06/07/16

I Racconti di Vin-Census: L'ATTESA

Nel 1948, intuendo la possibilità di modificare i missili militari V2 (quelli che, lanciati dal Terzo Reich durante la Seconda Guerra Mondiale, avevano mietuto moltissime vittime in varie città europee), l’Unione Sovietica diede inizio all’avventura dell’uomo nello spazio. Dall'altra parte del mondo, l’inventore di quei missili, il tedesco Wernher Von Braun, divenne l’artefice dei maggiori successi spaziali americani, primo su tutti lo sbarco sulla Luna. Dopo l’euforia e i colossali investimenti degli anni ’60 del secolo scorso, i programmi spaziali subirono un rallentamento, ma negli ultimi anni ha ripreso vigore il progetto della missione umana su Marte che, ci dicono, potrebbe avvenire entro una ventina d’anni. E dopo? Cosa accadrà se e quando l’uomo avrà sviluppato la tecnologia per affrontare viaggi interstellari? Il nostro Vin-Census ha provato ad immaginarne uno con un epilogo che nessuno si aspetta! O forse qualcuno lo stava aspettando?!

 

Il 3 novembre 1957 lo Sputnik 2 portò in orbita il primo essere vivente: la cagnetta Laika.

Chi visse quei momenti si ricorderà molto bene lo stupore e la compassione per la piccola bastardina che si vedeva dentro il minuscolo abitacolo.

laika1Si conosceva già la sua sorte, ma comunque venne considerata un’impresa storica per l’uomo. Quanto sopravvisse il povero animale, non è ancora certo. C’è chi dice solo poche ore in quanto gli sbalzi di temperatura le furono subito letali. C’è chi dice parecchi giorni, fino a quando finirono le riserve di acqua e di cibo. In ogni modo non era previsto il ritorno. Il suo sacrificio fu però fondamentale per i futuri viaggi spaziali e aprì le porte del Cosmo.

Venne presto, infatti, la volta dell’uomo a spingersi nello spazio. Sicuramente ci furono parecchie perdite, ma alla fine il primo piede umano calpestò il suolo lunare il 20 luglio 1969. Che fosse impresa di carattere essenzialmente politico e poco o niente di carattere scientifico non vale la pena approfondirlo. L’importante era che l’uomo fosse riuscito a uscire dalla sua casa cosmica e fosse pronto per i viaggi nel Sistema Solare. Ci fu una lunga pausa. Forse solo perché mancavano le forti motivazioni legate alla guerra fredda che non esisteva più. Forse, e più logicamente, perché si voleva una tecnologia ancora più affidabile. Fatto sta che molti anni passarono prima che l’uomo cominciasse a volare di là dal nostro satellite.

La prima missione umana su Marte si svolse nel 2035. Nuovamente la spinta decisiva per questo grande salto fu dato dalla guerra economica e di potere che si era innescata ormai da qualche decennio tra gli Stati Uniti da una parte e la Cina e l’India dall’altra. Ancora una volta fu l’America a raggiungere per prima il pianeta rosso, ma le nazioni asiatiche emergenti non stettero a guardare. Nel 2038 arrivarono sui satelliti di Marte, Phobos e Deimos, e l’anno dopo si spinsero su Europa, il ghiacciato e misterioso satellite di Giove. Nel frattempo molte missioni portarono equipaggi a vivere per lunghi mesi sugli asteroidi del gruppo dei NEA (ossia quelli che si avvicinano pericolosamente alla Terra) e a valutarne in grande dettaglio le possibilità di sfruttamento. Fu proprio sul piccolo Eros che nel 2043 s’iniziò a costruire una base di lancio, che potesse portare astronavi sempre più complesse verso lo spazio profondo senza dover combattere contro la gravità terrestre.

