24/10/15

Tanti piccoli fari antinebbia **

Galassie grandi, ingigantitesi rapidamente oltre qualsiasi previsione o un numero enorme di piccole galassie che si sono riunite un po’ alla volta? Questi sono i due scenari che si prospettano per l’inizio delle macrostrutture del Cosmo.

Vi sono poi giochi più sottili: galassie piccole che, però, sono riuscite a unirsi a velocità inaspettata o proprio agglomerati di gas maestosi fin dall’inizio. Al di là dell’importanza evolutiva delle città cosmiche, resta l'importanza di chi ha acceso per primo la luce per eliminare la nebbia causata dall’idrogeno neutro.

Sembra quasi un controsenso, per noi, ma di certo non lo è stato per l’Universo. Mi ricorda un po’ la preparazione del pane che si fa in casa con le macchine impastatrici. Si porta la pasta alla lievitazione e poi, con un colpo drastico, la si rimanda allo stato precedente in attesa di una nuova lievitazione. Beh… l’Universo sembra avere usato un processo simile. All’inizio era nel caos e il raffreddamento è riuscito a farlo lievitare fino a formare gli atomi neutri. No, non era quello che si voleva. Bisognava distruggere la lievitazione e tornare indietro, a un livello disomogeneeo un po’ meno caotico. La lievitazione, ossia una massa infinita di atomi immobili e indifferenti a tutto e a tutti, non era nelle previsioni. L’Universo doveva essere vita, movimento, azione. La gravità è stata l’unica forza in grado di accontentarlo e ha iniziato a formare i fari antinebbia che poi le altre forze hanno acceso. Il punto che rimaneva da chiarire (e forse rimane ancora) è se sono stati usate tante piccole lampadine o enormi fari?

Uno degli ammassi galattici studiati, la cui massa enorme ha permesso di rendere visibili le piccole e deboli galassie che stavano dietro di lui, attraverso l’effetto lente gravitazionale. Fonte: NASA, ESA e HST Frontier Fields team (STScI).
Uno degli ammassi galattici studiati, la cui massa enorme ha permesso di rendere visibili le piccole e deboli galassie che stavano dietro di lui, attraverso l’effetto lente gravitazionale. Fonte: NASA, ESA e HST Frontier Fields team (STScI).

Hubble è riuscito a insegnarci qualcosa in più, anche se ormai è considerato quasi fuori tempo, un “matusa” da mandare a riposo. Lo ha aiutato quel celebre signore che ha interpretato la gravità (proprio ciò che ha dato la svolta al Cosmo) come deformazione dello spazio-tempo. Hubble è riuscito a vedere una folla di piccoli fari, estremamente deboli e lontani nel tempo, grazie agli effetti di ingrandimento che vengono prodotto dalle lenti gravitazionali, una delle tante previsioni perfette del signor Einstein.

Tre mostruosi ammassi di galassie sono serviti allo scopo e hanno permesso di “vedere” ciò che gli stava dietro: ben 250 piccole e deboli galassie che risalgono proprio al periodo della lotta contro la nebbia. Esse hanno mandato la luce che riceviamo tra i 600 e i 900 milioni di anni dopo il Big Bang (ossia, hanno redshift tra 8 e 6). Uno studio accurato della loro luce ha mostrato che dovevano essere state proprio loro ad aprire la prima porta alla luce ultravioletta, che fino ad allora veniva frenata dall’idrogeno neutro. Gli elettroni avevano ricominciato a vivere vite indipendenti e a ionizzare il gas. La nebbia stava scomparendo e il “nostro” Universo era iniziato…

L’articolo in forma preliminare QUI

Siete interessati ad approfondire la conoscenza delle galassie primordiali e di come l’Universo sia uscito dalla fase oscura?
Allora non potete perdervi l’articolo precedente a questo
e poi questo, che lo segue

2 commenti

  1. Mario Fiori

    Piccolo è bello diceva qualcuno ed un'altro aggiungeva potere dei piccoli e qui ci siamo.

  2. Daniela

    Quando Webb avrà rimpiazzato Hubble (e certamente sarà in grado di fornire agli scienziati dati sempre più accurati per indagare sulle origini dell'Universo), poiché non lavorerà nell'ottico, dovremo rassegnarci a non ricevere più immagini così belle?!

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