13/10/18

I MIEI AMICI ASTEROIDI (20): Asteroidi, comete o... "asterocometoidi" ?!? *

Stiamo scherzando, ovviamente, ma forse non sarebbe sbagliato coniare un nuovo termine per sancire ufficialmente che differenze intrinseche tra asteroidi e comete non ce ne sono. Vediamo perchè...

Una coda basta per essere diversi?

(12/11/2014)

Non è il primo caso del genere che viene osservato, ma adesso la faccenda assume risvolti che meritano qualche parola in più. Chissà perché l’argomento mi fa venire in mente la problematica dei “diversi” e le varie sfumature razziste che dominano la quasi totalità della popolazione di un piccolo granello di sabbia sperduto nell’Universo, che invece di unirsi fa di tutto per dividersi, aggrappandosi ai motivi più beceri. Permettetemi, quindi, un articolo un po’ allegorico, senza dimenticare i risvolti puramente scientifici.

Anche se la situazione è cambiata da un punto di vista “veramente” scientifico, i media e una divulgazione poco attenta (ma, ancora, anche alcuni addetti ai lavori) continuano a suddividere drasticamente la popolazione dei corpi minori del Sistema Solare. Ci sono le comete e ci sono gli asteroidi. Le comete sono corpi minori meno “minori” degli asteroidi, dato che sono sicuramente più belli e appariscenti.

Potremmo paragonarle a una razza più civilizzata, magari ai “bianchi”, agli occidentali. Invece del colore della pelle ciò che le rendono distinguibili dalle razze “inferiori” sono la chioma e la coda. Non le mettono sempre in mostra, ma solo quando si avvicinano al pianeta Terra e alla stella Sole, proprio per distinguersi meglio dai più grezzi asteroidi.

Sappiamo anche dove abitano, nelle “ville” oltre la periferia, ben lontane dal caos della zona più “popolare” del Sistema Solare. Alcune assistono allo spettacolo poco oltre l’orbita di Nettuno, altre addirittura da centri residenziali lontanissimi, dove i curiosi e i paparazzi non riescono a raggiungerle. Qualcuno dice che stelle di passaggio le diano il “colpo” per intraprendere un viaggio verso il centro cittadino, ma loro dicono di decidere in modo autonomo, spinte da un sincero desiderio democratico. In fondo, è doveroso visitare i più poveri e i “diversi”. Fa fine e non impegna… basta che ognuno stia alla dovuta distanza.

Ma sono veramente loro a pensarla così o siamo noi che dobbiamo sempre classificare, dividere, separare?

Questa loro caratteristica così elitaria ha per lungo tempo convinto anche gli scienziati, come Rosetta ci insegna. Mi ricordo ancora benissimo quando a Roma si doveva decidere la meta finale di una missione planetaria di primo livello dell’Agenzia Spaziale Europea. Discussioni a non finire. La lobby più forte restava sempre quella cometaria e cometa fu.

I nostri discorsi sull’interesse praticamente uguale di asteroidi e comete, riguardo alle origini del Sistema Solare, si scontravano contro gli interessi dei cometari a tutti i costi. Le comete, chissà perché, dovevano essere di serie A, le uniche a conservare le caratteristiche più primitive. Se mai era più vero il contrario, dato che una cometa che arriva fino a noi è un oggetto che ha subito chiaramente delle trasformazioni chimiche superficiali proprio a causa della sublimazione dei ghiacci. Gli asteroidi, invece, a parte qualche urto reciproco, hanno mantenuto la loro “pelle” scura quasi intatta.

Niente da fare… le lobby esistono dappertutto e la “nostra” ottenne solo qualche passaggio ravvicinato con un paio di asteroidi lungo la traiettoria. Fortunatamente, però, qualcosa stava cambiando e un po’ alla volta anche Vesta e Cerere hanno avuto la loro missione (non certo sofisticata come Rosetta), ma anche Eros e altri NEA (come Bennu e Ryugu). Tuttavia, poco male… non esistono oggetti di serie A e di serie B nell’Universo e qualsiasi cosa è sempre meglio di niente. E poi, in fondo, le comete sono sempre corpi minori, mattoni primordiali, molto simili agli asteroidi anche se se la tirano con tutti i loro vestiti appariscenti. Insomma, la Scienza alla fine si stava rendendo conto che bianchi e neri erano pur sempre figli della stessa madre stella.

