01/01/21

Ghiaccio bollente *

Questo articolo è stato inserito nella sezione dell'archivio dedicata al clima e al riscaldamento globale, nella quale troverete una selezione di articoli sull'argomento e le motivazioni della nostra impostazione critica a riguardo.

 

Una conferma a quanto già ipotizzato nel 2016: la Groenlandia è proprio "ghiaccio bollente"... ma ghiaccio vero e non come la neve calda che continua a cadere imperterrita, anche se gli pseudo esperti televisivi avevano predetto che non l'avremmo più vista. Il Covid, malgrado la tragedia "globale" che sta causando, ha almeno zittito questi personaggi che parlano di tutto anche sapendo ben poco e leggendo ancora meno.

Sappiamo bene che ci sono due modi  molto semplici per sciogliere una lastra di ghiaccio: o esporla al Sole, o metterla su una sorgente termica, magari una pentola che bolle. Entrambi funzionano piuttosto bene! Anche la crosta terrestre subisce queste due tecniche di riscaldamento e i vulcani sono sotto l'occhio di tutti.

Spesso, i vulcani si formano lungo i confini delle zolle tettoniche, sia se queste si aprono, sia se queste tendono a chiudersi e a sprofondare una sotto l'altra. La cordigliera delle Ande è un esempio lampante del secondo caso, mentre l'Islanda lo è del primo, come si vede bene nella figura che segue: essa è proprio tagliata in due dalla spaccatura del Medio Atlantico.

Dove il magma caldo proveniente dal mantello sottostante giunge in superficie -o le si avvicina troppo- abbiamo sia fenomeni vulcani eclatanti, sia sorgenti geotermiche. Chiari segni di una crosta sottile e di fenomeni impetuosi di trasporto di materia calda verso l'alto. Purtroppo, non è facile osservare e studiare quello che sta sotto la nostra superficie e a volte riusciamo a farlo addirittura meglio guardando altri corpi planetari, come Encelado, Io, Europa, e via dicendo.

Giulio Verne era riuscito a portarci al centro della Terra, ma noi ne siamo ancora ben lontani e quello che si è riuscito a fare praticamente è scalfire appena la parte più esterna della crosta, una leggera "unghiata" e nulla più. Essere vicini a confini tra zolle tettoniche non comporta solo vulcani, ma anche frequenti e devastanti terremoti. Se questi avvengono in territori praticamente disabitati, come la Groenlandia, la faccenda può anche essere vista con grande felicità dagli studiosi del sottosuolo e delle complicate correnti che salgono, scendono, si diramano e creano una turbolenza niente male. Non è molto che si è stabilito come questo "gioco" sotterraneo possa influire non poco sul clima "esterno" e addirittura creare e alimentare le grandi correnti periodiche oceaniche come Il Nino e la Nina.

Ma, torniamo verso il Polo Nord. Non è la prima volta che ne parliamo e vi invito a leggere questo articolo. La Groenlandia si trova vicinissima alla spaccatura che taglia in due l'Islanda e potrebbe benissimo risentire della sorgente che alimenta la fuoriuscita del magma. Tuttavia, malgrado quello studio sia stato avversato dai soliti fautori del Riscaldamento Globale, le ricerche sono continuate e hanno visto in azione  una collaborazione internazionale di undici Paesi, a guida giapponese, che ha installato alcuni centri di rilevamento sulla Groenlandia. Tra parentesi... avete notato che dovendo bloccare i soliti congressi annuali sul clima che hanno visto gozzovigliare in lussuosi alberghi migliaia di politici, di pseudo scienziati terroristi, di attivisti ecologici che viaggiano in SUV, e via dicendo, si è automaticamente posticipata la data del "non ritorno" e sembra che il Riscaldamento Globale possa aspettare ancora qualche anno? Torniamo a cose più serie.

Ricordiamo, poi, che non solo nelle spaccature tra zolle tettoniche si manifestano correnti calde ascensionali, L'interno del nostri pianeta è ancora un bel mistero, soprattutto a livello locale. Un esempio classico è quello dato dalle isole Hawaii, dove esiste un punto caldo sottomarino e a mano a mano che la crosta terrestre viene a trovarsi sopra di lui, nel suo movimento costante di scorrimento rispetto al mantello, sorgono nuovi vulcani molto attivi, che poi si spengono, mentre altri si stanno preparando alla fuoriuscita e alla creazione di nuove "isole". La figura che segue mostra molto bene, in modo schematico, ciò che capita nelle bellissime isole del Pacifico a causa del punto caldo sottostante. Talmente vigoroso, quest'ultimo, da aver creato la montagna più alta della Terra (a partire dalla sua base), ossia il Mauna Loa che supera i 9000 metri, malgrado fuoriesca dall'Oceano di "soli" 4200 metri.

