Dic 20

La cura dimagrante dei buchi neri **

NEWS! Rilevate le onde gravitazionali, la cronaca della prima osservazione e dei successivi sviluppi la trovate QUI

 

In realtà, non è ancora stata trovata una vera cura dimagrante per i “ciccioni” del Cosmo, ma -almeno- sappiamo come farli smettere di ingrassare. Basta togliergli il cibo… Ma chi oserebbe farlo? Loro stessi… con grande forza di volontà, quasi “fantozziana”.

Le osservazioni permettono di stabilire in modo abbastanza preciso la massa contenuta all’interno dell’orizzonte degli eventi di un buco nero (questa definizione è forse la migliore, se ci pensate bene…). Si è arrivati a 40 miliardi di volte quella del Sole. Per calcolare la massa, però, bisogna anche riuscire a vederlo o -meglio- riuscire a vedere ciò che gli sta intorno. Sperare di osservare solo stelle che orbitano attorno a un buco nero di dimensioni piccolissime, a distanza di sicurezza, può essere plausibile solo per la nostra galassia.

Fortunatamente esiste il disco di accrescimento (questo fenomeno sta diventando il più frequente nelle nostre discussioni…) che lo individua abbastanza chiaramente. Tuttavia, il disco di accrescimento subisce pesantemente la forza del mostro insaziabile che gli sta all’interno. In poche parole, ne deriva un a specie di serpente che si morde la coda. Oltre a un certo limite di massa il disco di accrescimento diventa instabile e non riesce più a formarsi. Viene praticamente disperso.

Questo limite sembra essere 50 miliardi di masse solari.

Ricapitolando… il buco nero per smettere di mangiare e di ingrassare non deve fare altro che far sparire il cibo di cui si nutre. Un vecchio e facile sistema, in  fondo: senza cibo non si può ingrassare. Per l’essere umano, questa scelta porta inesorabilmente a un risultato non troppo felice, ma il buco nero può sopravvivere benissimo con quello che ha ingurgitato in una lunga vita di banchetti pantagruelici.

Insomma, si potrebbe concludere che, pur cercando con attenzione, non potremo mai osservare buchi neri superiori ai 50 miliardi di masse solari? In realtà no, anche se sarebbe molto difficile perché, come già detto, non si riuscirebbero a localizzare. Un buco nero a dieta ferrea preferisce nascondersi e sfruttare la sua caratteristica di non dare informazioni di se stesso: no disco, no buco nero (visibile).

Ricordate una delle scene più classiche dei film di Fantozzi? Lui sta facendo qualche dieta forzata e il solito medico tedesco gli fa vedere quintali di polpette senza che lui possa afferrarne nemmeno una. Basta, però, una minima distrazione del medico ed ecco che Fantozzi passa all’azione, bloccando immediatamente la masticazione non appena gli occhi del controllore lo guardano con sospetto.

Beh… i buchi neri fanno più o meno lo stesso. Non tutti accettano il destino dei 50 miliardi di masse solari e cercano di fare come Fantozzi! In che modo? Ingurgitando velocemente qualcosa che li sazi senza lasciare traccia visibile. Ad esempio una stella di passaggio o addirittura un altro buco nero.

Devono, però, essere banchetti rapidi e invisibili, se no il medico se ne accorgerebbe o -più correttamente- il disco di materia se ne andrebbe per la sua strada. Ovviamente, in questa instabilità c’entra il momento angolare, come sempre, e altri limiti legati alla massima luminosità. Ma ciò che a noi importa è che se la stella si sgretola non riesce a dar luogo al disco di accrescimento. In parole povere: la polpetta deve essere praticamente ingoiata in un sol boccone!

E’, quindi, impossibile osservare i “Fantozzi” cosmici? Per adesso sembrerebbe di sì, a meno di non affidarsi ciecamente al solito Einstein. Per esempio, la luce di qualche oggetto più lontano gli potrebbe passare vicino. In  tal caso lo spaziotempo deformato costringerebbe la luce a non seguire la linea retta più probabile (QED…), ma farebbe un percorso curvo, proprio quello che dà luogo all’effetto lente di cui abbiamo appena parlato.

I fotoni sembrano proprio dei curiosoni oltre che dei dispettosi spioni. Se non possono raggiungerci direttamente, dato che il buco nero li trattiene al suo interno, avvisano i compagni lontani di curiosare dalle loro parti per far capire dov’è il buco nero che ha “rotto” la dieta. Sempre che queste strane traiettorie non vengano sempre e comunque imputate al ragioniere Filini, ops… alla materia oscura!

Vi è poi un altro metodo per scoprire i buchi neri super massicci che hanno rotto la dieta di mantenimento. Basta coglierli su fatto! Beh… questa sembra un’ovvietà… ma non è così. Non è assolutamente facile assistere al momento in cui una stella praticamente intera finisce nelle fauci del nostro Fantozzi affamato. La luce sarebbe troppo debole e durerebbe un attimo.

Bisogna sperare che il pranzo sia decisamente più luculliano, quello ottenibile attraverso un altro buco nero. Nero più nero, però, è uguale a nero, dato che il disco di accrescimento sarebbe vietato.

Ancora una volta, il vecchio Einstein ne sa una più del diavolo e se non si può utilizzare l’informazione data dalla luce, si potrebbe sempre utilizzare un’altra forma di informazione (pensateci bene, poter vedere senza vedere…): le onde gravitazionali! Quelle comparirebbero comunque mentre la polpetta cade nella “bocca… degli eventi”. Anzi, per oggetti così massicci, dai movimenti ultra accelerati, sarebbero fortissime.

Dobbiamo solo aspettare di riuscire a sentirle… Io (per quello che può valere la mia idea) sono convinto che ancora una volta Einstein abbia ragione, ma la nostra tecnologia deve ancora fare un po’ di strada per riuscire ad arrivare al livello della sua mente.

Scusate se mi sono divertito un po’ a parlare di fenomeni cosmici così importanti e seriosi. So che tanti falsi appassionati (tipo certi astrofili da sigle) si arrabbiano molto quando uno “scienziato” smitizza così quelli che loro considerano concetti complessi e per pochi intimi (come loro, ovviamente…). Diffidate… diffidate… anche l’Universo ha diritto di divertirsi e noi con lui. In fondo, le notizie ci sono tutte e magari potrebbero essere trasferite più facilmente anche ai bimbi incollati ai “tablet” e alle loro emozioni virtuali…

Articolo originale QUI

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