29/12/15

Qual è la vostra reazione? ***

Ancora una volta, utilizzo un articolo apparso su Media INAF. Ma, questa volta, è una critica molto velata. Ciò che m’interessa di più è capire se una notizia che dovrebbe essere divulgativa, lo sia veramente e non crei, invece, solo confusione su argomenti che molti pensavano di aver capito. L’argomento riguarda l’effetto lente di Einstein sul quale abbiamo, recentemente, parlato molto. Vi chiedo, perciò, di leggere la nota e di dirmi se e cosa avete realmente capito. Le vostre risposte mi saranno molto utili per pianificare sempre meglio i metodi di divulgazione realmente efficienti. Più che un articolo questo è puramente un sondaggio!

Secondo il mio modesto parere, una news dovrebbe essere in grado di spiegare, con parole semplici, un certo fenomeno o scoperta che sia. Nessuno pretende che sia esaustiva, ma solo che dia un’idea generale, sufficiente a capire di cosa si parli, cosa sia stato fatto e cosa sia  stato ottenuto. Una rapida, ma completa presentazione, comprensibile a tutti i lettori interessati.

La metodologia accurata e lo svolgimento matematico possono sicuramente essere tralasciati (se piuttosto complessi), ma dovrebbero essere fornite le basi per potere andare direttamente nell’articolo originale e cercare di approfondire a seconda del proprio livello conoscitivo. Una sequenza temporale abbastanza ben definita.

Il problema nasce quando la news invece di semplificare il concetto di base crea più confusione che chiarezza.  In poche parole, non permette di capire come si sia arrivati al risultato finale (e magari quale sia realmente), ma, anzi, tende a confondere ciò che si pensava di avere compreso, almeno a grandi linee.

L’articolo a cui mi riferisco parla di una bellissima -e molto nota- croce di Einstein. Essa si lega immediatamente all’effetto lente. Tuttavia, il risultato finale ha bisogno di qualche passo in più per non creare dubbi e conclusioni errate. Si mischia infatti l’effetto lente classico, con un’applicazione di microlensing a un fenomeno particolare (quello del disco di accrescimento di un quasar).

Il microlensing si riferisce normalmente a situazioni in cui il corpo “lente” sia piccolo e compatto e mostri un moto proprio di scala “umana”. Nella nota, invece, si parla solo di una galassia lente, ben più grande ed estesa delle lenti di piccola stazza necessarie allo scopo. Insomma, io reputo che non sia assolutamente chiaro il processo osservativo e modellistico eseguito.

Non pretendevo certo che si spiegassero, in poche parole, dei processi applicativi piuttosto elaborati e complessi, ma -almeno- che si capisse di cosa si stava parlando a livello generale. Sicuramente, andando direttamente al testo originario, le cose si chiariscono di molto e certe confusioni spariscono. Ma è questo che deve fare la divulgazione? No, io penso proprio di no. L’articolo originario non dovrebbe chiarire quello che la news non è stata capace di fare. L’articolo originario dovrebbe servire per approfondire ciò che la news ha espresso compiutamente con semplificazioni  più o meno grandi, ma che non travisino il concetto fondamentale.

Mi sono accorto come, lavorando come al solito con il copia-traduci-incolla, Media INAF abbia utilizzato un’agenzia piuttosto scadente e  poco chiara. Tuttavia, essendo un Istituto professionale era suo dovere ampliare e cambiare alcune frasi in modo da chiarire e non confondere. Sempre che il traduttore abbia capito di cosa si stava parlando...

Può darsi che sia io a sbagliare e che nelle poche righe dell’articolo di Media INAF vi siano tutte le informazioni sufficienti a comprendere il succo della ricerca. Forse è l’età che galoppa, ma io -lo ammetto senza problemi- non avrei capito un granché della news, se non avessi conosciuto già da tempo l’applicazione del microlensing a oggetti irrisolvibili come i quasar lontani.

Vi chiedo perciò un aiuto e non certo un’ulteriore critica. Ditemi se voi riuscite a capire qualcosa leggendo solo la news, senza andare sul lavoro originario. Ovviamente, mi riferisco al lettore “medio”, non particolarmente preparato. In poche parole, proprio quello a cui dovrebbe rivolgersi Media INAF.

Non c’è assolutamente polemica in questo breve articolo, ma solo il bisogno di  capire come architettare sempre meglio le mie “news”, elaborate sempre abbondantemente, cercando di mettermi nei panni di chi legge.

Mi attendo molte risposte sincere e non corrotte dalle mie idee precedenti. L’articolo in questione lo trovate QUI. Mi raccomando, basatevi solo su di lui senza fare ricerche personali sulle tecniche di microlensing o sull’articolo originale. Non è questo che si dovrebbe chiedere ai lettori quando si cerca di fare vera divulgazione.

