27/03/19

Gemini supera Hubble e legge l'infanzia della nostra galassia **

Il telescopio Gemini, con i suoi 8 metri e con l'utilizzo di un'ottica adattiva fantastica, è riuscito a leggere un manoscritto antichissimo, nascosto nella più vecchia biblioteca della Via Lattea, nel suo nucleo centrale dove si nasconde il buco nero (tra non molto dovremmo avere la sua prima immagine ravvicinata...).

Non è poi molto tempo fa che la visione della galassia aveva uno schema estremamente semplificato e approssimativo: un nucleo centrale composto da stelle molto vecchie e poi il disco dove si continuano a costruire nuove stelle, fino alla sua periferia. Al pari di sentinelle, nell'alone galattico, ecco tanti ammassi globulari, dalla vita autonoma e dal carattere molto chiuso.

Il nucleo, però, era proprio la zona che avrebbe potuto dare le informazioni più antiche sulla formazione  della nostra casa cosmica. Sì, bello a parole, ma non attraverso i fatti. Andare a leggere là in mezzo era un'impresa quasi impossibile, sia per la distanza che per la densità di materia. Perfino Hubble non poteva fare molto di più... Calma e sangue freddo erano fondamentali.

Arrivarono i primi segni che suggerivano l'esistenza di ammassi globulari molto vicini al centro, ma era necessario riuscire a evidenziarli e a studiarli catturando anche stelle molto deboli.  Ci voleva un lavoro di equipe e di tanta tecnologia ultra raffinata. Una perfetta ottica adattiva capace di annullare quasi del tutto il fastidio dell'atmosfera, una mappa dettagliatissima come quella fornita da GAIA e qualche stella RR Lyrae per valutare la distanza. Gemini ce l'ha fatta ed è riuscito a studiare con grande accuratezza l'ammasso globulare HP1, la cui età la dice lunga: 12.8 miliardi di anni fa (come anche la bassa metallicità delle sue stelle).

Una serie di zoom ci porta nel cuore di HP1 da VISTA fino a Gemini. Fonte: Gemini Observatory/NSF/AURA/VISTA/Aladin/CDS
Una serie di zoom ci porta nel cuore di HP1 da VISTA fino a Gemini. Fonte: Gemini Observatory/NSF/AURA/VISTA/Aladin/CDS

Ricordiamo che l'età deriva dal diagramma HR, ma abbisogna di un numero di stelle sufficienti a determinare ciò che è  ancora rimasto in sequenza principale. L'ammasso non è certo il solo e ci riporta alla prime fasi costruttive del nucleo, dove sicuramente hanno giocato l'addensarsi di galassie nane catturate dalla proto galassia in piena crescita. Molti degli ammassi così vicini al centro sono forse ciò che resta di queste antichissime piccole galassie, mentre altri rappresenterebbero le prima azioni creative che avrebbero dato il via all'espansione del disco.  L'ammasso in questione si trova a solo 6000 anni luce dal centro, ma GAIA ci dice che in passato poteva essersi anche spinto fino a  400 anni luce

Sì, è un po'come essere riusciti a entrare nella rediviva biblioteca di Alessandria e avere a disposizione manoscritti antichissimi che sembravo essere ormai irrimediabilmente perduti. Il centro della galassia ha aperto le sue porte e si mostra con tutte le sue fasi formative... Quanti fossili, ancora vivi, là in mezzo!

Articolo originale QUI

7 commenti

  1. Mario Fiori

    Interessantissimo caro Enzo, così ai primordi si sono raggruupate anche mini galassie primordiali per far nascere la Nostra Via Lattea? Piccoli semi che sono rimasti in questo Ammasso Globulare che Gemini ha scovato.