La costruzione di questo spazioporto vide coinvolte finalmente tutte le nazioni più progredite tecnologicamente e la stazione spaziale prese il nome di “Terra 2”. Fu molto facile realizzare imponenti navi spaziali, sfruttando le miniere ormai aperte sugli asteroidi e ricche di tutti i minerali più preziosi. Il peso di questi “mostri”, pronti a viaggi ben più lunghi e complessi di quanto fatto fino a quel momento, non era più un problema. Per farli uscire dalla gravità del piccolo Eros era necessaria una spinta e quindi un’energia ridicola. I nuovi motori a ioni e anche quelli nucleari di ultima generazione permisero di viaggiare a velocità che erano una frazione importante di quella della luce. Non fu quindi difficile visitare tutto il Sistema Solare più esterno, raggiungendo Titano, Tritone, e molti oggetti trans-nettuniani, tra cui il vecchio pianeta Plutone ormai declassato.

Nel 2078 si fu pronti per il balzo successivo: raggiungere pianeti di altre stelle. Ormai si conoscevano perfettamente tutti i pianeti grandi almeno come Marte in orbita attorno alle centinaia di stelle più vicine. Si scelsero quelli relativamente grandi che fossero compresi nelle “zone abitabili” di una decina di stelle di tipo spettrale simile al Sole, ossia che garantissero condizioni di temperatura tali da poter sopportare la vita come noi la intendevamo. Tra questi si studiarono particolarmente quelli che mostravano atmosfere in cui fosse presente il vapor d’acqua e l’ossigeno. Essi forse ospitavano già forme di vita di un certo livello evolutivo. Alla fine la scelta cadde su Epsilon Eridani e il suo complicato sistema planetario. La stella distava “solo” 10 anni luce e poteva essere raggiunta in circa 42 anni di viaggio. Molto simile al nostro Sole, l’astro aveva un pianeta posto all’interno della sua “zona abitabile”. Grande una volta e mezzo la Terra, era il quarto e aveva un’atmosfera molto simile alla nostra, in cui azoto e ossigeno la facevano da padroni.

Il 23 giugno del 2121 l’astronave, dall’eclatante nome “Conquistatore”, raggiungeva il sistema di Epsilon Eridani e si poneva in orbita attorno al pianeta prescelto. L’equipaggio fu subito colto da grande emozione. Era coperto di foreste enormi, di laghi e di fiumi impetuosi. Catene di montagne altissime attraversavano la superficie e la vita sembrava molto sviluppata. Si videro enormi branchi di giganteschi erbivori che si muovevano sulle pianure del sud. Rapidi e agili carnivori si annidavano nei boschi più intricati e in prossimità delle sorgenti d’acqua. E poi tante, tantissime specie di uccelli solcavano i cieli limpidi del corpo planetario. Ma, fatto ancora più importante, c’erano due forme di vita sicuramente intelligenti. La prima che si scoprì era formata da scimmie con gli arti posteriori molto sviluppati, che camminavano erette e si muovevano a grandi balzi, come i nostri canguri. Sembravano parlare o almeno comunicare tra loro e vivevano in piccole costruzioni di legno, di una certa complessità e secondo schemi urbani non banali. Non avevano una tecnologia sviluppata e la maggior parte degli arnesi utilizzati era di legno o di pietra. Si sarebbero potuti definire a livello delle più evolute civiltà preistoriche terrestri. Vivevano soprattutto ai bordi delle grandi foreste e sembravano essere stanziali.

Nell’emisfero nord, sugli altopiani temperati che formavano gran parte del continente più esteso, c’era, però, una forma di vita ben più interessante. Si vedevano città in muratura e sicuramente l’uso dei metalli era a un livello altissimo. Vi erano mezzi di trasporto che correvano sia al suolo che nell’aria, sfruttando un’ampia varietà di forme d’energia. I nuclei abitativi erano tecnicamente ed esteticamente molto progrediti. Si stimò che il livello raggiunto fosse circa quello del nostro ventesimo secolo o addirittura superiore. Gli astronauti decisero di scendere e cercare di stabilire contatti con questa popolazione. Atterrarono nelle vicinanze di quella che sembrava la città più grande della zona meridionale.

