28/07/15

Creazione o distruzione, nell’Universo è sempre una meraviglia **

In realtà, il nome trae un po’ in inganno. I primi sembrano essere luoghi di gioia immensa e di nuove nascite, mentre i secondi fanno pensare a luoghi tristi dove si blocca la vita. E, invece, entrambi fanno un po’ uno e un po’ l’altro.

Ricordiamo, innanzitutto, i pilastri della creazione. Nel 1990 comparve la celebre foto in cui enormi colonne di gas freddo e polvere si ergevano all’interno della nebulosa Aquila. Erano zone in cui stavano formandosi nuove stelle, ma erano anche zone in cui le radiazioni ultraviolette delle stelle vicine “scolpivano” le enormi nuvole, disperdendo la maggior parte del materiale che sarebbe potuto diventare stelle e pianeti. Per fabbricare una nuova gemma cosmica, quante altre ne andavano perse?  I pilastri non sarebbero durati a lungo e quelle che si stavano formando al loro interno sarebbero state le ultime creature nate in quel magico luogo.  Sembra quasi di vedere Michelangelo che elimina il marmo superfluo e fa uscire la creatura che vive al suo interno e che solo la sua mente eccelsa riesce a scorgere.

I celeberrimi pilastri della creazione. Fonte: NASA, ESA, S. Larsen (Radboud University, the Netherlands)

Veniamo, ora, ai pilastri della distruzione… Sappiamo ormai molto bene che le galassie si muovono rapidamente all’interno del loro ammasso e in questa folle corsa vengono investite dal gas rarefatto che permea le zone più interne di questi immensi raggruppamenti di galassie. Tempo fa, avevamo visto come l’impatto tra una galassia e questo fluido potesse causare la lacerazione delle zone esterne della galassia e il materiale strappato potesse essere abbandonato per… strada. Potete rileggerlo QUI, con tutti i particolari di un processo simile a ciò che capita quando correte velocemente (ma  non troppo, mi raccomando…) con il finestrino aperto e i capelli si scompigliano.

L’immagine della galassia a spirale nell’ammasso della Chioma ripresa da Hubble. Fonte: NASA, ESA e Roberto Colombari.
L’immagine della galassia a spirale nell’ammasso della Chioma ripresa da Hubble. Fonte: NASA, ESA e Roberto Colombari.

L’immagine di una galassia nell’ammasso della Chioma appare proprio in balia di questa pressione causatale dal fluido intergalattico. La parte che avanza nell’ammasso appare tutta sfrangiata e contorta. Guardando bene, si notano enormi pilastri di gas e polvere che stanno dissolvendosi e  che si perdono nel quasi-vuoto cosmico. Come nei pilastri della creazione, così in queste “colonne” sopravvive solo il gas più denso che forma strutture del tutto analoghe. Anch’esse indicano una forza che le sta distruggendo, ma nello stesso momento indicano che in questo gioco di urti e di pressione stanno sicuramente nascendo nuove stelle, poco prima che la loro materia abbandoni per sempre la propria casa cosmica. Stelle che forse rimarranno “agganciate” ai bordi della galassia, ma che più probabilmente vagheranno in gruppi del tutto staccati dalla galassia madre. In ogni caso, anch’esse sono le ultime che si potranno costruire in quelle zone così turbolente.

Il bordo che avanza della stessa galassia. Si notano molto bene i pilastri della distruzione dovuti alla pressione d’ariete. Fonte: NASA, ESA e Roberto Colombari.
Il bordo che avanza della stessa galassia. Si notano molto bene i pilastri della distruzione dovuti alla pressione d’ariete. Fonte: NASA, ESA e Roberto Colombari.

La differenza con i pilastri della nostra galassia sta nella forza che causa lo “strappo” (radiazione stellare in un caso e pressione del gas intergalattico - detta pressione ram o "d'ariete" nell’altro) e nelle loro dimensioni. I pilastri della distruzione sono almeno mille volte più grandi di quelli della creazione.

La galassia con i capelli al vento si trova a 300 milioni di anni luce da noi, troppi per vederne i particolari, ma non troppi per farci sognare a occhi aperti. E ci costringe, ancora una volta, a pensare come la vita di una galassia, l’oggetto più complesso e gigantesco del Cosmo, sia legata quasi costantemente alle sue interazioni con l’esterno, siano esse collisioni con sorelle, unioni complete o anche solo perdita di massa a causa del vento cosmico (come, per esempio, questa)…

Articolo originale QUI.

QUI altri “pilastri della distruzione” che non si distruggono, bensì si trasformano e quindi creano…

3 commenti

  1. Mario Fiori

    Caro Enzo queste stelle che si formeranno potranno formare comunque ammassi satelliti della galassia o si perderanno totalmente vagando lontane sempre di più?
    Mi viene un dubbio, probabilmente stò ancora dormendo, ma noi siamo abbastanza periferici nella Via Lattea, ma la nostra è una galassia abbastanza tranquilla? Aiutoooo...

  2. caro Mario,
    penso che capiti un po' di tutto, ma è molto facile che se ne vadano alla deriva.
    Stiamo tranquilli... non siamo così periferici! :mrgreen:

  3. Mario Fiori

    Che sudata...mamma mia... :mrgreen: :mrgreen:

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