Fonte: G.M.P.E.

Una cosa simile capita proprio sotto la Groenlandia che, quindi, subisce un effetto veramente notevole di riscaldamento "dal di sotto". Essa, inoltre, si muove con tutta la sua zolla e quindi è stata soggetta a periodi di eccessivo riscaldamento seguiti a periodi di calma e così via anche nel futuro.

Finalmente, dopo anni di studi approfonditi, sfruttando le onde sismiche e ricostruendo i movimenti relativi delle masse sottostanti, si è chiarita  e quantificata di molto la situazione. In poche parole, vi è una corrente ascensionale principale che viene proprio chiamata della Groenlandia, che si separa prima di giungere sulla crosta, investendo così sia l'Islanda che l'isola vulcanica di Jan Mayen, da un lato, e le Svalbard, dall'altro, zona non direttamente vulcanica, ma interessata da una forte attività geotermica. La figura che segue mostra uno spaccato della zona che va dal mantello fino alla superficie come è stato ricavato da anni e anni di monitoraggio sismico.

Un diagramma schematico delle principali caratteristiche tettoniche e delle correnti ascensionali del mantello sotto la Groenlandia e le regioni vicine. MAR è il Mid-Atlantic Ridge, la spaccatura del Medio Atlantico, MTZ, la zona di transizione del mantello (intorno a 400-600 km) e CMB il confine tra mantello e nucleo, intorno ai 2900 km.  Fonte: Tohoku University.

Ma, ancora più interessante, è la scoperta della perfetta collocazione del punto caldo della Groenlandia con il punto da cui provengono le colate di ghiaccio che, fondendosi, raggiungono il mare. Eh sì... sembra proprio che la Groenlandia si "sciolga" (solo in minima parte) proprio perché si trova sopra una pentola che bolle! (Ricordiamo che anche una certa zona dell'Antartide è soggetta a un processo simile.  Quando detto lo possiamo vedere in quest'altra figura, dove sono anche segnate le colate di ghiaccio in movimento, oltre che la quantificazione della velocità di ascesa della corrente magmatica.

A sinistra i colori blu e rossi denotano le perturbazioni a bassa e alta velocità. Le linee tratteggiate bianche sono le correnti relative all'Islanda e a Jan Mayen. Le linee nere sono invece gli andamenti dei ghiacciai che si fondono e che hanno la loro origine proprio nel punto d'incontro delle linee bianche menzionate prima: un collegamento a dir poco perfetto. A destra, vi è una vera e propria tomografia della sezione del manto che passa per la parte centrale della Groenlandia e l'isola di Jan Mayen. Proprio la corrente della Groenlandia è la vera sorgente del vulcano di questa remota isola. Fonte: Tohoku University

Una bel perfezionamento dei risultati già riportati nel 2016 che, in un modo o nell'altro, sarà sicuramente fatto passare in cavalleria, anche quando il Covid deciderà di essersi riprodotto a sufficienza... Il nostro celebre farfallino (anche lui in silenzio in questo periodo) ci racconterà ancora una volta che la "verde" Groenlandia di Erik il Vichingo era verde solo a causa del colore del ghiaccio (sentito con le mie orecchie!)... Forse, Erik allevava mucche (come è stato confermato da ricerche sul luogo) facendo credere loro che il ghiaccio era erba saporita? Tutto è possibile, pur di mettersi in mostra...

Articoli originali QUI e QUI

P.S.: Chiedo scusa se ho "invaso" il campo del nostro geologo Guido. Se vuole aggiungere, correggere o quant'altro, ha campo libero!

 

 

6 commenti

  1. Mario Fiori

    Caro Enzo queste ricerche dovrebbero essere diffuse capillarmente e mi domando come si possa fare ;sarebbe il momento giusto ma andrebbe fatto in modo che non possa essere confutato come fake news dai padroni delle vere fake news. Questi ultimi sono talmente padroni dei media e, purtroppo, delle menti umane (anche attraverso il denaro, la presenza continua, i modi assillante e coinvolgenti, la politica asservita e a cui si asservano ecc.) che non risulta facile assolutamente. È un vero problema distruttivo per l'umanità.