  2. C'è un vero mondo da scoprire, laggiù nel Bulge...

  3. Andrea I.

    Che spettacolo....ragionando su queste distanze spazio-temporali mi veniva da domandarmi come queste misure enormi combinate con in limite di c possano influire sulla nostra percezione della forma e del movimento del cosmo....non c'entra assolutamente nulla con l'articolo, ma la testa é andata per di la :mrgreen:

  4. caro Andrea,

    ti rispondo in modo forse troppo personale...

    Quando parliamo di macrocosmo che riusciamo a vedere, la relatività domina alla grande, ma ben poco viene deformato, a parte getti di particelle o strutture molto, troppo, vicine a masse enormi. Forse, l'effetto più notevole è l'effetto lente, il quale ci mostra qualche cosa la cui forma e luminosità dipende direttamente dalla RG.

    Io penso che il Cosmo mostra poco di diverso da un sistema a un altro (ben diversa la situazione se fossimo all'interno di un campo gravitazionale enorme). Fammi dire che, comunque, ciò che vediamo è legato alla causalità einsteniana e vive tranquillamente nel nostro cono di luce. Una stella di una certa massa passa attraverso fasi che ne preparano la soluzione finale e via dicendo.

    Ben diverso è il Cosmo che non vediamo e che, d'altra parte, è quello che costruisce il macrocosmo. Esso ha ben altre leggi, ma, in qualche modo, costruisce oggetti che sembrano legati strettamente alla causalità. Io sono sempre sconvolto pensando al fotone. Innanzitutto perché non sappiamo come descriverlo (non è onda, non è particella, non è probabilità, è un quanto di energia... però esiste e senza di lui ciao materia) e poi perché mi sembra di avere da fronte non tanto la casualità, ma il ... libero arbitrio più puro che possa esserci. I fotoni sono tutti uguali e nel loro DNA non c'è scritto che cosa faranno da grandi (come le stelle), e quando si trovano davanti a uno specchio in base a cosa decidono di entrare nella materia o tornare indietro? Il caso? no, non è così e nemmeno la probabilità, che caso mai viene a posteriori e cerca di rispondere al perché. No, scusa se lo dico (ma non lo scrivo... eh!): le particelle o quello che sono hanno realmente come legge il libero arbitrio e il loro mondo non dipende da noi, ma dalle loro decisioni... o qualcosa del genere. Anche se poi ci fanno credere che è la nostra osservazione che le mette in crisi...

    Ho farneticato... ma fai finta di niente... :roll:  :mrgreen:

  5. Andrea I.

    Mi piace quando farnetichiamo :mrgreen:

    Si, i fotoni sfidano davvero ogni logica e sono estremamente affascinanti proprio per quello....oltre che terribilmente irritanti! Come si permettono di decidere cosa possiamo e non possiamo vedere?! :twisted:

  6. Giorgio Mistenda

    bellissimo articolo!

    Quanto al fotone, la cui natura quantistica fu ipotizzata proprio da Einstein, era considerato l'aspetto più buffo del lavoro del grande Albert almeno fino al 21, quando gli diedero il premio Nobel per la scoperta della legge dell'effetto fotoelettrico.. senza appunto mai nominare il fotone, questo intruso, nelle motivazioni.

    Quanto al discorso del prof.. dobbiamo accettare che sia semplicemente così. Nel paragone dello scopone che facevamo qui, abbiamo la compresenza di regole ferree e di fenomeni altrettanto radicalmente probabilistici (le carte effettivamente in mano ai quattro giocatori). Se togliamo una delle due cose ci scopriamo semplicemente.. a non giocare. E le carte sono realmente intercambiabili, dal punto di vista di un osservatore qualsiasi, fino a quando fanno parte dello stesso mazzo. Quindi: intercambiabilità (stesso mazzo, cioè tante carte uguali sul dorso), regola (sennò non capiamo cosa farci con le carte, soprattutto in che cosa sono diverse fra di loro), probabilità (tante carte diverse se guardate scoperte, e che non ci dividiamo in maniera "democratica", ma coperte e rimescolate). E il gioco è fatto, non resta che giocare.

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