Quando racconto che l’origine dei popoli europei si deve cercare in Africa, negli altopiani del Kenia, dove le scimmie avevano dovuto abbandonare un territorio diventato geologicamente invivibile  e iniziare la loro prima “migrazione”, alzandosi in piedi per fare più strada e affinando le capacità intellettive per risolvere sempre nuovi problemi, molti sorridono e alzano le spalle: quello che conta è OGGI, non IERI. Eppure anche quella volta coloro che avevano sofferto di più ebbero la meglio su chi aveva vissuto troppo tranquillo. La storia e la preistoria dovrebbero insegnare molto alla razza umana. Tuttavia, nel caso dei corpi minori, la faccenda sembrava diversa. All’inizio si pensava che esistesse una migrazione “al contrario”: i corpi minori meno minori, le comete, migravano verso il centro e poi magari si fermavano anche a costo di disgregarsi continuamente: casi speciali, anomali, non certo significativi per una popolazione numerosissima e molto restia a mischiarsi con il… popolo.

Ma era vero? Non è che in fondo non c’era nessuna diversità tra bianchi e neri, tra asteroidi e comete? E se l’unica differenza fosse solo un qualcosa di apparentemente macroscopico (il colore della pelle) dovuto alla diversa regione di nascita? Proprio come per gli antichi africani e i Neanderthal. La stessa cosa si vede anche nei pianeti che non sono certo uguali tra loro. Nettuno è ben diverso da Mercurio, eppure sono entrambi pianeti, fisicamente pianeti.

Perché lo stesso non doveva essere vero per gli asteroidi e le comete? E, così, si cominciò a capire che le due popolazioni non avevano limiti invalicabili, non erano figli di stelle diverse, ma erano fatti con la stessa materia, una materia che cambiava solo lentamente allontanandosi dal Sole: il ghiaccio nella zona di Mercurio non si può formare, ma vicino a Giove sì. Basta questo per rifiutare i diversi o per dare maggiore o minore risalto a “personaggi” che fanno parte di un’unica popolazione, quella dei mattoni fondamentali dei pianeti? Asteroidi e comete sono entrambi i costruttori dei pianeti, i residui di ciò che non è servito, messi da parte in qualche angolo sicuro, pronti a essere studiati per capire le origini del sistema planetario.

Insomma, ma quale diversità! ma quale serie A e serie B! ma quali lobby! Asteroidi e comete sono “segni” macroscopici di ciò che era il disco gassoso e polveroso proto planetario, quando il Sole stava inviando i suoi primi vagiti. Forse che gli anelli concentrici del sistema planetario osservato recentemente da ALMA reca segni di diverse popolazioni? No, la consideriamo unica, sapendo bene che le parti esterne formeranno pianeti ghiacciati e quelli interne pianeti solidi. Se poi ci saranno spostamenti dinamici dovuti a migrazioni planetarie o capacità di mantenere più o meno idrogeno in base alla massa acquisita, sono cose che riguardano i pianeti, ma non i mattoni primordiali.

E così, anche noi che viviamo di pregiudizi, abbiamo capito che andando dalla zona marziana a quella gioviana gli asteroidi cambiano la loro composizione. I silicati e i metalli vengono accompagnati sempre più dai carbonati e poi dal ghiaccio. Prima poco e ben rintanato all’interno e poi sempre più abbondante. Oggi sappiamo che i troiani di Giove non sono poi così diversi dagli abitanti delle “ville” del Kuiper Belt. E sappiamo anche che certe etichette che hanno vissuto a lungo, e che molti vogliono continuare a far vivere, non sono mai state "sentite" dai corpi planetari.