Da vicino, la metropoli, che doveva contenere alcuni milioni d’individui, era ancora più bella e sofisticata di quanto sembrasse dal cielo. Appena sbarcati, furono raggiunti da quella che sembrava una delegazione di ricevimento estremamente pacifica. Gli alieni assomigliavano in qualche modo alla nostra razza canina, pur camminando speditamente sugli arti posteriori. Avevano teste molto grandi con un cervello sicuramente sviluppato, occhi gelidi e orecchie molto lunghe. Il loro linguaggio era composto di mugolii e suoni simili a latrati, ma doveva essere molto ricercato, ricco com’era di sfumature e di tonalità. Fu però impossibile comunicare e si dovette procedere a segni. Erano comunque molto gentili e non eccessivamente stupiti dell’arrivo di esseri alieni: le loro conoscenze astronomiche dovevano essere abbastanza evolute.

Invitarono cordialmente gli astronauti a seguirli a bordo di una lussuosa e comodissima “automobile” o qualcosa che le era molto simile. Durante il viaggio verso la città, poterono vedere fabbriche e industrie un po’ ovunque. Scorsero anche un grande osservatorio astronomico e poi viali abbelliti con alberi frondosi, mentre villette basse e accoglienti sorgevano su entrambi i lati. Anche il centro della città era estremamente vivibile e architettonicamente sobrio e piacevole. Si passò davanti a un palazzo molto più grande e alto degli altri e attraverso i segni si riuscì a capire che esso era la residenza del “capo” o “re” o qualcosa del genere. Ma l’automobile proseguì e si diresse nuovamente verso la periferia della città.

Dopo circa un’ora di viaggio si arrivò davanti a una struttura straordinaria ma dalla chiara fisionomia: una base di lancio per razzi. Ve ne era proprio uno sulla rampa principale. I nostri astronauti restarono allibiti. Sicuramente avevano sottovalutato le capacità degli alieni. Essi sembravano già ben avanti nel volo spaziale e sicuramente ne avevano già effettuati, vedendo la sofisticata tecnologia che si notava dappertutto. Scesero dall’automobile e furono condotti a visitare i vari laboratori di ricerca e le stanze di controllo delle missioni. Capirono subito che parecchi satelliti artificiali erano già stati messi in orbita, molti dei quali per scopi di telecomunicazione. Gli ambienti erano funzionali e le apparecchiature sicuramente di ottimo livello. Furono poi condotti nei pressi dell’enorme razzo che pareva pronto per la partenza.

Un anziano alieno, con occhi svegli e un sorriso accattivante, li condusse vicino a un elevatore. Poi, sempre a segni, fece capire che voleva mostrargli le apparecchiature di bordo e i vari sistemi energetici. Fece segno che l’ambiente era ridotto e che la visita doveva essere effettuata una persona alla volta. Il primo a farsi avanti fu il comandante della spedizione terrestre. Il colonnello Michelson si avvicinò e gli fu fatto segno di salire sull’elevatore. Salì con emozione e grande interesse. Dopo varie soste nei pressi dei motori principali e di quelli per le manovre di emergenza e di aggiustamento, si giunse infine alla capsula terminale. L’alieno fece gentilmente segno di entrare e di accomodarsi. La poltrona di comando era minuscola ma ben progettata. Tutti gli strumenti erano a portata di mano. Sembrava fatta apposta per contenere un uomo o molto probabilmente una di quelle scimmie umanoidi che aveva visto ai bordi delle foreste. Mentre stava pensando a tutto ciò e si guardava con meraviglia intorno, si accorse che l’alieno non c’era più e che la porta d’ingresso era stata chiusa ermeticamente.

Cominciò un po’ ad agitarsi, mentre sentiva un rombo che si faceva sempre più forte. Poi guardò fuori dall’oblò e notò che la torre di sostegno cadeva al suolo. Un attimo dopo sentì la spinta ben conosciuta dell’accelerazione: stava per essere lanciato nello spazio. Si guardò ancora intorno e in preda al panico vide in un angolo dello stretto abitacolo un po’ d’acqua e del cibo. Erano sicuramente sufficienti per non più di una settimana.

