4/11/14

Niente banchetto per il mostro, solo un’azione "altruistica" *

Ne abbiamo parlato molte volte (l’ultima QUI) e continuavamo a dire: “Ci siamo, ci siamo, ormai manca poco all’evento”. In realtà il tempo era già scaduto, ma si sperava in un qualche piccolo errore di valutazione temporale. L’ammasso di gas non sembrava avere scampo e il buco nero aveva fame.

Poi il silenzio… abbastanza imbarazzante. Qualcuno cominciava a sollevare qualche dubbio sulle osservazioni eseguite. Sembrava che non se ne volesse più parlare per mettere la polvere sotto al tappeto. No, non era così. Il problema era  che non era lavoro per telescopi come Chandra e VLA, pronti a ricevere segnali ad alta energia, ma per occhiali molto accurati, capaci di vedere meglio, soprattutto nell’infrarosso, quel supposto ammasso di gas.

Via libera, quindi, ai telescopi del Keck, alle Hawaii, i più potenti occhiali visuali e infrarossi terrestri. E il mistero si è risolto. L’oggetto G2 non poteva essere smembrato facilmente e ingoiato solo perché non era affatto un ammasso di gas rarefatto, ma nientemeno che una coppia di stelle che aveva deciso di unirsi. Le due stelle stavano “tranquillamente” girando attorno al buco nero lungo un’orbita abbastanza regolare e senza rischi catastrofici.

Ho detto “tranquillamente”, ma la parola va intesa per quella che è. A quella distanza dall’affamato padrone di casa gli effetti gravitazionali (soprattutto mareali) si sentono e come. Non sono sufficienti a modificare l’orbita della coppia, ma il loro reciproco moto orbitale sì. In poche parole, il buco nero ha aiutato la stella doppia a unirsi in una sola, senza avere nessuna intenzione di smembrarla e a inghiottirla.

Mi chiederete: “Com’è possibile scambiare una stella doppia per un ammasso di gas? E come è possibile che un moto di caduta senza speranza sia invece un moto orbitale quasi regolare?” Cominciamo dalla seconda parte.

Quando si vede un ammasso di gas che si muove verso un buco nero si pensa subito a una cattura gravitazionale e a una sicura distruzione della nube. Oltretutto, il periodo osservativo effettuato su G2 non era sufficiente per capire se l’oggetto stava orbitando oppure era su una traiettoria molto eccentrica. Oggi lo sappiamo, dato che G2 è passato al peribuconero (chiamiamolo così) ed è ancora tutto intero.

La risposta alla prima parte è meno ovvia. Due stelle, che stanno per unirsi sotto l’effetto delle perturbazioni non certo trascurabili di un buco nero, si allargano e mischiano il loro gas che crea un unico inviluppo  (una cosa che abbiamo conosciuto parlando di doppie molto strette). La temperatura a causa del gioco di tira e molla sale e favorisce la dispersione di gas. Insomma, senza poterlo pesare l’ammasso di gas non faceva vedere cosa contenesse al suo interno. L’orbita attuale dimostra, invece, che al suo interno c’è qualcosa di molto massiccio che svolge le sue ”azioni”  di “accoppiamento” al riparo da sguardi indiscreti (permettetemi questo paragone un po’ osè…).

In realtà, c’è poco di romantico, dato che le stelle, in questa situazione, stanno subendo una vera e propria “spaghetizzazione” e mostrano forme molto allungate dominate dalle forze di marea. Una volta conclusa l’operazione, il gas tornerà a riprendere una posizione più consona e la nuova stella continuerà il suo viaggio con vista magnifica verso un qualcosa che non si … vede, ma si intuisce benissimo!

Riassumiamo, più seriamente, i risultati del Keck:

1) G2 è sopravvissuto al passaggio ravvicinato al buco nero e la sua massa è ben lontana da quella di tre masse terrestri ipotizzata. Al suo interno vi è una struttura ben più compatta e massiccia.

2) Anche sotto queste condizioni la luminosità osservata è in pieno accordo col nuovo modello.

3) Il moto di G2 è consistente con un’orbita kepleriana soggetta a effetti mareali quantificabili.

Ne segue che G2 ha al suo centro una quasi-unica stella di luminosità pari a 30 volte quella del Sole, soffocata da un spesso strato di gas molto scuro (ma nell’infrarosso il regalo nascosto si è intuito abbastanza bene). Tra non molto, da quell’ammasso di gas uscirà una “nuova” stella che assomiglierà in tutto e per tutto a molte altre che rivolvono attorno al buco nero a distanze veramente ridotte. Probabilmente molte di loro hanno già vissuto questa esperienza. Insomma, cari ragazzi, un buco nero galattico non sembra amare le coppie staccate e fa di per unirle e farle rinascere a nuova vita: due cuori e una capanna!

Beh… gli astronomi si sono tolti un peso abbastanza imbarazzante… e il nostro buco nero ha mostrato un lato altruistico non preventivato. Mai fidarsi delle prime apparenze!

Articolo originario QUI

La storia di G2 continua QUI

2 commenti

  1. Mario Fiori

    E' veramente affascinante Enzo. Poi bisogna dire che la tua esposizione è sempre avvincente.

  2. sunj

    Nooo..... che peccato, aspettavo con ansia il pasto del mostro :(
    ...Anche se l'universo riserva sempre delle belle sorprese e questa, alla fin fine, non è male :wink: :wink:

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