Loro sanno di essere uguali, tutti utili e tutti figli della stessa materia. Ciò che ammassi di molecole più o meno complesse hanno capito, noi, piccole e  meravigliose creature "intelligenti" del Cosmo, raggruppati in un  granello infinitesimo di roccia e acqua, non siamo ancora riusciti a comprendere. Quando si parla di… ignoranza!

Tornando ai risvolti più scientifici, possiamo concludere che non c’è nessun muro che divide asteroidi e comete, sono un’unica popolazione che differisce sempre più allontanandosi dal Sole, ma lo fa lentamente, a causa della materia che c’era a disposizione, della luce e del calore che hanno ricevuto, della capacità della loro pelle di assumere colori e composizione diversa (come ipotizzato da Oort negli anni ’50)

Qualcuno vuole qualche prova ancora più diretta? Bene, basta osservare attentamente in mezzo agli asteroidi e prima o poi vedrà che qualcuno di questi apparirà come una cometa. Il caso più  recente riguarda un oggetto che si trova abbastanza vicino a Giove, nella famiglia di Hygiea, e che ha ancora un nome provvisorio: 62412. Il semiasse della sua orbita è di circa 3.24 UA ed è stato scoperto nel 2000. Si è sempre comportato da asteroide, ma adesso ha mostrato una coda, piccola, ma ben visibile. Una cometa tra gli asteroidi? Una Madre Teresa tra i derelitti di Calcutta? No, un asteroide che ci sta dimostrando che non sono dei diversi, ma che anche loro hanno del ghiaccio più o meno nascosto. Ne siamo sicuri? Non è che sia una cometa nascosta? No, la sua densità è troppo alta e indica chiaramente che il ghiaccio non può essere dominante.

La coda di 62412, un piccolo asteroide di 4 km. Fonte: Scott Sheppard.
La coda di 62412, un piccolo asteroide di 4 km. Fonte: Scott Sheppard.

Come mai si manifestano così raramente? Beh… la composizione è diversa a seconda della distanza dal Sole e non basta il suo calore ha creare getti, chiome e code varie. Ci vuole qualcosa che li aiuti. Potrebbe bastare un urto con un fratellino più piccolo che esponga qualche zona ghiacciata più interna o una rotazione talmente veloce che ogni tanto qualche strato superficiale si stacchi, mettendo a nudo del materiale più volatile. Il caso di 62412 dovrebbe essere il secondo, dato che la rotazione è veramente elevata: fa un giro completo in poco più di tre ore.

No, cari ragazzi, nel Cosmo la diversità è una parola che non esiste e, quando è necessario usarla, si capisce bene il suo vero significato. I mattoni primordiali sanno di essere figli della stessa madre. Noi  uomini intelligenti... ancora NO!

Articolo originale QUI

 

Non era ancor di là Nesso arrivato

(17/3/2015)

Un richiamo a Dante non fa mai male. Siamo all’inizio del Canto XIII della Divina Commedia e i due poeti vedono allontanarsi il centauro Nesso che li ha accompagnati. Nel canto precedente hanno discusso a lungo con Chirone, il più saggio delle creature metà uomo e metà cavallo. Proprio di Chirone e dei centauri voglio parlarvi e di una recentissima scoperta sul loro "capo". Centauri astronomici, però…

Il primo centauro, Chirone appunto, è stato scoperto nel 1977 dal bravo e simpatico Kowal e per un breve periodo è stato perfino indicato come un nuovo mini-pianeta. La sua posizione era del tutto anomala, orbitando tra Saturno e Urano, dove non ci si aspettava di trovare niente. Un oggetto di tipo asteroidale, a prima vista, con un diametro che è infine stato stabilito intorno ai 230 km.

L'orbita di Chirone
L'orbita di Chirone

Come successo per gli asteroidi di fascia principale, ben presto si sono aggiunti molti altri centauri (oggi se ne stimano circa 45 000) e la loro “duplice” natura è stata sempre meglio definita. Proprio come le creature della mitologia greca, anch’essi sembrano essere metà asteroidi e metà comete, mostrando segni di attività durante il loro avvicinamento al Sole. Chirone, in particolare, ha mostrato lo sviluppo di una possibile vera e propria chioma: un "cometone" decisamente grande!

