Apr 7

L’Universo ci indica dove cercare *.

Scoperta la prima stella di neutroni, molto timida, al di fuori della Via Lattea.

L’Universo ci indica dove cercare e lo fa usando una specie di pennarello per fare il cerchietto di segnalazione. Poi basta solo utilizzare un telescopio come Hubble, uno come VLT e uno fondamentale come Chandra e il gioco è fatto. Il Cosmo ci aiuta, ma bisogna saperlo capire…

Se le stelle di neutroni sono singole, ma hanno un campo magnetico intenso, sappiamo che si rendono visibili piuttosto facilmente. Diventano pulsar, fari cosmici che ruotano come trottole inviando il loro segnale in giro per l’Universo. Se il segnale arriva sulla Terra difficile non catturarlo (e magari fa anche pensare a qualche messaggio alieno…). La cosa diventa proibitiva se la stella degenere ha un basso campo magnetico. In quel caso solo i raggi X possono dare un segnale della piccola ed elusiva stella molto riservata. Finora oggetti del genere sono stati individuati solo nella nostra galassia. Ma, il cerchietto ben marcato ha permesso al VLT di notarlo nella piccola Nube di Magellano e dare il via ai colleghi.

Al di là della scoperta della prima stella di neutroni singola al di fuori della galassia, è interessante notare come i vari telescopi hanno portato alla sua identificazione. Vediamolo attraverso le immagini relative.

Hubble ha notato una nebulosità abbastanza irregolare che poteva far pensare a un residuo di supernova (Fig. 1).

Figura 1. Hubble
Figura 1. Hubble

VLT (attraverso lo spettrografo MUSE) ha localizzato il dischetto che avrebbe dovuto contenere ciò che restava della stella esplosa (Fig. 2).

Figura 2. VLT/MUSE
Figura 2. VLT/MUSE

A quel punto Chandra ha puntato nel centro e il segnale X è apparso limpido e inequivocabile (oltre che completare perfettamente il cerchio di materiale più esterno) (Fig. 3).

chandra

Combinando le tre immagini abbiamo quella stupenda di Fig. 4, dove la sorgente X si piazza esattamente all’interno del piccolo anello roso.

Figura 4. Immagine composta
Figura 4. Immagine composta

Bella esteticamente, ma anche perché sembra quasi di vivere gli ultimi 2000 anni, ossia il periodo trascorso da quando si è verificata l’esplosione. Per inquadrate il tutto nella giusta posizione, ecco anche il filmato che ne fa uno zoom molto affascinante.

Articolo originale QUI

 

Il gioco di squadra è sempre stato e sempre sarà un elemento fondamentale in ogni campo dello sviluppo umano (e non solo), non ultimo il progresso della ricerca scientifica. A volte, il via al gioco può darlo anche un abile astrofilo, come QUESTO, per esempio...

3 commenti

  1. Paolo

    Caro Enzo, come al solito i fotoni sono un po’ i postini dell’universo con tutto il loro carico di informazioni, ma il bello, come in questo caso, è che l’informazione sembra distribuirsi a diversi livelli (pacchetti) di energia (ossia a diverse frequenze).

    Queste immagini formate da riprese effettuate a frequenze diverse (ossia capaci di “catturare” fotoni, più o meno energetici) restituiscono una mole di informazioni sulla natura dei fenomeni indagati.

    E’ un po’ come con le parole crociate, per risolverle bisogna “sovrapporre” le definizioni.

    D’altronde, la nostra vista è sufficiente per indicare quante gambe ha la persona che sta passando, ma per rilevare una frattura non scomposta di una delle due gambe servono i raggi x… anche in questo caso l’informazione contenuta nello spettro visibile è parziale, così come l’informazione fornita dai soli raggi x: la prima non è in grado di rilevare una frattura, ma la seconda non è in grado di indicare il colore delle gambe… :mrgreen:

    Paolo

  2. Grazie Paolo,

    commento pe :wink: rfetto e profondo...

  3. Mario Fiori

    Notevole scoperta a cui ha partecipato a pieni voti anche il "nonno" Hubble, peccato che stà andando in pensione.

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