P.S.: Ho messo tre asterischi solo perché le strategie di riduzione dei dati non sono certo banali. Tutti, però, possono partecipare a questo “sondaggio”. GRAZIE!

 

NEWS!! Finalmente, il vecchio Hubble è riuscito in quello che avrebbe desiderato Einstein: misurare una massa stellare attraverso la deviazione della luce di una sorgente più lontana. Non soltanto per il Sole, ma per stelle qualsiasi (o quasi).

22 commenti

  1. Alberto

    Caro Enzo, ad una prima lettura realizzo la totale sovrapposizione del significato tra "effetto lente gravitazionale" e "microlensing".
    In questa maniera l'articolo ha una sua coerenza di senso. Sperando che il senso sia corretto.
    Forse ho equivocato la tua richiesta?

  2. caro Alberto,
    proprio ciò che temevo... sembra che l'effetto di microlensing non sia altro che la causa della croce di Einstein. In altre parole, è come se il risultato fosse solo quella bellissima figura, che, invece, era cosa già nota da molto tempo. Invece, su di lei si è usato il microlensing attraverso le stelle della galassia che ha causato la croce... Un doppio passaggio che separa nettamente l'effetto lente generale da quello di mcrolensing...

    Ovviamente, mi spiegherò meglio, ma prima volevo sentire le vostre reazioni per non essere troppo prevenuto... :wink:

  3. Alberto

    Non mi sembra proprio la maniera migliore di divulgare notizie ai non addetti ai lavori

  4. In realtà, dietro una notizia molto vaga si cela un doppio procedimento che è stato bellamente unificato. Sembra quasi che l'analisi della croce, fine a se stessa, abbia dato un risultato stupefacente. La croce individua il quasar, ma la sua lettura abbisogna del microlensing, dovuto alle stelle del nucleo galattico. Quest'ultimo fa da lente generale SOLO per individuare le quattro immagini. Ci vuole, quindi, del tempo (umano) per vedere le variazioni luminose di ogni singola immagine, dovute al microlensing delle singole stelle, che permettono un'analisi al di sotto dei limiti di separazione del telescopio. Un procedimento sicuramente complesso e sofisticato, ma che può essere sintetizzato separando adeguatamente i vari contributi.

  5. Daniela

    Si capisce che "effetto lente gravitazionale" e "microlensing" sono sinonimi.
    Inoltre sembra che con Croce di Einstein si identifichi solo quel particolare oggetto nell'Universo (e quindi ce ne sia una sola), anziché una tipologia di immagini riflesse in quel particolare modo dall'effetto lente...

  6. Alberto

    Vero. La croce di Einstein è un effetto particolare, credo, non un oggetto preciso.
    Daniela è stata brava a metterlo in evidenza.

  7. Come pensavo, anche tu Dany hai inteso che le due parole "effetto lente" e "microlensing" individuino uno stesso fenomeno nell'ambito della ricerca. Ossia, l'unico fenomeno che ha permesso di ottenere un risultato strabiliante... Il punto è che invece sono due, dovuti a oggetti "diversi"... ed entrambi necessari!

    In realtà, qualsiasi figura del genere è chiamata "croce di Einstein". Tuttavia, a questo quasar è stato dato proprio il nome proprio di croce di Einstein... In ogni caso, era meglio spiegarlo per non creare confusioni inutili...

    Insomma, se si vuole divulgare un concetto piuttosto complicato bisogna farlo bene, se no è meglio evitare... Se leggi l'articolo originale sono sicuro che capirai molto meglio la situazione (senza entrare nella parte più tecnica, ma solo nelle parti introduttive).
    Il problema è sempre lo stesso: nessuno legge il testo e, forse, nessuno che fa il copia e incolla capisce cosa sta traducendo...

    Scusate, ma reputo questo un sistema non solo inutile per divulgare la Scienza, ma anche molto deleterio... :twisted:

  8. luigis

    Qui abbiamo capito che "microlensing" è un modo per denominare con altra lingua l'effetto lente gravitazionale.

  9. adriano

    Sembra che effetto lente gravitazionale e microlensing siano sinonimi, effettivamente crea confusione

  10. Paolo

    Ma devo dire che leggendo l'articolo sembra che si siano semplicemente analizzate meglio le 4 immagini multipli del Quasar. :roll:

    C'è una frase che risulta un pò sibillina: “gli astronomi hanno sfruttato l’effetto lente gravitazionale (detto anche microlensing) ”

    Dopo averla letta uno si chiede perché è stato usato il termine microlente e non lente :?:

    Di solito il microlesing è associato ad oggetti più contenuti e vicino di lontane galassie.