  2. caro Mario,

    è proprio un serpente che si morde la coda...

    In realtà, il modo ci sarebbe: i fraudolenti non citano mai lavori scientifici con referee, ma solo conclusioni molto vaghe, del tipo: la Scienza dice, la Scienza dimostra, è del tutto ovvio che..., ecc., ecc.

    Bisognerebbe leggere solo notizie che si basano su articoli professionali pubblicati con tutti i crismi.

    Il problema di oggi è che, a volte (e sempre più spesso), anche lavori fraudolenti riescono (magari per poco) ad apparire nelle riviste scientifiche (referee compiacenti, editori che mirano allo scoop o alla "normalità"). Inoltre, quando si fa riferimento a un lavoro ufficiale, la gente non solo si spaventa ma ha un istinto innato contro una scienza che viene sempre più pensata come inutile. Molto più facile seguire le frasi fatte, l'arroganza di chi parla di tutto presentandosi come esperto. Quante volte sono presi come esperti personaggi che niente hanno a che fare con l'argomento in questione? Addirittura attori, presentatori, giornalisti di scarsa preparazione, pseudo scienziati che mirano solo alla visibilità mediatica e a vendere libri.

    La scuola dovrebbe insegnare a ragionare e a valutare con cognizione. Ma oggi è proprio così ? Sapessi quanti messaggi ricevo in privato di insegnanti che insegnano senza aver capito ciò che insegnano. E quanto la tecnologia di tutto e subito, da prendere a scatola chiusa, è ormai considerata la vera scienza? Se pensi che ci sono tantissimi che sono estasiati di fronte alle migliaia di satelliti per telecomunicazione e li fotografano anche, pensando di essere astrofili, ossia AMANTI degli astri. Temo che ormai sia come svuotare un mare con un cucchiaio...

    Rimaniamo noi e pochi altri, in gruppi sempre più piccoli che scompariranno con la scomparsa delle vecchie generazioni. Ormai si crede solo ai social e chiunque scrive va bene. Mi ricorda il calcio... Perché è lo sport più seguito? Perché è l'unico sport che può essere fatto da chiunque, anche in un cortile e senza preparazione atletica dura e faticosa. Fare un goal in un campetto e sentirsi Maradona o Pelè è facilissimo... Correre i 100 metri in meno di dieci secondi non è fattibile da gente qualsiasi  ed è, come la scienza vera, roba per pochi, che interessa sempre meno. Sui social chiunque può pontificare e sentirsi l'esperto di turno.

    No, il futuro non è roseo... almeno per l'occidente ormai giunto alla sua decadenza etica e sociale.

  3. mooolto interessante! grazie Frankino

  4. guido

    Grazie Enzo per l'interessante articolo. Aggiungo che la ricostruzione in 3d che è stata fatta per modellizzare le strutture profonde ha fatto uso principalmente di dati sismici. Detto in parole semplici si è utilizzato il valore della velocità di propagazione delle onde sismiche P (le onde longitudinali, cioè in cui le particelle di sottosuolo oscillano nella direzione di propagazione dell'onda) prodotte da terremoti locali e dai cosiddetti "telesismi" cioè terremoti con origine molto distante dall'area in studio. Poichè le onde P si propagano tanto più velocemente quanto più il mezzo è rigido ecco il collegamento con le condizioni termiche del mezzo attraversato: volumi di crosta/mantello a t elevata, essendo un po' più fluidi, determineranno un abbassamento della velocità delle onde P che li attraversano. Quindi ciò che osservo alla mia stazione sismica di misura nell'area in studio è un "primo arrivo" del segnale sismico dell'onda P un po' in ritardo rispetto a quanto dovrebbe essere se non ci fossero porzioni di crosta/mantello più "fluide"  interposte lungo il tragitto dell'onda sismica.

    In tal senso vanno letti i colori dell'ultima figura, dove le aree rosse indicano volumi in cui le onde P si propagano con velocità minore di quanto dovrebbero e aree blu dove avviene il contrario. Semplifico ma la chiave di lettura più immediata è questa.

    L'elaborazione numerica dei dati per arrivare al modello è piuttosto onerosa in termini computazionali e diviene tanto più precisa quanto più si hanno a disposizione dati di altro genere che possano fungere da elementi di conferma del modello. Nel caso specifico si è fatto uso anche di dati geotermici, cioè misurazioni del flusso di calore locale proveniente dall'interno terrestre.

  5. come sempre... grazie mille per le precisazioni, carissimo Guido!

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