Feb 25

I RACCONTI DI VIN-CENSUS: L'uomo che sapeva saltare

"Volare alto": in senso figurato significa non preoccuparsi delle piccolezze della vita quotidiana, spesso non capirle neanche, quasi non le si vedesse, come se ci si dovesse occupare di cose molto più importanti e per questo si volasse molto in alto, tanto da non riuscire a scorgere quello che succede a livello del suolo (fonte: Dizionario dei modi di dire). Giusto. Ma se il volo non è troppo alto (né troppo basso), può capitare di vedere meglio ciò che accade al suolo. Quale sarà, quindi, la giusta altezza a cui volare? Forse Piero l'ha trovata, vediamo come...

 

Piero viveva in un piccolo alloggio di due camere al pianterreno di una costruzione fatiscente della periferia della grande città, che un tempo era stata chiamata addirittura residence. Comunque aveva un tetto e aveva anche un mini giardino. In realtà chiamare giardino quel fazzoletto di terra dura e riarsa era un eufemismo. Ma a lui bastava eccome, anche se, quando si sedeva all’aperto, era spesso costretto a respirare la sabbia sollevata del vento. Comunque era un fortunato: possedeva una casa, un lavoro e uno spazio esterno.

Per una persona introversa, taciturna, senza amici come lui, era già molto. E poi possedeva una capacità fisica eccezionale, di cui forse non si rendeva nemmeno conto del tutto. Aveva una vista acutissima, straordinaria, come nessuno al mondo. Riconosceva piccoli particolari a distanza di decine, centinaia, forse migliaia di chilometri. La sfruttava però ben poco. Al lavoro era sempre chiuso in quel sottoscala senza finestre ad archiviare vecchi documenti polverosi. Non si vedeva con i colleghi e il pullman che lo portava velocemente a casa aveva i vetri sempre intrisi di terra giallastra. Un giorno, però, capì che anch’egli nascondeva in sé un interesse nascosto, un’enorme passione.

Vide il suo “oggetto del desiderio” in una vecchia bancarella di cose usate al mercato rionale. Era un materassino elastico (trampolino elastico, lo chiamano adesso, ed è anche una disciplina olimpica). Sentì un impulso irresistibile e lo comprò, non pensando alla sua rigida economia mensile. Lo mise in “giardino” e cominciò a usarlo, prima con cautela e poi con sempre maggiore capacità. Fece in fretta a imparare la tecnica migliore. L’aveva nel sangue. Adesso capiva perché il suo subconscio lo aveva costretto a portarselo a casa ad ogni costo. Ben poco gli importava che i vicini lo guardassero con volti sprezzanti e dubbiosi. A lui piaceva e voleva goderselo completamente. Sentiva che non era solo un divertimento, ma anche una specie di dovere.

I primi salti molto controllati lo portarono a pochi metri d’altezza, abbastanza, però, per vedere la vita che lo circondava. Scorse un paio di corpulenti giovanotti che stavano strappando con rabbia e violenza la borsetta a una vecchia traballante. La abbandonarono per terra dolorante e piangente. Vide una banda di minorenni picchiare a sangue un coetaneo di colore. Si accorse che una giovane donna era stata violentata da tre extracomunitari clandestini che stavano ancora sghignazzando. Fu terrorizzato dall’improvviso crollo di quel vecchio albergo degli anni trenta in cui si era rifugiata da molto tempo un’intera comunità, i cui volti smunti e tristi avevano tinte delle più varie e strane sfumature di colore.

L’altezza dei salti aumentava giorno dopo giorno e la sua tecnica diventava sempre più raffinata. Non passarono molti giorni che arrivò abbastanza in alto da vedere il centro della sua bellissima città: palazzi lussuosi, campanili, torri, il fiume, tante macchine. Ma vide anche girare la droga un po’ ovunque. Vide bambini che la vendevano e la prendevano. Tanta gentaglia che li comandava e che regolava il traffico delle prostitute. Anche in centro c’erano tanta miseria e tanta rabbia. Solo che sembravano trasparenti alle persone normali che si aggiravano tra i negozi. Fino a quando non diventavano esse stesse l’obiettivo di un furto o di un crimine più violento. Il marcio era dappertutto.

I salti si facevano sempre più alti e arditi e la sua vista prodigiosa lo portava sempre più lontano. Vide Napoli e la sua camorra. Vide lo sfruttamento, ma anche l’interesse di molti, troppi. Vide innocenti uccisi, onesti spaventati e abbandonati, criminali osannati e riveriti. E non era molto diverso ciò che capitava in Puglia, in Calabria, in Sicilia. Poi fu distratto da quella specie di flotta disperata che si avvicinava a Lampedusa. Conteneva gente stravolta, alcuni respiravano, altri no. Spesso le barche s’immergevano tra i flutti, ma gli occhi enormi dei “passeggeri” non cambiavano espressione. Cattiva gente. Futuri sfruttatori di minorenni, spacciatori, violentatori. Anche quei bambini con gli occhi vuoti? Forse non tutti. E vide che la gente del posto non li ricacciava a mare, ma li accoglieva e spesso qualche carezza e qualche incitazione se la lasciavano scappare. Anche le forze dell’ordine chiudevano un occhio, a volte anche due.

Ancora più in alto ed ecco il nord ricco e prosperoso. Lì sì che gli immigrati erano un vero pericolo. Comandavano il crimine e terrorizzavano gli onesti lavoratori. Anche quelli che li facevano lavorare diciotto ore al giorno per quattro soldi e li ammassavano a centinaia in buie cantine. D’altra parte avevano così poche ore per dormire. E tutti quei luridi e noiosi bambini che chiedevano l’elemosina? Che ossessione insieme ai lavavetri! Si doveva agire drasticamente.

