getto dei buchi neri e al disco di accrescimento che si crea attorno al motore centrale che sta cibandosi. Un recente articolo parla proprio di un modello che unifica osservazioni apparentemente diverse. La differenza sta quasi soltanto nel come viene vista la galassia. Insomma, una conferma di quanto già si sapeva o poco più…

Abbiamo parlato varie volte di AGN, di quasar e di blazar e delle caratteristiche fisiche e geometriche, ma possiamo andare a rileggere questo articolo del 2014 in cui tra le righe viene confermato quanto detto nell’introduzione.

Comunque, vale la pena riparlarne, visto l’interesse di uno tra i fenomeni più energetici dell’Universo e l’ottima figura riassuntiva riportata nel nuovo articolo. Il modello si basa sullo smembramento di una stella per effetti mareali e della sua digestione. Ogni tanto una stella si avvicina troppo al buco nero e le forze mareali la distruggono totalmente riducendola ad un disco di materia che ruota attorno all’orizzonte degli eventi e cade verso di lui spiraleggiando. Nel far questo si riscalda sempre più ed emette radiazioni che raggiungono il loro apice nel getto perpendicolare al disco, osservabile soprattutto nei raggi X. La figura che segue mostra molto bene la situazione…

Illustration of emissions from a tidal disruption event shows in cross section what happens when the material from a disrupted star is devoured by a black hole. The material forms an accretion disk, which heats up and emits vast amounts of light and radiation. The emissions we are able to see from Earth depend on our viewing angle with respect to the orientation of the black hole. Credit: Illustration by Jane Lixin Dai
L'illustrazione delle emissioni di un evento di interruzione delle maree mostra in sezione ciò che accade quando il materiale di una stella distrutta viene divorato da un buco nero. Il materiale forma un disco di accrescimento, che si riscalda ed emette grandi quantità di luce e radiazioni. Le emissioni che siamo in grado di vedere dalla Terra dipendono dal nostro angolo di vista rispetto all'orientamento del buco nero. Credit: Illustration by Jane Lixin Dai

 

Come didascalia, riporto quella originale delle agenzie stampa, dove è facile notare una ripetizione di ciò che si già si sapeva molto bene.

Vi è un disco più o meno spesso e opaco “equatoriale”. Poi, iniziano le radiazioni a varie lunghezze d’onda fino ad arrivare ai raggi X nel getto relativistico. Immaginiamo, adesso, di muoverci (a dovuta distanza) dall’equatore verso l’asse del getto. All’inizio vedremmo radiazioni in gran parte oscurate dal disco. Poi avrebbero il predominio le radiazioni di diversa energia e, infine, se fossimo proprio nella direzione del getto, un esplosione violentissima di raggi X. Fenomeni diversi, che, però, sono sempre lo stesso oggetto visto da angolazioni diverse. L’ultimo caso, il più evidente, è quello che viene chiamato blazar.

Una conferma, ottenuta con l’aiuto sempre più grande del computer e con qualche osservazione in più. Il concetto di base, però, è sempre lo stesso.

Articolo originale QUI

E’ sempre più dura trovare news veramente interessanti e innovative, a meno di non palare di vita su Marte e sugli esopianeti. Forse abbiamo svelato tutti i segreti dell’Universo? Mah… non credo proprio…

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