    Dando un'occhiata all'articolo originale, se non ho capito male si sono usati questi “transitori” effetti gravitazionali di microlenti, per tracciare una curva di luce più precisa del disco di accrescimento del buco nero centrale del Quasar.

    Non mi è chiaro però se gli oggetti sfruttati per il microleesing appartengono anche loro alla Galassia che produce l'effetto lente (dato che è abbastanza vicina .. la cui luce impiega 400 milioni di anni per arrivare a noi) oppure se sono più vicini (cosa che presumo) e si sono frapposti (nei 10 anni di osservazione) casualmente tra noi e le immagini multiple del quasar.

    Paolo

  11. Daniela

    Vero... ho letto le prime righe dell'introduzione all'articolo originale e si capisce chiaramente che il microlensing è in relazione all'effetto lente e si verifica quando stelle o loro residui spezzano localmente il campo gravitazionale che produce l'effetto lente e dividono ogni immagine della croce in molte micro-immagini. Dallo studio delle variazioni del numero queste micro-immagini dovute al movimento relativo delle sorgenti che le hanno prodotte, si è potuto dedurre le informazioni oggetto della ricerca (il mio linguaggio tecnico non sarà un granché, ma penso di essermi spiegata in modo decoroso).

    Non era difficile... bastava leggere invece di copiare e incollare senza neanche rileggere :-|

  12. cara Dany,
    hai risposto perfettamente anche a Paolo!
    Ogni immagine della lente generale (dovuta al nucleo galattico nel suo insieme) è in realtà composta da moltissime immagini dovute a microlensing delle stelle che compongono il nucleo della galassia. Esse non potrebbero essere separate a tale distanza, ma la variazione dovuta al moto relativo fa sì che si vedano ogni tanto impulsi di luce. Studiando la curva di luce delle quattro immagini "generali" e modellizzando il disco di accrescimento (da cui deriva la luce del quasar) e il moto relativo, si riesce a descrivere le dimensioni del disco di accrescimento del quasar.
    Estremamente complicata la strategia operativa, ma non certo impossibile una spiegazione nitida come hai detto tu!
    A questo punto, è ovvio dire che il solo effetto lente generale non avrebbe detto niente di più sulla piccola parte che produce luce, ma la sua variazione causata dal microlensing delle singole stelle fa fare il passo in avanti. L'articolo non espone assolutamente cosa ci sta veramente dietro e limita tutto a un "banale" effetto lente "studiato nei dettagli (ma cosa vuol dire?)"

    Bene, molto bene! lavorando insieme siamo riusciti a ricavare il vero succo del discorso.

    SONO FIERO DI VOI!!!! :-P :-P

  13. Alberto

    Un bel lavoro d'equipe.

  14. Luigi

    Confermo anche io: i due effetti sembrano solo SINONIMI.
    ... ma ormai non mi "meraviglio" più.
    Oggi continuo a leggere che tre giorni di "stop" delle auto a Milano e Roma non riducono i livelli di polveri sottili... 8-O
    Se c'è chi crede a queste cose c'è pure chi le dispone!!!

  15. caro Luigi,
    eppure c'è chi crede a tutto... poveri noi, in balia della stupidità e della falsità... :evil:

  16. Ho capito che i risultati delle ricerche sono state ottenute con un altro sistema denominato microlensing,probabilmente più adatto o innovativo rispetto a qualche altro.

  17. caro Gianni,
    se leggi i commenti precedenti ti risulterà tutto molto più chiaro... :wink:

  18. Ma io non ho volutamente letto i commenti e le risposte ,altrimenti il mio giudizio a pelle sarebbe stato condizionato. :)

  19. hai ragione Gianni... :wink: Scusa... :oops:

    Tuttavia, adesso puoi vedere che la spiegazione è venuta praticamente a furor di popolo...

  20. Daniela

    Per capire meglio il microlensing e le sue possibili applicazioni...

    http://www.infinitoteatrodelcosmo.it/2014/04/14/la-prima-esoluna-calma-e-sangue-freddo/

  21. grazie Daniela...
    teniamo conto che nel caso dell'articolo sotto ispezione, il microlensing è stato usato non sulla lente (per scoprirla e altro), ma sulla galassia lontana per valutare come questo effetto cambiasse la sua luminosità a livelli spaziali estremamente piccoli. Una ulteriore elaborazione che sfrutta lenti piccole e rapide.

  22. Mauro

    Va be'...

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:wink: :twisted: :roll: :oops: :mrgreen: :lol: :idea: :evil: :cry: :arrow: :?: :-| :-x :-o :-P :-D :-? :) :( :!: 8-O 8)

 

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