L’evoluzione dinamica dei centauri è oggi compresa abbastanza bene. Essi provengono dalla fascia di Kuiper e sono trasportati verso zone più interne dalle varie perturbazioni planetarie. Non hanno, quindi, orbite molto stabili e formano un gruppo temporaneo, un momento di passaggio verso Giove per finire come comete a corto periodo o essere magari scacciati dal Sistema Solare. Una fase del lungo viaggio dalla regione  transnettuniana alle zone più interne del Sistema Solare.

Nessuna sonda li ha mai avvicinati, ma si pensa che ne esista uno ben visibile (circa 200 km di diametro) parcheggiato attorno a Saturno: il satellite Phoebe, catturato in tempi più o meno remoti.

Il satellite "centauriano" di Saturno Phoebe ripreso da Cassini. Fonte: NASA
Il satellite "centauriano" di Saturno, Phoebe, ripreso da Cassini. Fonte: NASA

A parte questa loro duplice e movimentata natura, i centauri detengono un primato: dopo i quattro pianeti gassosi solo due di loro presentano probabilmente un sistema di anelli.

Il primo a essere scoperto è stato quello di Chariklo nel 2013. La scoperta è avvenuta attraverso l’occultazione di una stella, notando una brevissima sparizione dell’astro prima e dopo l’occultazione vera e propria del corpo principale. Anelli sottilissimi (due almeno) che dovrebbero comportare la presenza di una o due lune capaci di confinarli.  Le dimensioni di Chariklo sono stimate in circa 250 km (sarebbe il più grande tra i centauri) e gli anelli distano circa 400 km dal piccolo pianeta (le loro dimensioni sono di pochi chilometri).

Visione artistica di Chariklo e dei suoi due anelli. Fonte: ESO
Visione artistica di Chariklo e dei suoi due anelli. Fonte: ESO

Poteva Chirone stare a guardare? Ed ecco che anche lui ha mostrato -forse- un sistema di anelli. La loro storia è, però, molto travagliata. Occultazioni stellari del 1993  e 1994 avevano mostrato caratteristiche strane, dovute probabilmente a getti di materia gassosa. Chirone meritava studi più dettagliati e si è selezionata un’occultazione nel 2011, osservata da due grandi telescopi alle Hawaii.

Prima e dopo l’occultazione vera e propria, una breve e debole perdita di luce aveva creato i presupposti per pensare a un anello. Esso doveva distare 300 km dal corpo principale. Forse non erano getti di materia quelli osservati negli anni ’90, ma proprio gli anelli. O magari entrambe le cose. Insomma, solo oggi i dati sono stati elaborati e studiati veramente a fondo portando alla nuova ipotesi anelliforme.

La loro origine è probabilmente dovuta a una collisione che ha sollevato polvere inseritasi in orbita, in modo non molto diverso da quanto può essere successo alla Terra e alla Luna. Ma potrebbe anche legarsi a un'attività cometaria sporadica che abbia inviato grani polverosi a una certa distanza da Chirone  e  creato una struttura ad anello.

Per avere una risposta decisiva sulla reale esistenza del sistema di anelli è necessario estendere la zona di osservazione di una futura occultazione, in modo da avere la prova di una struttura continua attorno al piccolo pianeta.

Quanto prima i “veri” astrofili potrebbero giocare un ruolo importante…

Non era ancor di là Nesso arrivato, quando noi ci mettemmo per un anello che da neun sentiero era segnato… (scusate la piccola “variazione” poetica).

 

NEWS del 16/1/2019 - L'asteroide 6478 Gault mostra improvvisamente una magnifica e lunghissima coda, probabilmente frutto di una collisione!

 

QUI tutti gli articoli finora pubblicati della serie "I miei amici asteroidi"

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