10/02/19

Avere sale in zucca? Impariamo dalle stelle *

Sono molte le ipotesi riguardanti l’origine del detto “avere sale in zucca”. L’Universo ci insegna che lo conosce da molto più tempo…

Se andiamo a cercare l’origine del celebre detto “avere sale in zucca” si trovano più di una spiegazione. Probabilmente la più veritiera è quella che riguarda gli antichi romani. Il sale era prezioso come il denaro sonante e conservarlo accuratamente dentro a zucche essiccate era un segno di abbondanza e forse anche di intelligenza.

Ricordiamo, a proposito, che le zucche piccole e allungate, ideali per la conservazione del sale, esistevano da noi già ben prima dell’arrivo delle zucche enormi dalle lontane americhe. Il nome via Salaria e lo stesso “salario” per i lavoratori sembrano confermare questa tesi. Il passaggio da ricchezza pratica a ricchezza intellettuale è abbastanza logico, così come la similitudine tra la zucca (vegetale) e la zucca intesa come testa. Comunque, se andiamo su internet possiamo trovare molte altre ipotesi, alcune veramente interessanti, altre del tutto fantasiose e ben poco credibili.

Noi, però, che guardiamo all’Universo come all’unico grande maestro di pensiero, possiamo tranquillamente fornire un’ipotesi decisamente differente. La solita ALMA ci ha mostrato che nel disco protoplanetario di una giovanissima e grande stella, in costruzione nella nebulosa di Orione, si è accertata la presenza del sale da… cucina (sì proprio il cloruro di sodio) che, conoscendo le dimensioni cosmiche, può essere considerata una riserva che avrebbe reso ricchissimi gli antichi romani, senza dimenticare le vie del sale tra Liguria e Piemonte: un miliardo di miliardi di chili, pari, più o meno, alla massa di tutti gli oceani terrestri.  Eh sì, quella stella ha molto… sale in zucca.

La stupefacente immagine di ALMA che riprende un perfetto disco di sale attorno a una giovane e massiccia stella di Orione. Lo sfondo è ripreso, nel vicino infrarosso, dal telescopio Gemini. Fonte: ALMA (NRAO/ESO/NAOJ); NRAO/AUI/NSF; Gemini Observatory/AURA
La stupefacente immagine di ALMA che riprende un perfetto disco di sale attorno a una giovane e massiccia stella di Orione. Lo sfondo è ripreso, nel vicino infrarosso, dal telescopio Gemini. Fonte: ALMA (NRAO/ESO/NAOJ); NRAO/AUI/NSF; Gemini Observatory/AURA

Non c’è nemmeno bisogno di ricordare agli astri che il sale va limitato… sanno dosare molto bene la loro “pressione”.

Un caso particolare o la normalità? Nel secondo caso il sale potrebbe essere un tracciante importantissimo per scandire le fasi evolutive della nascita e per localizzare il disco in formazione.  Va  ricordato che la presenza del sale “da tavola” era già stata rilevata nelle fasi finali di alcune stelle, ma mai nelle stelle appena nate.

Il sale del disco potrebbe essersi formato direttamente durante le fasi più dinamiche della rotazione, attraverso le collisioni tra i grani.  ALMA ci ha dato un’immagine quasi da “chef”, oltre che il via alla conoscenza delle abitudini alimentari  delle stelle e dei loro pianeti. Una vera cucina… molecolare! Non è che ai dischi studiati da ALMA saranno anche assegnate delle stelle Michelin?

trestelle

In ogni modo, a seconda dei vostri gusti, sceglietevi la stella con il giusto dosaggio salino…

Di seguito un breve video che sintetizza la scoperta:

Articolo originale QUI

 

QUI ALMA ci svela la favola di una nana bruna, rimasta sconosciuta per 350 anni...

2 commenti

  1. Mario Fiori

    Alma, Alma, pure il sale adesso, ma come si fà? Olio e aceto e si fanno un'insalatina anche le stelle. :mrgreen:

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