07/02/18

Il difficile sentiero dei diritti umani (2): Dalla Mesopotamia all'India e alla Cina, passando da Roma

Prosegue, con il secondo episodio, la storia dei diritti umani nel tempo e nei diversi contesti geografici.

 

Dalla Mesopotamia all'India e alla Cina, passando da Roma

 

Ci eravamo lasciati parlando del codice di Hammurabi, ricordate? Mesopotamia, 3800 anni fa, diritti degli schiavi.

Naturalmente si potrebbe obiettare: invece di sancire i diritti degli schiavi, meglio sarebbe stato abolire la schiavitù. Siamo d'accordo, ma tra qualche millennio si potrebbe dire la stessa cosa per il trattato di Ginevra sui diritti dei prigionieri di guerra: non sarebbe stato meglio abolire le guerre? Certamente sì, lo penso io, lo pensa il Papa 1 e forse lo pensano anche svariati milioni di persone che, la guerra, la stanno subendo, anche se c'è sempre qualcuno che, in base a sofisticati calcoli economici, statistici, matematici ci può dimostrare che la si fa per il “Bene Comune”.

Può essere una guerra armata, può essere una guerra tecnologico-chirurgica, può essere una guerra finanziaria, sempre vittime innocenti produce. E grandi vantaggi per qualcuno.

Le guerre le combattono, le subiscono e le perdono i poveri, si sa. E ogni guerra genera povertà: nuovi poveri per nuove guerre, un meccanismo perverso e inarrestabile.

Sarà mai un diritto umano anche quello di non essere “disturbati” dalle guerre?

Torniamo allora alla storia dei diritti umani, nel tempo-mondo.

L'epoca è il VI secolo a.c, precisamente l'anno 539 a.c., il luogo l'attuale Iran, il protagonista ancora un re: Ciro il Grande, conquistatore di Babilonia. Il documento, scolpito su pietra, si chiama “cilindro di Ciro”, rinvenuto nel 1879 e conservato al British Museum a Londra.

E' considerata la prima carta dei diritti dell'uomo poiché esprime rispetto per l'uomo in quanto tale e promuove una forma elementare di libertà e tolleranza religiosa.

Ciro, oltre a dichiarare che i cittadini dell'Impero sono liberi di manifestare il loro credo religioso, abolisce la schiavitù, restituisce ai nemici vinti templi e abitazioni e permette il ritorno dei popoli deportati nelle terre d'origine.

Contemporaneamente, a migliaia di chilometri di distanza, nella regione dello Shandong, un ragazzino di dodici anni si prepara a rivoluzionare nei successivi sessanta la cultura cinese. Si chiama Kong. Due millenni più tardi il gesuita Matteo Ricci, lo farà conoscere al mondo occidentale con il nome di Confucio, da Kong Fuzi (Maestro Kong).

confucio

Confucio non scrisse nulla; le sue idee sono state trasmesse dalla sua scuola.2

La questione dei diritti e dei doveri dell'uomo e delle sue responsabilità è trattata negli Analecta confuciani. Tuttavia a quei tempi in Cina è indubbio che non fossero rispettati nemmeno i fondamentali diritti umani, poiché non esisteva l'idea di diritti naturali inalienabili dei quali ogni uomo gode fin dalla nascita: i diritti erano accordati solo in riguardo della posizione e del ruolo dell'individuo nella società (cfr. scritti di Hans-Georg Moeller, Brock University, Canada).

Confucio, scettico e indifferente nei confronti di molte idee delle religione tradizionali, non fondò alcuna religione, ma diede solo regole etiche, senza alcuna implicazione salvifica o trascendente. Solo tre secoli dopo la sua morte, sotto la dinastia Han il suo pensiero fu interpretato in chiave religiosa.3

In quegli anni Roma esiste ormai da due secoli.

