26/11/17

La tecnologia ci sta scappando di mano

Una delle mie solite riflessioni ad alta voce, probabilmente troppo soggettiva, ma che vorrei portare in discussione con tutti voi. Non sono certo novità per il Circolo; ho solo cercato di sintetizzare i concetti che mi sembravano i più importanti. Il caso vuole che questa riflessione coincida con la pubblicazione di uno dei soliti ironici e profondi racconti di Mauritius ("Un progetto ambizioso").

Abbiamo da poco iniziato lo studio della forza di Coriolis. Tra le altre cose abbiamo visto come un oggetto che si lanci in avanti seguendo la propria velocità tangenziale sia invece visto come un qualcosa che si sta allontanando da chi sta su una sistema non inerziale. Allo stesso modo, temo che la tecnologia possa scappare per la tangente, mentre si continua a pensare che sia al nostro servizio reale, sempre sotto controllo.

L’enciclopedia Treccani, alla parola tecnologia, dice: “L’applicazione e l’uso degli strumenti tecnici in senso lato, ossia di tutto ciò (ivi comprese le conoscenze matematiche, informatiche, scientifiche) che può essere applicato alla soluzione di problemi pratici, all’ottimizzazione delle procedure, alla presa di decisioni, alla scelta di strategie finalizzate a determinati obiettivi.”

La tecnologia, quindi, è vecchia come l’uomo e appartiene anche ai suoi antenati più stretti, come le scimmie, capaci di usare bastoni di legno per recuperare le termiti all’interno della loro tana o per far cadere una banana. Per secoli e secoli la tecnologia ha accompagnato l’uomo nel risolvere le sue esigenze di carattere primario (fame, sete) e poi, sempre di più, per cento e più bisogni che potevano rendere migliore la loro vita (costruzione delle case, allevamento del bestiame, attacchi e difese durante le guerre, ecc...).

Normalmente, le menti più predisposte alla fantasia o più esperte di altre davano il via alla realizzazione degli strumenti e delle opere adatte a ottenere i vari scopi. Restava però un dato di fatto: alcuni potevano avere idee migliori di altri, ma l’intera popolazione capiva benissimo sia gli scopi che il come certe strategie operative potessero portare certi vantaggi. Molte volte i vantaggi erano solo per i più potenti, ma venivano comunque compresi da tutti e accettati per paura di essere puniti duramente (magari con tecnologie mirate proprio a quello scopo).

Veniamo all’oggi o meglio all’altro ieri. Mi ricordo ancora quando è nato il primo computer, con tutte le difficoltà del suo utilizzo, e ricordo anche bene lo scopo: sveltire i calcoli, basandosi su un programma predisposto da un responsabile. Una macchina tecnologica che aiutava la ricerca scientifica in genere, mirata a uno scopo ben compreso da chi la utilizzava.

Ancora oggi la maggior parte della tecnologia ha mantenuto lo stesso scopo. Ma i segni di deriva sono ormai evidenti. Troppo spesso essa è utilizzata solo e soltanto per un piacere effimero, non rispondente a nessuna necessità reale. Non solo, ma chi la usa è del tutto estraneo al come la tecnologia funzioni. Interessa solo lo scopo, per inutile o dannoso che sia. Chiedetelo a certi ragazzi che usano un cellulare o un computer per scrivere su Facebook. Ma è tutto il consumismo che ha spinto la tecnologia a realizzare oggetti o strumenti il cui scopo è del tutto ignorato, ma solo imposto da chi lo ha creato e venduto.

No, io non ho paura di cadere nella fantascienza e pensare a un mondo dominato dalle macchine, come paventa il nostro Mauritius. Tuttavia, ho una grande paura che la tecnologia stia prendendo una strada mirata a cambiare le menti e non a soddisfarle. Una tecnologia predisposta per non farsi capire, ma solo per essere usata secondo scopi predisposti da pochi cervelli, che nessuno deve conoscere veramente.

Una tecnologia che porta a far decidere a pochi (e non sempre con buone intenzioni) ciò che deve essere utile ai molti. Non posso non immaginarmi un mondo di ebeti pronti a divinizzare la futura tecnologia, dimenticando sempre di più che essa dovrebbe servire per soddisfare i bisogni degli uomini e non a crearli.

Gli esempi sono sotto gli occhi di tutti e il futuro potrebbe comportare proprio la vittoria completa e incondizionata della tecnologia, ma con un significato ben diverso da quello che era e che dovrebbe comunque avere. Una tecnologia non utile per stimolare i cervelli, ma necessaria per addormentarli sempre di più

demente

7 commenti

  1. SuperMagoAlex

    Caro Enzo, purtroppo hai colto nel segno e ahimè gli esempi che riceviamo quotidianamente dai media vanno in quella direzione. Proprio ieri ho visto il video di un famoso calciatore (sicuramente visualizzato da migliaia di persone e ragazzini) che apriva la confezione del suo nuovo smartphone dotato di "intelligenza artificiale"... direi dunque perfettamente in grado di compensare ed anzi sostituire le mancanze intellettive del consumatore finale  :cry:  :cry:  :cry:

     

