28/05/16

I racconti di Vin-Census: ACCIDENTI AL COMPUTER!

Come si può rimpiangere carta e matita, quando si ha a disposizione un bel computer in grado di dare forma alle più sfrenate fantasie? Si può, si può... eccome se si può! E Vin-Census ce lo dimostra...

 

“Accidenti al computer!” Quella fu l’ultima frase che Paolo si ricordava di avere pronunziato prima del caos totale. In pochi attimi rivide tutta la sua vita e rimpianse, piangendo, i tempi antichi quando le cose si facevano con un foglio di carta, una matita e una gomma.

Forse il suo straordinario potere lo aveva fin da bambino, ma non se ne era mai reso conto, anche perché era necessario concentrarsi a lungo, almeno cinque minuti, e saper disegnare piuttosto bene. E i piccoli non ne sono ancora capaci. Il primo dubbio lo ebbe con gli anelli di Urano, anche se la certezza arrivò qualche tempo dopo. Era ancora giovane, ma profondamente appassionato di astronomia e si fermava spesso a pensare lungamente alle meraviglie del Cosmo. Ed erano anche i tempi in cui le sonde Voyager stavano per partire e levare il velo di mistero ai giganti gassosi. Paolo era entusiasta e fremeva nell’attesa. Si ricordava ancora benissimo quel giorno in cui stava osservando una bellissima immagine di Saturno e dei suoi anelli. Si era fermato a riflettere a lungo e aveva pensato: anelli-urano“E se anche Urano e Nettuno avessero gli anelli? Magari non li vediamo, ma ci sono anche lì”. E, quasi sovrappensiero, si trovò a fare uno schizzo del settimo pianeta, ancora praticamente sconosciuto, circondato da un sistema di anelli fini ed eleganti. Non potevano essere troppo visibili, si disse. Chissà perché conservò lo schizzo in un cassetto. Pochi giorni dopo il mondo scientifico diede l’annunzio della loro scoperta ottenuta attraverso l’occultazione di una stella. “Accidenti, che combinazione!” pensò Paolo, ma non lo disse a nessuno per non essere preso in giro. Già i suoi compagni lo deridevano perché perdeva tempo sui libri invece di dare la “caccia” alle compagne di scuola, ci mancava solo che dicesse di avere previsto il futuro … Ma dentro di se sentiva una strana sensazione, quasi un formicolio.

I Voyager arrivarono vicino a Giove e la situazione precipitò. Paolo, forse senza nemmeno sapere perché, decise di fare un tentativo. Prese un foglio di carta e disegnò una stranissima rappresentazione di Io, il primo grande satellite di Giove. Molti Iopensavano fosse un triste satellite ghiacciato, freddo e desolato? Ebbene, lui lo disegnò turbolento e ricco di vulcani attivi. Lo fece sorridendo e divertendosi non poco, anche se uno strano brivido gli percorreva la schiena. Poco dopo le foto dei vulcani di zolfo riempirono le pagine dei giornali. Paolo ne ebbe paura. Possibile che fosse in grado di prevedere il futuro? Ritentò immediatamente e disegnò Europa come una palla di ghiaccio perfettamente liscia solcata da crepacci. Questa volta ormai se lo aspettava e non fu molto sorpreso quando la realtà dei fatti apparve identica al suo disegno. Poi fu la volta del grande, immenso cratere di Callisto. Non vi erano più dubbi: aveva la capacità straordinaria di prevedere il futuro delle scoperte del Sistema Solare e magari dell’intero Cosmo. Ma non certo per abilità scientifica: conosceva poco o niente di fisica e dinamica. Sapeva soltanto leggere nel futuro, tutto lì …