Vi regna l'ultimo dei sette re: Tarquinio il superbo. Presto cadrà la monarchia e nascerà la Repubblica, verrà stilato il primo trattato commerciale con Cartagine. I diritti dei cittadini romani del tempo erano estremamente differenziati in base al censo, alla appartenenza ad una classe sociale, allo stato di suddito, ex schiavo o schiavo, potremmo dire (in modo semi-serio) non molto diversamente da oggi.

Con un nuovo balzo spazio-temporale ci trasferiamo ora nell'India del terzo secolo a.c.

Naturalmente allora non si chiamava India, bensì Impero Maurya. Vi regnava un certo Ashoka il Grande (Ashoka per gli amici).

Ebbene, Ashoka era una vera belva umana ma, nel 265 a.c., dopo la cruentissima conquista del regno di Kalinga, si dette una calmata e si fece Buddhista.

Oltre ad una probabile dieta vegetariana si diede a perseguire una politica di non-violenza e rispetto per la vita animale. Ad esempio forme di uccisione o mutilazione non necessaria di animali, come la caccia per divertimento e i sacrifici a carattere religioso o la castrazione, furono immediatamente abolite.

Egli trattò i suoi sudditi come uguali a prescindere dalla loro religione, casta o attività politica, costruì ospedali e università offrendone i servizi gratuitamente a tutti i cittadini, definì i principi di non-violenza, tolleranza religiosa, obbedienza verso i genitori, rispetto verso gli insegnanti e i preti, umanità verso i servi (la schiavitù non esisteva in India a quei tempi), generosità verso il prossimo, benevolenza verso i colpevoli. Tutte queste riforme sono descritte negli Editti di Ashoka, una collezione di 33 iscrizioni sui cosiddetti Pilastri di Ashoka. La prima attestazione di una legge che sancisce in modo esplicito ed universale la libertà di culto è forse proprio il dodicesimo editto su pietra, di Ashoka:

Sua Maestà il re santo e grazioso rispetta tutte le confessioni religiose, ma desidera che gli adepti di ciascuna di esse si astengano dal denigrarsi a vicenda. Tutte le confessioni religiose vanno rispettate per una ragione o per l'altra. Chi disprezza l'altrui credo, abbassa il proprio, credendo d'esaltarlo.4

Pochi anni dopo, Aristotele da Stagira, nella Etica Nicomachea avrebbe sviluppato il concetto del diritto naturale che prescinde dal luogo e dal giudizio soggettivo: la premessa della filosofia greca al principio di esistenza di diritti universali non disconoscibili.

E in Cina?

In Cina, sempre negli stessi anni, il primo imperatore: Qin Shi Huang, costruttore del primo nucleo della Grande Muraglia, mette al rogo i libri che potrebbero costituire una minaccia al suo mandato imperiale e attua una violenta persecuzione contro gli intellettuali, facendone seppellire 460, soprattutto di matrice confuciana.

Per dindirindina! (direbbe Totò) questi cinesi erano davvero all'avanguardia!

Pensate che il Califfo Omar ebbe l'idea di bruciare la biblioteca di Alessandria solo nel 642 dopo Cristo e, in Europa, abbiamo dovuto aspettare l'inquisizione.

Hitler, con il rogo dei libri del 10 maggio 1933, nella piazza del Teatro dell'Opera di Berlino, è solo l'ultimo arrivato.

rogolibri

La storia ci dice che c'è una speranza di successo per tutti, se si può diventare imperatori, califfi, inquisitori, dittatori pur essendo così imbecilli da credere che, bruciando la carta, si distruggano le idee. E se non si diventa imperatori resta sempre almeno la speranza di poter diventare top manager, come quei dirigenti della Parmalat, responsabili di bancarotta fraudolenta e aggiotaggio, che, una dozzina di anni fa, avevano pensato di distruggere le prove prendendo a martellate le tastiere dei computer.

Solo due secoli dopo questi avvenimenti, in Palestina sarebbe iniziato un nuovo importante capitolo nella storia dei diritti umani. Ma di questo parleremo la prossima volta.

