3/08/16

La pioggia di Io **

Chiamarla pioggia è una mia interpretazione molto pittoresca che può essere tradotta in una continua caduta e un continuo risollevamento della tenue atmosfera di Io. La scoperta è di particolare interesse in quanto si ricollega strettamente alle future osservazioni delle aurore gioviane che la sonda Juno, in orbita attorno al gigante gassoso, inizierà tra non molto.

Un’analisi accurata della radiazione emessa dal satellite Io, mentre entra nell’ombra di Giove e mentre ne esce, ha permesso di verificare un’idea non nuova, ma mai confermata direttamente. Il satellite, il più vicino tra i medicei scoperti da Galileo, è l’oggetto più attivo del Sistema Solare e la sua superficie è perennemente costellata di vulcani in eruzione. Sappiamo bene che la fonte di calore, in grado di mantenere liquido l’interno del corpo celeste, è la variazione degli effetti mareali dovuti alla presenza degli altri satelliti medicei, in grado di mutare ciclicamente l’orbita del fratello più vicino al “papà” (QUI).

Questi vulcani eruttano soprattutto SO2 e il colore predominante di Io è proprio il giallo-zolfo. Forse, una volta, vi erano stati vulcani acquosi, ma ormai l’H2O se ne è andata in giro per il Sistema Solare.

L’anidride solforosa si alza e va a creare una tenue atmosfera che circonda il satellite. Tuttavia, la sua “stabilità” ad alta quota dipende fortemente dalla temperatura. Il gas e le particelle si mantengono sospese se essa è sufficientemente alta. Non appena si abbassa, la SO2 ripiomba al suolo, formando una crosticina ghiacciata, che ritorna verso l’alto al crescere della temperatura.

Cosa può far variare, a tal punto, la temperatura di Io? Presto detto: le eclissi causate da Giove. Eclissi relativamente lunghe (circa due ore) e quotidiane. Si è calcolato che fuori eclissi la temperatura di Io raggiunge l’elevatissimo valore di –148°C, mentre durante le eclissi scende al rigidissimo valore di -168 °C. Non ridete… la differenza è sufficiente a condensare l’anidride solforosa e farla depositare al suolo.

Una rappresentazione artistica dell’atmosfera di Io, che collassa durante le eclissi giornaliere. Fonte: Southwest Research Institute.
Una rappresentazione artistica dell’atmosfera di Io, che collassa durante le eclissi giornaliere. Fonte: Southwest Research Institute.

Immaginiamoci una specie di atmosfera che sale e scende, gonfiandosi e sgonfiandosi, in concomitanza con le eclissi solari causate da Giove. Un simpatico gioco di prestigio…

L’interesse scientifico va ben oltre la semplice descrizione di un fenomeno piuttosto anomalo e curioso. I vulcani, e quindi l’atmosfera di Io, sono una delle fonti di materiale che si disperde nel sistema gioviano e che va, sicuramente, a interagire con il campo magnetico del pianeta e a influenzare le sue aurore. Sapere come viene controllata l’atmosfera di Io può dare importanti informazioni alle analisi che saranno effettuate sulle aurore gioviane nel corso della missione Juno.

Articolo originale QUI

Che spettacolo questi satelliti del sistema solare: non solo quelli di Giove con le loro mutue eclissi, ma anche altri a torto considerati “minori” … per non parlare, poi, della presenza di oceani sotterranei che potrebbe essere più frequente di quanto si immagini!

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