  2. Gianni Bolzonella

    Ho l'intima convinzione che siamo già immersi nella menzogna,come quel mugnaio che mai riuscirà levarsi la farina di dosso.Anche gli aspiranti burattinai trovano un burattinaio più forte di loro.Tutto è flusso direbbe David Bhom,ci pensa la storia a piallare il tutto quando le gobbe diventano insostenibili e antiestetiche.È innegabile che la gente ci mette molto di suo;le fiabe piacciono a tutti,specialmente se promettono di risolvere i problemi gratis.Siamo un poco pecore e un poco lupi,come le onde e le particelle.Il computer ci assomiglia tanto perché lo abbiamo fatto a nostra immagine e somiglianza,è la nuova lampada di Aladino.Mi ricordo gli anni di gioventù,quelli di "sapore di sale e sapore di mare",la spiaggia era un carnaio di respiranti,tutti con il transistor all'orecchio,sembrava che non si potesse manco respirare senza di esso.Umanità bambina con i suoi giocattoli come oggi.Il potere del leone,contrariamente alle fiabe politically correct tanto soavemente inculcate alla gente,non viene mai abbattuto dalla pecora,o Speedy Gonzales,ma da un'altro leone,più feroce e più forte di lui,indipendentemente dal travestimento.

  3. Mario Fiori

    Carissimo Enzo, ci siamo già a quello che dici, al rimbambimento per secondi fini: ecco quindi queste droghe tecnologiche unite a quelle mediatiche che diventano altrettanto preoccupanti (talvolta anche di più, anche se passo da eretico) delle droghe vere. Concordo anche con quello che dicono Alex e Gianni.

  4. Frank

    Miiiiiiii ragazzi che pessimismo, mi sa che state esagerando. La tecnologia può essere usata anche per condizionare ma dire che viene inventata per questo, se ho ben capito quel che dite, mi pare esagerato. Poi usare un apparecchio tecnologico senza conoscere il funzionamento e/o i principi su cui si basa mi pare normale ormai qualunque apparecchiatura è di per sé complicata e pretendere di conoscere tutto quel che si usa mi pare davvero troppo. Senza dimenticare che l'evoluzione tecnologica è in accelerazione, basta allentare un attimo l'attenzione e anche cose che solo un anno fa si poteva presumere di conoscere diventano sfuggenti, specialmente in settori come l'elettronica di consumo. Anche volendo focalizzare macchine non "statiche", che si evolvono più lentamente, come ad es. un'automobile le cose si fanno presto complicate. Ricordo che alle superiori progettammo un motore a ciclo otto, ora se apro il cofano della mia automobile faccio fatica a capire o non capisco affatto quel che sto guardando. A mio parere avete estrapolato la tecnologia dal contesto del consumismo, non che dia sollievo nel quadro generale ma fino a quando non arriverà un modello economico in grado di sostituirsi a questo si può solo lavorare sull'istruzione scolastica, che mi pare va sempre peggio, per avere menti aperte e non facilmente plasmabili. Paradossalmente ritengo che la situazione a cui siamo arrivati sia proprio "colpa" di quella intellighenzia (non in senso dispregiativo) che non ha saputo fornire un modello nuovo o un'evoluzione del consumismo. Caro prof credo di poter affermare che almeno noi due non faremo in tempo a vedere l'ipotetica e catastrofica evoluzione che temi se mai dovesse evolvere in tale direzione. Non è che la voglio "tirare" ma un passaggio del genere prenderebbe un sacco di tempo.

    Cool

  5. caro Frank,

    forse hai ragione tu... ma il non sapere che cosa ci sta dando un qualcos'altro, che oltretutto ha un nome in inglese che quasi nessuno degli utilizzatori capisce (ne ho avuto tante prove), mi sembra un passo (volontario o no) verso il rincretinimento totale... basta guardare i danni dei social forum e quanto poco siano invece utili... E la scuola si adegua, invece di insegnare le basi del ragionamento e del pensiero. D'altra parte i politici sono mediamente di bassa intelligenza (a volte solo un po' furbi) e hanno bisogno di elettori ancora più stupidi di loro da prendere con le buone o con le cattive. Beato te che la vedi rosea... io non ci riesco (ma come dici giustamente tu... non è un nostro problema...).

  6. Frank

    Giorno Vincenzo,

    non spaventarmi, se avessi ragione vorrebbe dire che ne ho azzeccata una e dovrei gridare Miracolo! Non ho afferrato a cosa ti riferisci, dammi qualche ora e magari ci arrivo. Non fraintendermi, non la vedo rosea semplicemente faccio buon viso a cattivo gioco. Poi io non dispongo delle tue capacità per dare un contributo positivo alla situazione come fai con questo blog e mi limito ad osservare, anzi con la cessata attività lavorativa sono diventato un consumatore puro e questo mi fa incazzare un sacco. Se non ricordo male nel "dizionario della stupidità" di Odifreddi si cita l'affermazione di Napoleone secondo cui la stupidità non è un handicap in politica. Sempre Odifreddi faceva notare che le qualità per prendere voti non sono le stesse che occorrono per governare. Ritengo questo il più grande problema della democrazia, in Italia poi sta dando le maggiori evidenze.

    A dopo vado a consumare.................

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