(Continua)

QUI gli articoli sinora pubblicati su "Il difficile cammino dei diritti umani"


1 Omelia al sacrario di Redipuglia – pubblicata sul n.144 del Ritrovo dei Sardi

3 Religioni del mondo – Corriere della sera – Religioni Cinesi

4 Trad. Carlo Formichini in Apologia del Buddhismo, 1925

9 commenti

  1. Gianni Bolzonella

    È vero,distruggendo i libri non si distruggono le idee,manco i pensieri.Anche da noi proprio in questi giorni si leggono qua e la delle affermazioni da parte di chi segue le orme degli inquisitori,dittatori,imbecilli...hanno deciso che cancelleranno la parola razza.Se ci riusciranno finalmente le razze spariranno,per i razzisti ça va sans dire,ancora di più.Esattamente come accadde con gli spazzini,l'handicap.Qualcuno più ispirato cancellerà la parola guerra,e nessuno penserà più a questi spiacevoli incidenti.Io nel mio modesto, consiglio di cancellare la parola cacca,così risparmieremo in carta igienica.Un mondo regolato dai diritti,sarà o sarebbe un mondo dominato da una super religione,con i suoi sacerdoti,inquisitori( nel mondo occidentale si chiamano Farisei),ma non impedirebbero ne conflitti ne guerre.Il dolore è il sintomo di un male interno,così i conflitti,tra individui,gruppi sociali e nazioni.Solo gli equilibri tra forze,assicurano una certa stabilità momentanea.Le regole,imposte in quantità  industriale alle società,diventano una fonte di confusione,conflitto e abusi da chi le sa manovrare,come i mandarini cinesi.L'essere umano è un animale facilmente manipolabile,riesce pure a manipolarsi da solo.La gelosia,la sete di potere,la voglia di appropriarsi dei beni altrui,come individui,gruppi sociali, come nazioni,non moriranno per legge,tanto meno per forma.Vero presidenta?

  2. Maurizio Bernardi

    Caro Gianni, La razza è un mito, perché l'entropia può solo aumentare, perché la realtà sarà sempre più meticcia. Le grandi migrazioni sono iniziate migliaia di anni fa e il DNA dei popoli, già oggi, è molto più variegato di quanto si creda o ci si illuda.
    Più che sopita da precari equilibri dinamici di un sistema in cui le forze non sono mai bilanciate, chimere come la legge del libero mercato che libero non è, l'avidità individuale e di gruppo sarà debellata da una diffusa condivisione di pochissimi principi di tolleranza e di rispetto reciproco. Non una religione, non un filosofia, ma un calcolo di convenienza per tutti gli abitanti del pianeta.
    Millenni, forse.

  3. Gianni Bolzonella

    Piuttosto che fingersi una pecorella
    per seguire il gregge e non sentirsi esclusi..
    Meglio essere il lupo cattivo e seguire sempre il proprio istinto e la propria natura
    che proseguire il proprio cammino privandosi di essere se stessi.

    Da sconosciuto su Facebook

    Io credo Maurizio,che anche quello che affermi nella tua amichevole risposta,sia un mito una assunzione(legittima) di verità,che evolverà positivamente,nel senso immaginato dai tuoi ragionamenti.Intanto è tutto da dimostrare che il mondo subirà questa evoluzione,se ci sono molte razze o come intendi tu,forme e colori di umanità,vuol dire che in passato è già successo.Succede nel mondo animale e vegetale,che le specie si suddividano in sottospecie e varianti.Tutto quello che affermi,affermate perchè non sei il solo,è aggrapparsi a tutto ciò che porta a dimostrare la tua,vostra assunzione Etica,che poi diventa per te logica,tirando fuori DNA ed altre cose del genere.Guarda che i mammiferi dai piu piccoli ai più grandi hanno praticamente tutti i geni più importanti uguali a noi,i calcoli di convenienza fino ad esso hanno portato altrove.Il tuo ragionamento si basa sulla speranza,sul non può andare che così,perché è bene,sulla ineluttabilità del divenire positivo.Io credo esista una volontà che porta molti uomini a seguire percorsi diversi,in conflitto con quello di altri.Questa è una forza,una convenienza,più ristretta come base etnica,territoriale o altro,ma non necessariamente perdente,anzi.Ci sono molte persone alle quali non interessa quel mondo che sogni, sognate Voi,e non sono necessariamente cattivi,cattivi rispetto a chi?Sono amorali,sorpassati o sbagliano perché sognano un mondo meno omologato del vostro?Io non ci sto e non solo io e lavorerò e mi comporterò di conseguenza esattamente come fanno quelli che non la pensano come me.Poi alla fine è più probabile che il mondo che dici tu e quello che sogno io non si materializzino mai,l'universo ha più fantasia che tutta l'umanità messa insieme.Grazie Maurizio,alla prossima!

