10/04/22

I regali per Webb continuano *

Questo articolo è inserito nella pagina d'archivio "Record cosmici"

 

Abbiamo appena parlato di una singola stella "catturata" da Hubble, la cui luce ci raggiunge dopo 12.9 miliardi di anni di viaggio attraverso lo spaziotempo che continua a espandersi, ed ecco che un gruppo di super telescopi è riuscito a scovare, dopo ben 1200 ore di tempo osservativo (con l'aiuto di ALMA), una galassia estremamente luminosa che sembra averci inviato la sua luce 13.5 miliardi di anni fa. Un nuovo record che lascia esterrefatti.

La galassia scovata nel mezzo della nebbia del periodo oscuro. L'estrema distanza mostra un oggetto notevole effetto di redshift. Fonte: Harikane et al.

Potrebbe contenere un gigantesco buco nero attivo (ma sarebbe comunque uno "scoop" per tempi così lontani) oppure  stelle di popolazione III, decisamente più massicce e luminose di quelle odierne. In ogni caso una vera chicca per Webb.

Questa notizia ci spinge a mostrare lo stato dell'arte attuale, poco prima del nuovo formidabile occhio infrarosso del Webb. Fin dove ci siamo spinti nell'osservazione del Cosmo? Lo mostra la figura che segue.

Harikane et al., NASA, EST and P. Oesch/Yale
Fonte: Harikane et al., NASA, EST and P. Oesch/Yale.

Come si vede siamo sempre più vicini all'ingresso nella parte più scura della fase oscura, subito dopo la radiazione cosmica di fondo. Una parte, questa, in cui Webb si scatenerà e potrà regalarci i primi veri momenti dell'Universo all'inizio della formazione stellare.

 

Il precedente record apparteneva alla galassia GN-z11, ne abbiamo parlato QUI

 

Attenzione! Età e distanza sono due cose abbastanza diverse. Una galassia potrebbe anche essere nata da pochi milioni di anni ed essere vista da noi solo oggi (esempio assurdo, ma utile per chiarire il concetto). Essa sarebbe giovane e sarebbe anche vicina. Giovane, perché nata da poco tempo; vicina, perché la sua luce ha impiegato pochi milioni di anni a giungere fino a noi. Approfondimenti sull'argomennto disponibili QUI.

6 commenti

  1. Fiorentino Bevilacqua

    Lontana e giovane. Vorrei essere "lontano" pure io...

  2. Alberto Salvagno

    Quindi - se non sbaglio a far di conto - solo 300 milioni di anni dopo il puntolino del big bang si erano già formate delle galassie composte da giovani stelle di terza generazione.

    E poi diciamo che oggi il mondo corre freneticamente...

  3. Francesco Molinaro

    Tutto ciò che leggiamo Qui&Ora di questo determinato evento Big Bang di miliardi di anni, altro non è che un racconto, una informazione successa ed interpretata proprio  Qui&Ora..

    Crediamo e vogliamo credere nell'illusione di questa distanza di tempo fino all'origine, na sia l'origine che la fine, stanno entrambe Qui&Ora, la Mente che mente immagina e divide, cosa in realtà è e sarà UNO.

  4. Alberto Salvagno

    Caro Francesco temo che per le elucubrazioni filosofiche siano più adatti altri blog

  5. Francesco Molinaro

    Nn è filosofia ma Fisica, caro Alberto Salvagno sapresti dimostrarmi che la realtà che percepisci coi limitati sensi umani, sia effettivamente e concretamente realtà e non un'illusione, un sogno, dimensione illusoria nel quale siamo immersi?

    Grazie se sai dimostrarmi che sbaglio ad affermare che la realtà esiste, ma non è reale.

    Attendo tranquillamente, siccome anche il tempo è solo una creazione e percezione mentale nn dimostrabile, ma soltanto misurabile.

  6. Fiorentino Bevilacqua

    Come scrive Carlo Rovelli in L'ordine del tempo (cito a memoria), non c'è un ora, un adesso uguale per tutti nell'universo. La  contemporaneità non esiste. Lo dicono anche "altri" sicuramente.

    Quello su cui ho maggiori "certezze", è il fatto che abbiamo dei limiti biologici e che sarebbe ben strano se noi, nati su una stellina di appena 4,5 miliardi di anni, fossimo il top dell'evoluzione della vita dell'universo.

    Altri...nati magari molto prima di noi, altrove, con più evoluzione scientifica e biologica alle spalle, potrebbero avere altri requisiti, superiori ai nostri e, quindi dare dell'universo una descrizione migliore, più ricca.

    Ci sembra che l'universo abbia solo le "stanze" che noi riusciamo a percepire, semplicemente perché noi siamo fatti in maniera tale da percepire solo quelle(Schopenhauer). Chissà quante altre ce ne sono che noi non siamo attrezzati per percepire. Andiamo benissimo in questa, va bene per queste la nostra scienza... Sulle altre potremmo essere quasi completamente ciechi.

    Dovremmo essere tanto umili da ammettere i nostri limiti biologici, la nostra fisica innata, e buttare così alle ortiche il nostro antropocentrismo residuo, quello che è tanto intimamente parte di noi da non accorgercene neanche: altro che Sole o Terra al centro.

    Per la filosofia, mi sembra, ma io filosofo non sono, che, in molti casi, essa abbia precorso conquiste "scientifiche" in senso stretto intese. E' il caso di Schopenhauer (più o meno...' Vedo il mondo come lo vedo non perché esso sia fatto come lo vedo, ma perché io sono fatto in maniera tale da vederlo come lo vedo' , Il mondo come volontà e rappresentazione).

    O la Scolastica: il percepito che si conforma al percepiente...da cui se il percepiente manca di un ... qualcosa cui possa conformarsi una certa parte della natura, quella parte il percepiente non la percepisce.

    Questi due ultimi punti mi sembra, ma io filosofo non sono e, dunque, posso sbagliare conclusione, che anticipino la fisica di Rovelli là dove dice che  non esiste un mondo fatto di cose ma un mondo fatto di relazioni. Sono le relazioni che creano le cose.

    Per cui ne discende che, se uno, probabilmente (!?) non all'apice dei processi della vita nel cosmo, non ha ciò che serve per interagire con tutto quello che ...c'è là fuori, non tutto quello che c'è la fuori egli può percepire... in pieno accordo con il filosofo Schopenhauer e la Scolastica.

    Ma come avrebbero fatto questi ultimi a precorrere i tempi della ricerca per noi classica!? Me lo chiedo pure io (se non ho sbagliato il ragionamento fin qui fatto).

    Beh, penso che abbiano ragionato logicamente partendo da elementi inequivocabili (!): partendo da certe cose, non si possono che trarre certe conclusioni, anticipando, magari, le scoperte che saranno fatte poi, in seguito, con la Scienza che conosciamo noi.

    Bisogna solo avere il coraggio di portare avanti il ragionamento anche se esso mina certezze che abbiamo usato fino a quel momento. Certezze che possono servirci anche come bias di vita. In questo caso è più duro portare avanti sia il ragionamento, sia accettare le conclusioni a cui esso ci porta.

    Io la penso così (e anche peggio :lol: :lol: :lol: )

     

     

     

     

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