Quella spiegazione però non lo convinceva del tutto. Una possibilità ancora più stupefacente cominciò a insinuarsi nel suo cervello e non lo fece più dormire. Doveva provare, esserne certo. Una mattina, dopo una notte insonne, guardò sull’atlante delle Galassie, ne scelse una abbastanza vicina e iniziò a fare un disegno schematico di quel gigantesco condominio stellare. Poi, vicino al bordo destro, inserì una stella luminosissima, una luce che rivaleggiava con quella di tutta la galassia: una supernova. Passò alcuni giorni in attesa spasmodica. Ben presto, come in fondo previsto inconsciamente da Paolo, una foto perfettamente simile al suo disegno apparve alla TV e sui giornali. Sì, ormai ne era sicuro. No, non era in grado di anticipare il futuro delle scoperte astronomiche. No, lui poteva “semplicemente” COSTRUIRLO secondo il suo pensiero. Gli mancava ovviamente la prova inconfutabile, ma “sentiva” che era vero. Aveva ormai la certezza che fosse proprio lui a far succedere le cose, a cambiare la struttura dei pianeti e dei satelliti, a imporre all’Universo i fenomeni che immaginava e desiderava. Bastava solo pensarci a lungo e disegnarli. Ne fu spaventato, ma anche e soprattutto compiaciuto. Avrebbe voluto gridarlo ai quattro venti, ai suoi amici che lo prendevano in giro, ai professori che a volte lo consideravano solo un“secchione” con limitate capacità, a tutti gli scienziati: “Non faticate troppo a costruire teorie. Chiedete a me e vi servirò la realtà su di un piatto d’argento!” Si trovò anche a ridere, ma sapeva benissimo che doveva tenersi tutto per sé. Poteva gioire di quanto era capace di fare, ma da solo.

Anello FPoi “creò” l’anello F di Saturno e i suoi “pastori”. Che divertimento vedere gli studiosi che non riuscivano a capirci niente. Si soffermò a lungo sul più bello ed elegante tra i pianeti, inventandosi giochi di prestigio sempre più complicati. A volte, quando la “stupidità” del mondo lo faceva arrabbiare un po’ troppo, si trovava anche a pensare di far apparire un asteroide “maligno” com’era successo per i dinosauri. Ma Paolo non era cattivo e non giunse mai a decisioni così tragiche e catastrofiche. Lui inventava solo oggetti e situazioni che alla fine gli scienziati riuscivano a spiegare, facendo però salti mortali tra fisica e la matematica. Tutti i suoi disegni li teneva in una cassaforte. Nessuno doveva vederli, anche se difficilmente qualcuno avrebbe potuto mai collegarli a ciò che succedeva nell’Universo. In fondo erano solo schizzi che potevano essere stati fatti DOPO la scoperta e NON PRIMA.

Paolo crebbe e si divertì un mondo. Non aveva nemmeno più bisogno di riflettere a lungo. Faceva il disegno, e dava il via: questione di pochi attimi. Si rese però anche conto che non poteva tornare indietro: creava le cose, ma poi non riusciva a riportarle allo stato primitivo. Poco male. Bastava fosse ben sicuro di quello che intendeva fare. Creò buchi neri piccoli e giganteschi, fece collidere galassie, costruì sistemi planetari un po’ ovunque. Prima o poi avrebbe anche fatto “nascere” gli alieni. Ma tornava spesso al “suo” sistema solare. Fece declassare Plutone (gli era sempre stato antipatico), formando la Plutonefascia degli oggetti trans nettuniani. Ogni tanto faceva arrivare qualche cometa eccezionale. Poi ebbe pietà delle continue e inutili missioni su Marte. Decise che era ora che trovassero l’acqua liquida e magari tra qualche anno avrebbe anche fatto scoprire un piccolo batterio della cui forma aveva già fatto un bello schizzo. Formò senza difficoltà i laghi di metano su Titano e tra poco nei loro flutti avrebbe fatto nuotare quei viscidi serpentelli velenosissimi. Un po’ di paura e suspense ci voleva!

Il tempo era passato e non usava più carta e matita. Era molto più realistico e veloce disegnare con il computer. Ne era diventato un maestro e schiacciava i tasti a una velocità straordinaria. Quella mattina assolata di luglio si era dedicato a un nuovo pianeta: tutti lo stavano cercando all’esterno? Ebbene lui avrebbe fatto tornare in auge il vecchio e ormai dimenticato Vulcano. Avrebbe costruito un pianeta vicinissimo al Sole e chissà quali strane teorie si sarebbero inventate i grandi astronomi. Fece un disegno molto accurato: il Sole al centro, Mercurio, Venere e poi quel dischetto rosso da inserire molto vicino alla stella. Lo spostò all’interno dell’orbita di Mercurio. A metà strada dal Sole. No, no, meglio più vicino ancora, quasi a contatto. Gli astrofisici sarebbero saltati sulle loro sedie! Lo posizionò quasi tangente al disco solare. Stava per confermare la posizione e dare il via alla sua nuova creazione, quando suonarono alla porta. Chi poteva mai essere, accidenti! Proprio adesso che stava per aggiungere un fratello in più al corteo planetario. Un gesto di stizza, il cursore che si sposta leggermente e l’indice della mano destra che schiaccia senza volere il testo “cancella”.

computer 5

Tutto in un attimo. Poi rimase solo la fioca luce del computer. Fuori era scesa improvvisamente una notte fredda e misteriosa benché fossero soltanto le undici del mattino di una radiosa giornata di luglio. “Accidenti al computer !”.