Un balzo più potente. Quante vigne e quanta gente a potare, raccogliere, trinciare, sudare. E quante lingue parlavano. Sarà stata la distanza ma Piero non riusciva a capirli. Comunque erano sopportati, a volte accettati. Loro non rifiutavano i lavori più umili, quegli stessi che i giovani del luogo, benestanti o no, scacciavano con repulsione. Attenzione però al primo sbaglio, se no… tutti a casa! Però che nervi quando facevano “carriera” e si mettevano in proprio. In fondo vi erano riusciti sfruttando solo e soltanto i “nostri” soldi.

Ormai era diventato un vero atleta e salì così in alto da vedere l’Africa. Fece fatica a guardare quanti bambini morivano. Possibile che i genitori non potessero fare qualcosa, lavorare, procurargli l’acqua, il cibo? In realtà si accorse che c’erano troppo pochi genitori per quella moltitudine di piccoli. Ma certo, accidenti, erano spariti, uccisi da quella terribile malattia che non “volevano” debellare. Perché non prendevano le giuste precauzioni? Perché non si compravano le medicine? Forse pretendevano di pagarle troppo poco? I soliti poveri che piangono su se stessi e non vogliono tirarsi su le maniche (anche se laggiù spesso non le hanno …). Chi rimaneva non lavorava, restava davanti alla sua capanna con gli occhi spenti. Eppure erano pieni di risorse, di miniere, di ogni ben di Dio. Tuttavia, chi decideva dove estrarre i minerali, risucchiare il petrolio, dividere gli utili, aveva sempre lo stesso colore della pelle, quel bianco pallido che poco si accordava con la natura selvaggia del Continente Nero.

Un altro grande balzo e vide che i soldi per perforare, per scavare, per tagliare le foreste, per fare cattedrali nel deserto c’erano, ma non per portare l’acqua nei villaggi più miseri. Vide capi di stato neri che discutevano allegramente con distinti signori bianchi che gli presentavano progetti di lussuosi ospedali progettati da cari amici di famiglia nordeuropei. Delle vere meraviglie ultramoderne ed anche artisticamente valide, che si erano potuti elaborare grazie alle offerte di tanti buoni cittadini: una grande pubblicità e un ottimo affare per gli architetti. Peccato che i soldi fossero finiti proprio con i progetti. Sarà per la prossima volta…

Salì ancora più in alto e vide finalmente bambini giocare tra loro. Come tanti piccoli europei si divertivano a fare la guerra. Tenevano in mano fucili davvero pesantissimi. Sembravano veri, come le pallottole che sparavano. Ma si! Accidenti. Erano proprio veri. Li vedeva cadere come mosche in laghi di sangue. E ne scorgeva altri che tagliavano le gole con coltellacci ricurvi. Che triste cosa un’umanità così depravata! Era strano però: i “giocattoli” sembravano gli stessi per entrambi i gruppi in lotta. Poi vide chiaramente, poco lontano, un solo elegante personaggio, bianco come il latte, che li vendeva contemporaneamente a due importanti capi di stato, vestiti di seta purissima. Proprio gli stessi due che si stavano facendo una guerra di religione, di razza, di tribù. I bambini uccidevano con la gioia e la rabbia nel volto, la paura e il vuoto nel cuore. Non avevano altro da fare. Per i genitori era già arrivata la giusta punizione per aver avuto la sfrontatezza di vivere.

Un balzo ancora più in alto e vide il Brasile. Che bella quella baia e quella città favolosa. E quanti bambini giravano da soli, a volte barcollando e scherzando con i passanti. Forse, però, non scherzavano… E c’era tanto caldo che famiglie intere preferivano dormire per terra, sotto una coperta di cartone. Chissà che frescura quando la mattina venivano svegliati dagli idranti della polizia. Meno male che nessuno li vedeva: i ricchi voltavano sempre gli occhi dalla parte sbagliata.

Un altro salto e scorse l’oriente più lontano, il grande fiume dell’India, le foreste del delta e tanti bambini che facevano il bagno. Molti di essi erano così contenti che non uscivano più dall’acqua. E quanti di loro avevano le gambe spezzate e camminavano strisciando per chiedere l’elemosina. Non si vedevano però televisioni a riprendere e testimoniare quelle carneficine. Probabilmente solo per tutelare la loro “privacy”. Preferivano mostrare altre cose: i VIP al mare, i calciatori in ritiro, le storie d’amore delle veline, le isole dei famosi, i viaggi dei grandi della Terra, che promettevano soluzioni rapide e sicure e che ammonivano duramente i paesi poveri a non inquinare il mondo. Lo avevano già inquinato troppo loro. E poi l’ora di programmazione era “sballata”. I grandi network televisivi non erano riusciti a indirizzare i massacri in prima serata. E allora che si arrangiassero. Si tenessero pure l’ebola, i signori della guerra, i bambini sciancati o sfruttati. Se non volevano cambiare, cercarsi un lavoro, scavare qualche centinaio di metri a mani nude per trovare l’acqua, che cosa ci poteva fare il mondo evoluto?

Fece ancora un balzo, altissimo, vide la metà del mondo, tutto ciò che gli era possibile.

salto

Ma questa volta non tornò indietro.

 

Vi siete mai chiesti quanto alto bisogna volare per vedere tutta la Terra? Saranno sufficienti i 400 km della Stazione Spaziale Internazionale? Se non lo sapete, potete scoprirlo QUI

Tutti i racconti di Vin-Census sono disponibili, insieme a quelli dell'amico Mauritius, nella rubrica ad essi dedicata

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