25/09/16

L’Oceano sotterraneo di Plutone è come il Mar Morto **

Questo articolo è inserito nella sezione d'archivio "Oceani sotterranei nel Sistema Solare"

 

Ne ho letto un po’ di tutti i colori per cercare di spiegare quell’enorme pianoro a forma di “cuore” che copre buona parte dell’emisfero visibile di Plutone. In qualche modo mi sembravano “costruiti” a tavolino, quasi trascurando le evidenze osservative più evidenti. Ho preferito tacere, in attesa di ciò che mi aspettavo: la soluzione più semplice e, in fondo, anche abbastanza ovvia. Giurerei che è quella giusta!

Cosa sono i mari lunari? Beh… è abbastanza facile rispondere in modo semplicistico, ma abbastanza corretto: enormi crateri da impatto in cui l’energia è stata sufficiente a rompere la crosta e far uscire il magma fluido sottostante che si è riversato in superficie. E’ un po’ come gettare una pietra in uno stagno e assistere alla compressione dell’acqua e poi al suo rimbalzo verso l’esterno. Sulla Luna, il liquido sottostante è fuoriuscito dal buco formato dal cratere e lo ha riempito in modo che la gravità abbia potuto livellarlo secondo una superficie sferica: un mare di lava… Qualcosa del genere è successo anche sui satelliti ghiacciati (come, per esempio Europa ed Encelado) in cui si vedono ampie superfici dalle caratteristiche molto giovani, dovute alla fuoriuscita di acqua sottostante che, assunta una forma di equilibrio, viene rapidamente ghiacciata. La presenza di oceani sotterranei è ormai  cosa abbastanza comune

Perché non pensare lo stesso per Plutone? Sappiamo benissimo che il suo interno è più caldo del previsto. Dobbiamo accettarlo, anche se la spiegazione è in gran parte misteriosa. La sua lava potrebbe essere un oceano d’acqua ancora allo stato liquido. Qualcosa capace di rompere la crosta potrebbe farla uscire in superficie e permetterle di coprire completamente il cratere. Dopo di che c’è tutto il tempo di “nasconderlo” con azoto ghiacciato e altro ancora che si deposita periodicamente sulla superficie.

Bello, molto bello, ma… le prove? Beh, innanzitutto la forma di una buona parte della pianura “a cuore” (dei cui confini abbiamo parlato QUI). Essa sembra proprio riferirsi a un cratere enorme di circa 900 km di diametro, causato dall’impatto di un oggetto dell’ordine di 200 km. L’ho tracciato brutalmente su un’immagine presa da New Horizons e che è inserita qua sotto.  Niente di strano per il Sistema Solare esterno e per Plutone che si è ben guardato dal pulire per bene la sua orbita…

oceanopluto

Un impatto, normalmente, crea un buco che, anche se riempito più o meno parzialmente da ciò che proviene da fuori (tipo l’azoto), non riuscirebbe a raggiungere la massa presente in quel luogo prima dell’urto. Si otterrebbe quella che, in gergo, si chiama anomalia di massa negativa, ossia una zona del pianeta in cui la gravità è più debole della media.

Tuttavia, questa zona si trova proprio nel posto sbagliato rispetto a Caronte. Essa è proprio lungo la congiungente le due facce che continuano a guardarsi una con l’altra. In altre parole, si trova proprio dove le forze mareali hanno sistemato e “bloccato” i due compagni di viaggio. Facendo calcoli piuttosto elaborati si trova che le zone che si guardano costantemente dovrebbero presentare un’anomalia di massa positiva.

Accidenti… un’anomalia positiva proprio dove l’impatto avrebbe dovuto creare un’anomalia negativa?

La soluzione esiste, però… e permette anche di effettuare alcune misure che sembrano impensabili.

Ammettiamo che  sotto la crosta ghiacciata vi sia un oceano d’acqua salata. L’impatto lo mette a nudo e l’acqua esce riversandosi nel buco del cratere. Essa ristabilisce l’anomalia negativa e, a seconda della sua salinità, può benissimo dar luogo, insieme all’azoto proveniente dall’atmosfera e intrappolato nel ghiaccio, a un’anomalia positiva, proprio quello che ci si aspetterebbe vista la sua posizione rispetto a Caronte.

Se la situazione è veramente questa, si può allora simulare l’impatto e vedere quanto profondo debba essere l’oceano e quanto salata l’acqua che è uscita in superficie. I calcoli portano a un risultato abbastanza restrittivo: l’oceano deve avere uno spessore di almeno 100 km e la sua acqua simile a quella del Mar Morto (circa il 30% di salinità).

Ora non resta che verificare in modo accurato l’anomalia di massa e trovare altre prove (alcune ci sono già) sull’esistenza di un oceano sotterraneo.

Bella ricerca, fondata sulla soluzione più semplice e sulla sua elaborazione accurata sia in senso fisico che dinamico. Le prove osservative, ancora da leggere, sulle immagini e sui dati di New Horizons confermeranno oppure no l’ipotesi, per niente azzardata.

Va bene, siamo un po’ più sollevati… anche andando fino a Plutone possiamo sperare in un’abbondante riserva d’acqua liquida (non diciamo a nessuno, però, che è veramente imbevibile!)

Articolo originario QUI

 

NEWS del 23/6/2020: L'oceano di Plutone esiste certamente, resta solo da chiarire come si sia formato.

 

2 commenti

  1. Luigino

    Cosa tiene liquida a quella distanza l'acqua all'interno di Plutone (che io personalmente considero un satellite di Nettuno...) ?

  2. caro Luigino... a saperlo! Abbiamo infatti detto che è cosa poco spiegabile, se non attraverso una vita molto complessa di effetti mareali o di riscaldamento primigenio di lunga durata. E' ancora un bel quiz... :wink:

    La vecchia dea del satellite di Nettuno si è sciolta un po' alla volta dopo la scoperta della fascia di Kuiper e in particolare dei Plutini... :roll:

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