 

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5 commenti

  1. Mario Fiori

    Carissima Daniela, ottimo racconto e ottimo spunto per riflessioni importanti.

    Ovviamente tutta la Scienza è iniziata con carta (o simili) e penna (o simili), e che Scienza! E che Scienziati! E che scoperte teoriche e pratiche! Quindi carta epenna vanno mantenute, insegnate e rivalutate continuamente. E' vero che le grandi esplorazioni spaziali (anche quelle meno grandi dei robottini) non ci sarebbero  state e non ci sarebbero e non ci saranno (?) senza il computer, ma anche gli astronauti fanno alcuni conti di verifica e alcuni schizzi, se non erro a mano.

    Poi teniamo presente gli scherzetti da sprofondamento nella Preistoria che potrebbe farci l'Energia oggi e quindi vogliamo perdere tutto, proprio tutto nella nostra mente?

    Ultima interessante riflessione forse un po' fantascientifica, fantapolitica, fanta...tutto:

    il Mondo un po' Matrix costruito dalla nostra mente, singola e collettiva insieme, e dai nostri occhi? Soprattutto dalla nostra mente perchè chi non vede la potenzia maggiormente e potenzia gli altri sensi.

    Mamma mia poi Daniela , ho scritto queste righe stando molto attento ai tasti che premevo: poteva andare cancellare un po' di pioggia oggi sulla nostra Firenze, ma il Sole... :mrgreen:

  2. Daniela

    In effetti, Mario, ho notato che non hai commesso neanche un errorino ortografico... paura, eh?!  :mrgreen:

    Comunque, il tempo è sempre brutto, ma la pioggia si è fermata: ne sai qualcosa?!   :wink:  :-P

  3. Gianni Bolzonella

    Pensa cosa questa bella favola,solo favola per fortuna,mi ha fatto venire in mente:
    Nel suo saggio del 1908 The forte Dimension OUSPENSKY scrisse qualcosa di molto interessante:
    Se la quarta dimensione esiste,allora sono possibili due alternative.O noi stessi possediamo la quarta dimensione ,cioè siamo esseri quadridimensionali,oppure possediamo solo tre dimensioni e in tal caso non esistiamo affatto."Se la quarta dimensione esiste e noi ne possediamo solo tre,ciò significa che noi non abbiamo un'esistenza reale,che esistiamo solo nell'immaginazione di qualcuno e che tutti i nostri pensieri,sentimenti ed esperienze hanno luogo nella mente di qualche altro essere superiore,che ci immagina.Siamo solo prodotti della sua mente,è tutto il nostro universo non è altro che un mondo artificiale creato dalla sua fantasia.Nel sonno non esistono priorità ,tutto accade e può accadere.Potrebbe essere che siamo consapevoli solo di un mondo tridimensionale,uno sfondo di tessuto connettivo che collega tra loro i fenomeni del mondo.Andando verso concezioni più elevate dello spazio e del tempo,si arriva a concepire un "Superspazio" in cui tutte le cose-Vicine e Lontane,Passate e Future,Grandi e Piccole,Reali e Immaginarie-stanno insieme in una grande unità. :) Buona notte Daniela

  4. Daniela

    Buonanotte anche a te, Gianni, e grazie per le tue riflessioni!  :)

  5. Mario Fiori

    Profonde riflessioni Gianni. Mi viene in mente che da ragazzino, 11/12 anni, mi era venuto in mente che noi tutti, questo Universo, fossimo particelle elementari di un essere inserito con altri in un altro universo. Mamma mia la mente a quella età come frullava !

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:wink: :twisted: :roll: :oops: :mrgreen: :lol: :idea: :evil: :cry: :arrow: :?: :-| :-x :-o :-P :-D :-? :) :( :!: 8-O 8)

 

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