1/04/17

La vera storia delle unità di misura (4): il Farad

Proseguiamo il nostro viaggio nella vera  storia delle unità di misura con la ricostruzione di quali siano state le reali motivazioni che hanno condotto  Michael Faraday a concepire il Farad.

Se non fosse stata definita l'unità di misura di  questa grandezza, ci sarebbe una gran confusione nell'utilizzo  dei condensatori, componenti essenziali per una sterminata quantità di apparecchiature senza le quali la nostra vita sarebbe diversa.

Il Farad

Il Farad è l’unità di misura della capacità elettrica e corrisponde alla capacità di un conduttore che, sottoposto alla carica di un Coulomb, innalza il suo potenziale di un Volt.

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Michael Faraday (1791-1867)

Niente da dire, ecco un'unità veramente “unitaria”, senza coefficienti strani o misure bislacche, tutta semplice e lineare... troppo semplice.

Il fatto è che quest'unità è talmente grande che è possibile utilizzarla solo ricorrendo a suoi sottomultipli come il micro Farad, (milionesimi), il millimicro Farad (miliardesimi) e il micromicro Farad (millesimi di miliardesimi); insomma non si poteva pensare a qualcosa di più maneggevole?

Pensate che la capacità di tutto il pianeta è di circa 1/1.000 di Farad...

Ma non basta, dovete, infatti, sapere che Michael Faraday (dal cui nome deriva il Farad) ha dato il proprio nome anche ad un’altra unità di misura della carica elettrica (il Faraday) piuttosto grossina, corrispondente alla carica elettrica di 6,023 per 10 alla 23-esima elettroni.

Se ricordate che Coulomb si era accontentato di 6,25 per 10 alla 18-esima ....

Soltanto Gilda (che ho conosciuto QUI) poteva aiutarmi a capire il perché di tutta questa megalomania. Traversai il cortile del condominio, entrai nell’atrio della palazzina B e vidi la sua insegna:

GILDA - Forecast Consultant Secondo piano -

Un tocco d'internazionalizzazione niente male...

Suonai il campanello e la sua voce rispose, come sempre, “Entri pure la stavo aspettando”. Faceva un effetto notevole la prima volta.

Gilda era una donna di mezza età, non bella, non brutta, non alta, non bassa, non grassa, non magra, insomma la tipica donna che non si riesce a descrivere, una vera maledizione per narratori, giornalisti e poliziotti. Quando entrai mi venne incontro con un sorriso professionale e mi salutò con un disinvolto:

Salve, sono Gilda, in cosa posso esserle utile ?”.

Avevo un giro di vantaggio in questa conversazione e, deciso a trarne profitto, andai immediatamente al nocciolo della questione.

Devo entrare in contatto con Michael Faraday, fisico e chimico inglese, morto nel 1867 ad Hampton Court”.

Sorrise con indulgenza ed aggiunse “All’età di 76 anni, essendo nato nel 1791 a Newington Butts, in una famiglia molto povera.”

Mi sorpresi ad osservare la parete dell’anticamera alla ricerca di un attestato di laurea in Fisica, Ingegneria o Storia, ma non vidi niente di simile.

Gilda ridacchiò, intuendo il mio pensiero, poi disse: ”Ha presente quell'enciclopedia a fascicoli? Si, quella che si trova nel giornale due volte la settimana... Beh, sono arrivati alla lettera F proprio martedì scorso; è stato proprio lì che ho letto di Faraday. Mi sembra un personaggio interessante da contattare, se vuole possiamo cominciare subito l’esperimento, venga”.

Così dicendo mi sospinse con grazia nel suo studio, una stanzetta quadrata, arredata piuttosto spartanamente: scrivania, due poltroncine, libreria a parete, niente quadri o soprammobili, niente piante, niente tende, niente tappeti. Sulla scrivania solo un computer portatile di modello recente, piuttosto costoso. Mi fece accomodare su una poltroncina, poi disse: “Mi scusi un momento, prendo un po' di documentazione e torno subito”.

Rimasto solo, concentrai la mia attenzione sul piccolo computer, lo sollevai, trovandolo stranamente leggero. Troppo leggero. Non esitai e feci scattare il meccanismo di blocco della tastiera, aprendo il vano sotto di essa. Dentro era vuoto, assolutamente, incredibilmente vuoto. Non c’era ombra di microprocessore, non c’era disco magnetico, non c’era neppure la batteria ricaricabile. Ecco da dove veniva la sua leggerezza. A cosa poteva servire un oggetto simile? Un guscio vuoto!

Mentre mi chiedevo ciò Gilda rientro nello studio; vedendo che mi ero interessato al suo computer si limitò a dire: ”Le piace ?”

Le feci notare che mancavano alcuni componenti essenziali, per non dire tutti ...

Scosse il capo. “Troppo pesante, ho dovuto togliere per forza quelle cose che c’erano dentro, adesso sì che è veramente portatile. Posso usarlo anche per metterci l’accendino e le sigarette, le chiavi di casa, il rossetto... È molto più pratico di qualsiasi borsetta, le cose si trovano subito, le sigarette non si schiacciano, è comodissimo.”