Astronave con uomo spaventato

Nello stesso momento, nel palazzo imponente al centro della città, l’imperatrice era seduta davanti alla televisione e stava guardando in diretta il lancio del missile. I dignitari di corte sentirono Sua Altezza Imperiale Laika Dodicesima emettere un lungo ringhio ed ebbero la certezza che, per la prima volta nella sua vita, stesse ridendo di gusto.

 

Se desiderate leggere altri racconti di Vin-Census, potete trovarli nella rubrica ad essi dedicata.

Il primo scienziato al mondo che si interessò al moto nello spazio e pose le basi per le future missioni fu Konstantin Tsiolkovsky (1857-1935): bisognerebbe ricordare molto di più il lavoro fondamentale di questo poco conosciuto insegnante di matematica russo. Ancora oggi tutto si basa sul suo lavoro veramente geniale per i suoi tempi. Ne parliamo QUI.

9 commenti

  1. Paolo

    Un po' me lo vedo il modernissimo astronauta del futuro.... :roll:

    Vien da chiedersi se è ancora d'accordo con la frase che echeggiava agli albori delle avventure spaziali: “si conosceva già la sua sorte, ma comunque venne considerata un’impresa storica per l’uomo”.

    In fin dei conti la situazione è molto simile, con una piccola differenza: ora che la sorte è la sua continua ad essere insignificante?

    Paolo

  2. Daniela

    Eh già... come sempre è una questione di punti di vista o, meglio, di "sistemi di riferimento"! :wink:

  3. Lorenzo

    Bellissimo, brava Daniela!

  4. Gianni Bolzonella

    Ognuno fa il suo gioco,le regole fondamentali della ditta sono queste,chi non le rispetta  pensando che basti sostituirle con regole di buona creanza umane chiamate etiche si ritroverà quanto prima a fare un viaggetto come lo fece la povera Laika.

  5. cari amici...

    sapete, forse già dopo il volo di Laika e delle belle parole in cui figurava sempre l'importanza per l'umanità, piazzata, ovviamente, al primo posto della scala gerarchica, mi era venuta l'idea del racconto... Un senso di vendetta ironica che avrei voluto leggere sui giornali con tutte le frasi di odio verso quegli alieni abbaianti... Chi la fa l'aspetti! :mrgreen:

    Grazie Dany per averla rimessa in circolo in questo momento: mi scarica un po'... :wink:

  6. Daniela

    Grazie a te, Vin-Census, per aver scritto tanti racconti pieni di buon senso, ironia, sentimenti genuini e con l'immancabile colpo di scena finale!

    E' sempre un piacere rimetterli in "circolo", la cosa più difficile è scegliere quelli a cui dare la precedenza, lasciando tutti gli altri in lista d'attesa   :-D

  7. dai Dany, sono solo scherzi... però, mi fa tanto piacere rivederli e... rileggerli...  :wink:

    Sto scrivendo un semi-articolo per tenermi occupato... a dopo! :roll:

  8. Mario Fiori

    Bellissimo ragazzi , è proprio così, il nostro assoluto essere al centro di tutto ed in cima a tutti ci porterà a questo , stiamone certi. Dobbiamo cominciare a vivere tutti insieme, ognuno con il suo ruolo e proprio tutti insieme, ogni forma di vita.

  9. Gianni Bolzonella

    Come voi ,io non sono nulla e tuttavia sono tutto.Non sono nulla perché non c'è un canovaccio personale sul quale sono dipinto.Sono tutto perchè sono l'universo visto dal punto,imprevedibile in quanto unico,che è me stesso ora.C'est moi.Esiste una sola dimensione,quella individuale,le altre sono oggettivamente subalterne,ruotano attorno,sono vicine alcune ti stringono,ma non sono mai dimensioni condivise.Le persone e le cose che noi riconosciamo sono come gli istanti,altri mondi,perché l'istante in cui viviamo è un altro,siamo solo forme effimere di questo universo.

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