  4. Paolo

    Caro Mau si tratta proprio di un difficile sentiero ed i commenti mi sembrano confermare tale difficoltà.

    Forse avrei potuto tacere, ma non sempre si può esser d’accordo con i commenti, per cui meglio dirlo, piuttosto che tacere… ovviamente la mia è un’opinione…

    A mio avviso l’omologazione avviene proprio quando si invoca l’assenza di scambi… quando ci si chiude dentro un’identitarismo fine a se stesso, rassicurante per quell’intervallo di tempo necessario per trovare qualche altro nemico con cui prendersela… più che ai lupi, così facendo, si assomiglia alle cozze attaccate allo scoglio.

    A me sembra che l’Universo sia poco interessato a tutte queste categorie e sottocategorie, nell’universo lo scambio è essenziale, senza quello nulla potrebbe esistere: niente supernove, niente metallicità, niente buchi neri, niente motori galattici che a volte alimentano la formazione stellare, a volte la bloccano e si potrebbe proseguire all’infinito.

    E’ vero, abolire per legge la parola razza non significa nulla, se si continua a ritenerla una categoria applicabile alla diversa pigmentazione della pelle o a qualche altra caratteristica o se la si sostituisce con qualche altro termine portatore di altrettanta sopraffazione, in cui qualcuno si sente superiore a qualcun altro…

    Non so come andrà a finire, ma in nome della superiorità si sono commessi i peggiori genocidi... e poi ci sarà sempre qualcun altro che penserà di essere superiore e potrebbe sentirsi autorizzato ad applicare tale superiorità… peraltro in genere i greggi si assemblano con i nazionalismi e l’identitarismo chiuso e non con lo scambio.

    Io preferisco il secondo, mi piace esser libero ed amo la curiosità!

    Paolo

  5. oreste.pautasso

    Il bestiario è molto vario
    c'è il cammello e il dromedario
    c'è anche il lupo solitario.
    Cosa scrive sul suo diario?
     
    "non mi piace star nel gregge,
    il mio istinto non lo regge,
    ma se caccio e sono stanco
    molto meglio star nel branco."

    Dato che né Carroll né Rodari si sono mai  sognati di scrivere questi versi demenziali, ho dovuto scriverli da me, e  mi tocca pure citarmi addosso.

    Bene, bene, vediamo cosa c'è di buono...Pecore, lupi, cozze...ma no! C'e anche un ' ostrica (deve essere quella di Giordano Bruno).
    Ma... gli uomini? si chiese l'alieno grattandosi la sommità dell'esoscheletro con i suoi diciassette tentacoli sinistri.

    L'uomo è dentro di me, rispose il lupo. Sì, sì , si affrettò a dire la pecora, anche dentro di me.
    E un po' anche dentro di me, aggiunse la cozza.
    L'ostrica non disse niente.

    L'alieno si incazzò un po' ma non lo diede a vedere. Pensava: "E quei mentecatti della RIT (Ricerca Intelligenza Terrestre)  mi hanno sempre detto che erano gli animali a essere dentro l'uomo !  Allora mi hanno preso per la parte  posteriore dell'esoscheletro !
    Sospirando con le sue tre bocche, tirò fuori dal marsupio  un mozzicone di matita rossa-blu e la Guida Galattica Michelin, la aprì alla lettera T (Terra) e cancellò la parola Uomo dalla voce razza dominante.
    Poi, sul margine della pagina, scrisse: Lupo mannaro, pecora mannara, cozza mannara.
    Richiuse il libro e lo ripose nel marsupio. Salutò educatamente il bestiario e se ne ripartì.

