4/03/16

Cobalto 57 oppure solo una eco? **

Questo articolo è stato inserito nella RACCOLTA dedicata agli studi più recenti sulle supernove Ia, che stanno facendo vacillare la certezza sulla loro luminosità standard, sulla quale poggiano le misurazioni circa l'espansione dell'Universo.

 

Le supernove di tipo Ia sono tra gli oggetti più importanti del Cosmo, soprattutto per la loro "supposta" capacità di esplodere con la stessa magnitudine assoluta e, di conseguenza, diventare veri e propri strumenti per determinare la distanza della galassia di cui fanno parte. E’ infatti ben noto che se un’esplosione di una certa luminosità intrinseca si vede più o meno luminosa da Terra vuol dire che cambia la sua distanza e quest’ultima diventa l’unica incognita.

Tuttavia, le supernove di tipo Ia sono anche oggetti straordinari per il processo che le genera, probabilmente l’unione di due nane bianche o di una nana bianca imbottita di massa dalla compagna. Capire tutte le fasi dell’esplosione è, quindi, fondamentale sia per essere veramente sicuri della costanza di questi metri cosmici sia per descrivere le reazioni termonucleari  che portano alla vera e propria esplosione finale e al rilascio successivo di energia.

Purtroppo, le idee non sono ancora abbastanza chiare e sembra quasi che queste supernove si divertano a differire una dall’altra, cosa che potrebbe inficiare anche notevolmente le misure delle distanze galattiche. A parte il lampo improvviso iniziale, mai rilevato direttamente (a parte il caso recente in cui è stato addirittura previsto in anticipo, utilizzando l’effetto lente di Einstein QUI), è estremamente importante seguire la luminosità residua che tende a decrescere su tempi anche lunghi. Tuttavia, normalmente si interrompono le osservazioni dopo circa cento giorni, dato che ciò che ancora si vede sembrerebbe dare poche informazioni aggiuntive. In ogni caso dopo 500 giorni si ha un calo molto netto dovuto alla vita di certi elementi radioattivi.

Un’immagine della supernova ripresa da Hubble. Nei riquadri si nota la differenza di luminosità osservata nel giro di circa un anno.Fonte: NASA / Hubble Space Telescope
Un’immagine della supernova ripresa da Hubble. Nei riquadri si nota la differenza di luminosità osservata nel giro di circa un anno. Fonte: NASA / Hubble Space Telescope

Tuttavia, la nostra supernova SN 2012cg, che si trova nella galassia  NGC 4424, a circa 50 milioni di anni luce, sembra proprio che non ne voglia sapere di smettere di inviare luce. E lo fa in modo del tutto inaspettato. La spiegazione sembrerebbe legata ad una abbondanza del tutto inattesa, quella del cobalto 57, la cui vita è decisamente più lunga rispetto a quella di suo fratello 56. Dopo tre anni dovrebbe, comunque, terminare anche questa sorgente imprevista. E, invece, la supernova non dà segni drastici di caduta, confermando un eccesso di cobalto 57, del tutto inaspettato nei modelli evolutivi: almeno il doppio di quanto si potesse ipotizzare. Insomma, si sa ancora poco sullo scoppio delle Ia e  sembrano quasi prendere in giro chi cerca di definire un modello unico...

Inoltre, non è nemmeno da escludere una ragione completamente diversa… Se essa fosse vicina a una densa nube di polvere, parte della luce verrebbe diffusa in tutte le direzioni e una parte arriverebbe sulla Terra  anche dopo anni, dando luogo a una luminosità di più lunga durata, Un fenomeno del tutto simile alla eco che ben conosciamo. Non confondiamo questa specie di rimbalzo con l’effetto lente gravitazionale, mi raccomando… la diffusione non potrebbe certo mandarci il picco di luminosità iniziale come riesce a fare un ritardo dovuto alla deviazione del fascio luminoso per effetto della deformazione dello spaziotempo.

Queste supernove non vogliono proprio farsi studiare adeguatamente e con loro vacilla anche  l’espansione accelerata dell’Universo…

Articolo originale QUI

 

QUI una spiegazione dettagliata di come, grazie all'effetto eco, si possa osservare un'esplosione stellare già osservata secoli prima, come se avvenisse "in diretta". QUI , invece,  si parla di come esso possa riuscire a rivelare la presenza di un disco di accrescimento intorno ad una protostella, oltre al suo spessore e all'ampiezza della zona vuota tra la stella e il disco stesso.

1 commento

  1. L'universo è così grande che se volessimo fare un giornale su di esso potremmo avere sempre notizie fresche.Sugli articoli di fondo si potrebbe ogni giorno parlare di tante ipotesi che si sgonfiano o si modificano,a volte in maniera stupefacente.Questo capita quando si ha a che fare con qualcosa che vive ed evolve come noi.Entusiasmante!

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