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"Cadono sempre in piedi": 4° pillola di storia

Questo è il sesto articolo della serie "Il fantastico mondo del gatto"

 

Mettiamo insieme: un paese uscito sconfitto da un conflitto mondiale, un trattato di pace che gli proibisce di costruire armamenti tradizionali, un piccolo gruppo di ragazzi appassionati di razzi e... complice il fatto che i razzi non rientrano tra gli armamenti proibiti (perché all'epoca del trattato non erano conosciuti), prende il via una serie di eventi che prima genera tanta morte e distruzione, dopodiché porta l'uomo a camminare sulla Luna.

La trama di un nuovo film di fantascienza? No, una storia vera che conosciamo tutti.

Un componente di quel gruppo di ragazzi appassionati di razzi, infatti, era quel Wernher von Braun, passato letteralmente dalle stalle del regime nazista (come progettatore dei famigerati missili V2 che dilaniarono la popolazione civile di Londra ed altre città europee durante la seconda guerra mondiale) alle stelle della direzione del centro di volo spaziale della NASA, svolgendo un ruolo determinante nel programma Apollo.

Statua dedicata a Félicette, micia parigina, unico felino a sopravvivere ad un volo nello spazio (18/10/1963)

Ma cosa c'entrano i gatti con von Braun?

C'entrano perché anche i nostri piccoli amici pelosi hanno avuto un ruolo importante nella cavalcata umana verso lo spazio. Ma non come - forse - state immaginando...

Come molti altri animali (cani, scimmie, ma anche topi, ragni e gechi), anche i gatti sono stati spediti nello spazio prima degli esseri umani, per testare la reazione dei loro organismi alla forte accelerazione della partenza e all'assenza di peso in orbita, ma l'interesse dei ricercatori si focalizzò, guarda caso (se no non ne staremmo parlando in questo articolo :-P ), sullo studio del riflesso di raddrizzamento aereo allo scopo di ricavarne tecniche che gli astronauti avrebbero dovuto riprodurre per poter cambiare la loro posizione in assenza di peso, in barba al vincolo della conservazione del momento angolare (che abbiamo analizzato QUI).

Se, infatti, fu naturale pensare ad integrare le tute spaziali con un sistema di propulsione per gli spostamenti durante le attività extraveicolari, non era ipotizzabile un sistema del genere per le attività all'interno dei moduli, dove gli astronauti non indossano (né potrebbero indossare continuamente) la tuta. E, visto che dove non arriva la tecnologia, spesso è arrivata prima Madre Natura, lo studio del gatto in caduta libera fu rispolverato con rinnovato interesse.

Nel 1962 il risultato di tale rispolvero si concretizzò nel rapporto tecnico intitolato "Weightless man: self-rotation tecniques", nel quale vengono descritte nove serie di manovre che gli aspiranti astronauti dovevano ripetere più e più volte, in modo da poterle effettuare in modo "automatico" ogni qualvolta ne avessero avuto necessità: a seconda della posizione iniziale e dell'asse attorno al quale ruotare, sarebbe stata necessaria una diversa manovra. Tre di esse consistono nella riproduzione dei movimenti felini.

 

Astrogatto istruttore ripreso durante le dure (per gli umani) sedute di allenamento degli aspiranti astronauti

 

Ma non finisce qui... alla ricerca di soluzioni per creare stazioni spaziali dotate di gravità artificiale, allo scopo di consentire una lunga permanenza dell'uomo nello spazio, Thomas Kane e T.R. Robe (docenti di matematica per l'ingegneria alla Stanford University), studiarono la stabilità di un satellite costituito da due oggetti solidi collegati da una sorta di ponte parzialmente elastico, mentre l'intera struttura ruotava intorno al proprio centro: il modello del gatto formato da due cilindri uniti da un giunto flessibile è molto simile.

E va da sé che, tra un progetto di satellite e l'altro, la rinnovata attenzione nei confronti dei movimenti compiuti dai felini in caduta libera, abbia portato ad un ulteriore perfezionamento del modello di Rademaker e ten Braak. Kane e il suo allievo M.P. Scher, infatti, analizzando l'inarcamento della schiena, si resero conto che il gatto compie non una, ma due volte, la manovra "piega e torci" prima di atterrare sulle zampe.

Il ruolo dei gatti e della loro caduta nella storia dell'esplorazione dello spazio termina nel 1969, ma non senza avere spianato la strada alla ricerca volta a costruire macchine in grado di riprodurre quei movimenti nella vita reale, attualmente più in voga che mai.

Ma questa è un'altra storia che scopriremo nella prossima puntata.

 

 

Tutti gli articoli della serie "Il fantastico mondo del gatto" li trovate QUI

La fonte delle informazioni su cui si basano le nostre pillole di storia è il libro "Perché i gatti cadono sempre in piedi e altri misteri della Fisica" di Gregory G. Gbur, professore di Fisica alla University of North Carolina e grande amante dei gatti.

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