Decisi che avrei approfondito l’argomento in un altro momento, ora mi premeva di più risolvere la questione Faraday. Così, richiusa la tastiera, le domandai: “Ha trovato i documenti che cercava ?”

Si, certo ” e mi mostrò una cartina dell’Inghilterra, un libro sfascicolato, e una calamita. “Sapeva che Faraday da ragazzo aveva fatto il rilegatore di libri e poi si era occupato molto di elettromagnetismo ?”

Le risposi che si, lo sapevo.

Riaprì la tastiera e cacciò dentro la “documentazione”, poi richiuse con delicatezza. “Adesso metta la mano sinistra sulla tastiera e mi dia la destra”, disse, porgendomi la sua mano.

Eseguii le istruzioni con un certo scetticismo. Gilda mise l’altra mano sul mouse del computer. “Ecco, la catena è chiusa! Provi un po' a pensare qualcosa.”

Prima che potessi rispondere vidi lo schermo illuminarsi debolmente e un’immagine formarsi al centro, sembrava il contorno di un cane; a conferma di ciò la parola CANE apparve in basso a destra e una grossa lettera “c”,  minuscola, affiancò il disegno.

Farad

Gilda mi guardò sorridendo e disse “Bravo, anche se mi aspettavo qualcosa di più”. L’immagine scomparve di colpo.

Su, non faccia così, non intendevo offenderla...”

In realtà non ero offeso per niente, semplicemente ero sbalordito da quello che stava succedendo in quella stanza, ero scandalizzato dall’uso perverso di quel simulacro di computer e disturbato dal fatto che, effettivamente, avevo pensato la parola CANE.

Scusi Gilda. Ma, veramente, lei usa il computer come veicolo per le comunicazioni paranormali?”

Certo! Non vorrà mica che usi quelle antiquate tavole con le lettere disegnate in circolo? Sono così poco pratiche! Pensi che quando ho visto la pubblicità di questa macchinina alla TV, mi sono subito detta - Gilda, ecco cosa ti serve veramente per essere moderna - e devo dire che avevo proprio indovinato !”

Va bene, proseguiamo.” dissi con rassegnazione.

Allora, provi a pensare a Faraday ... “

Lo schermo s'illuminò di nuovo. Questa volta apparve una riproduzione piuttosto fedele dell'incisione di J. Cochron conservata al British Museum e raffigurante, per l’appunto, Faraday in età giovanile.

Eccellente !” disse Gilda. Ora gli faccia la prima domanda.

Sullo schermo vidi comporsi la frase: ”Perché il Farad è così grosso ?”

La faccia di Faraday non tradì la minima emozione mentre sotto la riga della mia domanda si formava, quasi istantaneamente, la risposta ...

Caro amico, quando venni al mondo conobbi solo la miseria e le ristrettezze. Non c’era giorno in cui non temessimo che la nostra famiglia finisse in carcere per debiti. Ha mai letto niente di Charles Dickens? Era proprio come nei suoi racconti.

Così giurai a me stesso che, appena avessi avuto la possibilità di decidere una qualsiasi cosa, avrei largheggiato il più possibile, senza economia.”

Gilda diede una scrollatina al mouse e le scritte scomparvero, era di nuovo il mio turno.

Ma scusi non ha pensato alla scomodità per tutti gli utenti del Farad ?”

Ebbene perché avrei dovuto ? In fondo Coulomb non se n'è dato pena alcuna quando ha definito la carica elettrica. Ha cominciato lui ad esagerare con tutti quegli elettroni... Una vera provocazione. In fondo a nessuno piace essere da meno quando viene lanciata una sfida.”

Questa volta non aspettai il cenno di Gilda e formulai subito la nuova domanda.

È questo il motivo per cui ha definito una carica elettrica 96.500 volte più grande del Coulomb, il Faraday ?”

Certamente amico mio, dovevo umiliarlo, quell’imbecille! Ma lo sa che era la creatura più approssimativa ed ignorante che sia vissuta nella mia epoca?

Pensi che quando gli ho spiegato che nella mia unità avevo utilizzato per gli elettroni il numero di Avogadro, credeva che fosse un numero di telefono...”

L’immagine al centro dello schermo sembrò fissarmi con ironia poi si dissolse rapidamente lasciando lo schermo vuoto e buio.

Gilda sospirò profondamente poi, con aria soddisfatta mormorò: “Niente male, proprio niente male.”

Staccai la mano dalla tastiera e mi alzai.

Gilda estrasse dal computer le carte e la calamita; le toccai, erano leggermente più calde di quanto avrebbero dovuto essere, ma la cosa non mi stupì. Quando le chiesi il suo onorario Gilda mi guardò sorridendo e disse: “Non se ne parla neppure, mi sono divertita troppo. Che ne dice, piuttosto, di fare qualche altro esperimento, uno di questi giorni, visto che funziona così bene ?”

Le sorrisi a mia volta. ”Ci penserò, Gilda, ci penserò.”

QUI potete trovare racconti di vario tipo dello stesso autore, Mauritius, insieme a quelli di Vin-Census e QUI la serie di racconti dedicati alla verità sulle unità di misura

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