Giu 23

La lunga storia dell'oceano di Plutone **

Questo articolo è inserito nella sezione d'archivio "Oceani sotterranei nel Sistema Solare"

 

L'analisi attenta e paziente delle caratteristiche superficiali di Plutone, così ben fotografate e studiate da New Horizons, permette probabilmente di raccontare la sua lunga e "vivace" evoluzione.

La vecchia visione di Plutone era piuttosto "banale": un ammasso di roccia e ghiaccio formatasi, come molti altri fratelli, al di là dell'orbita di Nettuno. Niente di emozionante, cosa da aspettarsi a quelle distanze dal Sole... E invece no! Come già successo per altri corpi del Sistema Solare, Plutone si è mostrato ben più vivo e vivace del previsto.

La sua superficie mostra abbastanza chiaramente che sotto quella crosta ghiacciata vi è ancora un oceano allo stato liquido. Ma come? a quelle temperature l'acqua dovrebbe essere ghiaccio e niente più. Attenzione, non sbagliamo di nuovo... Le condizioni termiche esterne ci dicono questo, ma esse non sono le stesse che caratterizzano l'interno del corpo planetario.

A questo punto si aprono due strade: o Plutone è nato freddo e poi si è riscaldato all'interno, oppure è nato caldo e non è ancora riuscito a perdere tutta l'energia interna e, quindi, ha conservato un tiepido oceano, anche dopo 4.5 miliardi di anni (chissà che bei pesciolini navigano al suo interno!).

Normalmente, i pianeti nascono freddi e la pioggia di planetesimi che li accrescono nelle prime fasi di vita possono fondere solo la parte superficiale. Per riuscire a fondere anche la parte interna è necessario il contributo essenziale degli elementi radioattivi che, più meno lentamente, decadono, producendo energia e riscaldando la parte interna del pianeta.

Potrebbe essere andata così anche per Plutone, dato che questo processo non è molto interessato alla distanza dal Sole. Tuttavia, se partiamo da un interno freddo e poi lo facciamo riscaldare attraverso i processi radioattivi, dovremmo assistere a un passaggio da ghiaccio ad acqua, ossia a una diminuzione di volume e quindi a una contrazione anche della parte superficiale. Questo tipo di processo si manifesta con caratteristiche piuttosto chiare, delle quali, nel caso di Plutone, pur accettando che queste variazioni geologiche siano molto antiche, non si vede traccia.

Un po' alla volta, poi, le cose tornerebbero a una situazione più normale e la parte liquida inizierebbe a trasformarsi in ghiaccio dilatandosi e quindi dando luogo a fenomeni completamente diversi sulla superficie, come fratture della crosta.

Le tipiche fratture dovute a una dilatazione della parte interna che si trasforma da acqua in ghiaccio. Fonte: NASA/Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory/Southwest Research Institute/Alex Parker.

Valutiamo allora la seconda ipotesi: Plutone ha subito un bombardamento veramente eccezionale durante la sua costruzione (beh... di planetesimi ce n'erano tanti da quelle parti, come gli oggetti della fascia di Kuiper insegnano), talmente rapido e violento da essere in grado di riscaldare non solo la superficie, ma l'intero corpo planetario.

In poche parole Plutone è nato CALDO  e si sta ancora spegnendo adesso, implicando soltanto fenomeni di espansione, cosa che sembra la realtà delle osservazioni.

Le simulazioni hanno mostrato che questa fase di riscaldamento da impatti dovrebbe essere stata brevissima, dell'ordine di poche decine di migliaia di anni. In caso contrario, non si sarebbe potuta intrappolare abbastanza energia per mantenere l'interno caldo. Al limite, si sarebbe potuto anche fare, solo se Plutone avesse subito impatti violentissimi tali da riscaldare drasticamente le parti più interne. Una lotta tra perdita di calore e quantità di energia termica "raccolta" dall'esterno attraverso gli impatti.

Tuttavia, anche se la seconda ipotesi sembrerebbe la più difficile da ottenere, la mancanza assoluta di segni di contrazione sembra favorirla. In ogni modo, la dilatazione continua, il che vuol dire che c'è sicuramente ancora dell'acqua che si trasforma lentamente in ghiaccio.  Aspettiamoci, perciò, altri oceani sotterranei su quasi-pianeti (tanto per chiamarli secondo le regole ufficiali, ma poco significative fisicamente) come Eris e Makemake.

Dove andate al mare quest'anno? Beh... pensavamo di andare su un Kuiper Belt: tanta tranquillità... caldo se lo cerchi, e molta frescura se esci allo scoperto. Invece di portarsi una tuta da sub, però, sarebbe meglio portare con sé una trivella per raggiungere l'oceano calmo e tiepido (ah... dicono che non vi siano squali pericolosi!).

Articolo originale QUI

 

Dell'esistenza dell'oceano sotterraneo di Plutone eravamo già convinti molto tempo fa (QUI), quando ancora sembrava solo un'ipotesi, e neanche la più probabile... ma le osservazioni, a nostro parere, non lasciavano spazio a dubbi!

3 commenti

  1. PapalScherzone

    E bravo Enzone!

    Scommetto che neanche ti ricordi di questo articolo http://www.infinitoteatrodelcosmo.it/2016/09/25/loceano-sotterraneo-di-plutone-e-come-il-mar-morto/ scritto quattro anni fa, in cui, sulla base di alcuni dati osservativi relativi al famoso "cuore" di Plutone, ti eri già convinto che l'esistenza di questo oceano fosse un'ipotesi più che credibile... :wink:

     

  2. Mario Fiori

    E gli altri Pianetini oltre Putone, i vari Quoar, Makemake , Sedna, Eris ecc. hanno qualche speranza di avere assomiglianze al Sig. Plutone?

  3. sicuramente Mario, soprattutto i più grandi

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