Ott 17

ALMA è fantastica, ma non esageriamo...**

ALMA riesce a farci vedere dischi protoplanetari in fasi veramente primordiali, in modo da cercare di capire come nascano davvero i pianeti e quali siano i loro tempi scala. Il caso in questione è doppiamente interessante e riguarda la quasi-stella Cl Tau, di soli due milioni di anni di età, e il suo enorme pianeta che le gira attorno alla distanza di Mercurio dal Sole. L'articolo vuole anche essere, però, una piccola lezione didattica su come si dovrebbero analizzare le news astronomiche e non solo.

Il primo giove-caldo scoperto vicino a una stella giovanissima (anzi, essendo una T-Tau non è nemmeno veramente ancora entrata nella sequenza principale) è stato proprio lui, Cl Tau b. Già questo era un problema non da poco, relativo alla formazione di un pianeta gigante, così in fretta e così vicino. Esso veniva scoperto con il metodo spettroscopico.

Una situazione decisamente interessante e, allora, via libera ad ALMA e andiamo a vedere come si presenta il disco protoplanetario. Ecco quello che ci dice Media INAF (ma non solo lei... dato che è l'annuncio ufficiale che lo dice e solo di lui, spesso e volentieri, tutti fanno copia e incolla senza andare a leggere il lavoro originario):

"Alma rivela quattro pianeti della taglia di Giove e Saturno in orbita attorno a una stella di appena due milioni di anni, segnando due record. La prima osservazione di così tanti pianeti massicci in un sistema così giovane e la gamma più estrema di orbite finora osservate: il pianeta più esterno è oltre mille volte più lontano dalla stella rispetto a quello più interno. Solleva così domande sulla formazione di un tale sistema.

Beh, una notizia bomba, anche se suona strano che ALMA possa vedere proprio dei pianeti...

E così si continua nel testo, anche se a un certo punto si capisce un po' meglio la situazione: "rilevando così tre distinte lacune nel disco che, secondo la modellizzazione teorica, sono probabilmente causate da altri tre pianeti giganti gassosi in orbita intorno alla stella... " . "Ah..." mi chiedo io, "ma allora i nuovi tre pianeti sono solo supposti e non confermati... Meglio andare a leggere il lavoro originario (basta solo l'abstract):

"We argue that these gaps are most likely to be generated by massive planets so that, including the hot Jupiter, the system contains four gas giant planets at an age of only 2 Myr ("Noi deduciamo che queste 'lacune' (nel disco) siano probabilmente causate da pianeti molto massicci, tali che, insieme al giove caldo già conosciuto, formino un sistema di ben quattro pianeti giganti in una stella appena nata").

E continua:

"Our dust and gas dynamical modeling satisfies every available observational constraint and points to the most massive ensemble of exo-planets ever detected at this age, with its four planets spanning a factor 1000 in orbital radius". (Il nostro modello dinamico di gas e polvere soddisfa tutte le evidenze osservative a disposizione e mostra il più massiccio gruppo di pianeti giganti mai osservato in così giovane età, con una distanza dalla stella dell'ultimo che è ben 1000 volte maggiore di quella del primo).

Prima di andare a vedere l'immagine di ALMA (quella è quella che è e, per adesso, nessuno sembra avere ancora falsificato immagini... speriamo), facciamo il punto della situazione e poi verificheremo... ALMA non vede pianeti, ma lacune che, con buona probabilità, potrebbero essere un segno della presenza di pianeti già costruiti o in fase di costruzione. Fin qui tutto molto probabile. A quel punto, però, scatta il modello numerico che non solo risulta sempre in perfetto accordo con le osservazioni (normalmente, lo si costruisce proprio con quello scopo cambiando un po' gli ingredienti incerti o addirittura sconosciuti), ma che porta a conclusioni quasi perentorie: la massa di ciò che non si vede DEVE essere questa! E a quel punto, accettata per verità una supposizione, si comincia a dire che tutto è da rivedere, non ultimi i meccanismi di formazione planetaria e i vari giochini di migrazione che tanti problemi hanno già risolto (le migrazioni, alla lunga, fanno sempre comodo...).

Ecco l'immagine di ALMA, fantastica come sempre, ma non certo risolutiva: lei dice quello che può e lo dice già molto bene. Sta poi a chi la studia sapere rimanere con i piedi per terra, iniziare ad analizzare meglio la situazione e prendere altri dati prima di lanciarsi in cambiamenti epocali.

Fonte: C. J. Clarke et al., 2018, ApJ Letters.
Fonte: C. J. Clarke et al., 2018, ApJ Letters.

L'articolo conclude: "High resolution ALMA data of the disc in the young star CI Tau has revealed three prominent annular emission gaps which we have interpreted as an ensemble of massive planets spanning a factor thousand in orbital radius... The inferred planetary architecture suggests that the observed association between hot Jupiter and other companions may be in place at very early times". ("I dati di ALMA ad alta risoluzione presi sulla stella Cl Tau hanno mostrato tre evidenti "lacune" nel disco che noi abbiamo interpretato come tre pianeti di grande massa già formati, le cui orbite hanno raggi che variano fino a un fattore mille... L'architettura planetaria suggerisce che l'associazione tra giove caldi e altri compagni può formarsi già in tempi brevissimi (e, quindi, non aver bisogno di migrazione?, aggiungo io)".

Vi dirò, io sarei ben contento che si smettesse di far navigare i pianeti in lungo e in largo per cercare di validare certi modelli del tutto teorici sia sugli asteroidi che su molto altro ancora. Tuttavia, i problemi sollevati sono ben più ampi e almeno due: (1) costruzione di pianeti gioviani o saturniani in tempi troppo brevi rispetto alle teorie correnti (2) formazione di un pianeta di massa enorme a una distanza poco probabile... Può darsi sia tutto vero e che finalmente si riesca a lavorare seriamente sulla formazione dei pianeti senza pensare solo a trovare terre bis e alieni saltellanti. Tuttavia, un po' di maggior cautela e di umiltà e meno smania nel volere tutto e subito e... rivoluzionario, ci starebbero anche bene.

Questo articolo non vuole essere assolutamente polemico, ma esprime un dato di fatto e un modo di far scienza che sta allargandosi sempre più. Consideriamolo quindi come una piccola lezione didattica per valutare il lavoro sempre pregevole degli scienizati.

Articolo originale QUI

Articolo Media INAF QUI

Quella che segue è la visione artistica dei risultati con i quattro pianeti ben marcati, addirittura anche con gli anelli (e qualcuno penserà che abbiano visto anche quelli...)

Fonte: Amanda Smith, Institute of Astronomy, University of Cambridge
Fonte: Amanda Smith, Institute of Astronomy, University of Cambridge

 

2 commenti

  1. hotrats

    "Tuttavia, un po' di maggior cautela e di umiltà e meno smania nel volere tutto e subito e... rivoluzionario, ci starebbero anche bene"

    Boh! forse è figlia del paradigma attuale del "pubblica o muori". In un ambiente in cui la concorrenza è spietata prendere tempo per analizzare meglio o avere più dati potrebbe portare ad essere bruciati sul tempo da qualche team concorrente.

    Ci sono molti esponenti della comunità scientifica che ne denunciano i deleteri effetti. Sarebbe forse ora che tutta la comunità cominci ad affrontare il problema.

    My cent

    Cordiali saluti.

  2. caro Hotrats,

    purtroppo, ultimamente, una parte della scienza è diventata un po' business e segue, a volte barando perfino, il vento più remunerativo... D'altra parte, c'era da aspettarselo...

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