    Sì, l'universo potrebbe anche decidere che questo è il finale.

  6. PapalScherzone

    Tu inviti la lepre (mannara) a correre, caro Oreste!

    Il tuo bel componimento mi ha fatto tornare in mente le poesie di Giacomo Maupardi e Alessandro Maurizioni, per non parlare poi di quelle, ideate da quel Bernardi che si spaccia per essere il tuo creatore, inserite in un racconto di Ciccio e Astericcio.

    Du iu rimembar??

    http://www.infinitoteatrodelcosmo.it/2017/01/10/le-poesie-di-mauritius-a-ginestra-o-fiore-do-deserto/

    http://www.infinitoteatrodelcosmo.it/2017/03/09/le-poesie-mauritius-fu/

    http://www.infinitoteatrodelcosmo.it/2017/05/22/racconti-ciccio-astericcio-viaggio-nel-pianeta-informazione-2-parte/

     

     

  7. oreste.pautasso

    Certo, brutta gente....tutti assidui frequentatori dei miei peggiori incubi. Comunque, pur se molesti, non ne posso fare a meno. Difficile dimenticarli.

    Ciao, PapalScherzone.

  8. Gianni Bolzonella

    Ho l'impressione che la fantasia,la generosità d'animo,la missione dell'uomo bianco in versione moderna, stia involontariamente aleggiando in contesti e spazi non immaginati ne scritti da me.Io abito in un condominio di inquilini eterogeneo,come composizione umana.Ci vivo bene e ho rispetto per gli altri,e sono rispettato dagli altri inquilini.A volte mi capita di invitare qualcuno di loro a casa mia e altrettanto fanno loro con me.Potrei se mi capitasse fare anche affari o quantaltro,niente di particolare.Ciò non significa che poi dobbiamo necessariamente scambiarci gli appartamenti per fare progredire il mondo,mettere in comune il conto corrente,magari anche la moglie,e instaurare una comune,come sognavano molti hippy non molti anni fa e finiti tutti per litigiosità o noia.Qualcuno se gli aggrada lo può fare,ma io non ho obblighi verso nessuno,a casa mia faccio entrare chi voglio e non pretendo che altri mi invitino se non gradito.Se mi aggrada e aggrada ad altri socializzo e condivido quello che passa la giornata.Se ho voglia di sapere leggo anche questo Blog,giro il mondo come ho fatto per una vita,pagando sempre pranzi e alberghi di tasca mia e rispettando i popoli che visitavo per affari o per turismo.Ho avuto e ho contatti con gente di mezzo mondo senza avere l'impressione di imparare o guadagnare chi lo sa che cosa.Quanto alla superiorità,non ho mai imposto niente a nessuno,meno che mai principi morali,come fa qualcuno anche nel mio condominio,ognuno nella vita recita la propria parte.In quanto a genocidi se si conosce la storia,anche all'ingrosso,si potrà comodamente notare che la stragrande maggioranza di questi sono stati fatti in nome "dell'uguaglianza".Senza risalire all'impero romano,vi ricordate Pol Pot,i regimi comunisti,Stalin,Cina,le guerre di religione...Pure quelli che scorazzano attualmente con i camion centrando i pedoni lo fanno per l'uguaglianza,moralmente parlando s'intende!La stragrande maggioranza delle guerre non le cito,ma solo perché erano o sono guerre di interessi vari,compresi odi tribali.

  9. Maurizio Bernardi

    Cari amici, sono in procinto di pubblicare l'episodio 3, nuovi fatti significativi e innegabilmente accaduti nella storia. I commenti continuiamo a farli in coda al nuovo episodio e non a questo, così non perderemo il filo, sarebbe davvero un peccato"

    A presto!

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