16/11/18

La realtà è solo una delle tante versioni della favola dell’Universo? *

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Quando il gatto non c'è, di solito i topi ballano.

In questo strano posto che noi chiamiamo Circolo, invece, quando Enzo-gatto si assenta per qualche giorno, i suoi "topini" si danno da fare affinché la sua mancanza si senta il meno possibile! Compito arduo, ne sono consapevoli... ma non impossibile se l'assenza durerà solo due o tre giorni e se possono attingere alle migliaia di articoli che ha scritto per riproporne uno che ritengono particolarmente illuminante per comprendere la sua gioiosa e giocosa visione dell'Universo.

Ecco a voi, quindi, cari amici lettori, un articolo pubblicato un anno fa che, insieme ai link di cui è infarcito, ci terrà compagnia fino al suo rientro. Buon Universo a tutti!Scherzy-angioletto

 

 

 

 

Determinismo, evoluzione dell’Universo, attori, scelte, decisioni, gravità, entropia

Quante belle parole che dicono tutto e niente. Si avvicinano ai perché, ma poi ci girano intorno o tornano indietro. Eppure sarebbe così semplice se ci affidassimo a una favola per bambini o poco più. In parte l’ho già scritta, ma in questo periodo dell’anno possiamo permetterci di scriverla in modo (quasi) completo… E se poi non è la realtà, poco male: abbiamo già visto come sia praticamente impossibile definirla… o, quantomeno, quante realtà ci siano, tutte versioni di una stessa favola. Anzi, dovremmo coniare un termine nuovo, dato che né fiaba né favola possono riferirsi a un racconto che non vede l’uomo come protagonista.

Non ci chiediamo perché e come, fatto sta che in un tempo brevissimo, proprio in uno di quei luoghi che ancora non sappiamo descrivere e nemmeno possiamo cercare di capire (una singolarità della “nostra” attuale realtà), nascono i due più importanti e simpatici attori dell’Universo: i fotoni e gli elettroni. Amici e nemici per la pelle, hanno perfino messo in ombra gli altri compagni di viaggio che, magari, prima o poi si prenderanno la rivincita (ad esempio, i neutrini). Molti altri attori iniziali sono durati e durano pochissimo, altri sono usati come mattoni primordiali e altri ancora come messaggeri. Un paio sono sicuramente altrettanto fondamentali, ma giocano un ruolo di riserva, stando abbastanza lontani dalle azioni più irruente (protoni e neutroni). Hanno le loro leggi o forze che li tengono insieme e li fanno reagire in un ambito molto ristretto, ma poi si curano poco dei giochi azzardati degli elettroni. In fondo, questi ultimi, con le loro bizzarrie, difendono il nucleo più interno della materia, anche se si divertono a plasmarla e a modificarla, giocando con l’energia come se fosse una bacchetta magica.

Piccoli o grandi salti, fughe improvvise, momenti di calma ed ecco che dall’idrogeno si arriva fino all’uranio. Un lavoro immane, che deve essere fatto costruendo creature immense come le stelle. Gli elettroni si curano poco delle forze espresse dai nuclei atomici e, quando proprio vogliono, sanno superarle, stimolando perfino i nuclei a giocare d'azzardo. Chiedete all’elio come riesce a formarsi… e via via fino al ferro…

Le stelle, macchine adatte a costruire gli elementi, ma governate sempre dai nostri piccoli amici che spesso e volentieri riescono a coinvolgere anche i più apatici neutroni e protoni (la meravigliosa avventura dall'atomo alle stelle l'abbiamo raccontata QUI). I fotoni non farebbero niente senza gli elettroni e gli elettroni non farebbero niente senza i fotoni. Gli elettroni sono pronti a modificare la materia, ma solo le punture dei fotoni possono stimolarli a farlo. Durante queste punture, nasce il miracolo della vita e dagli elettroni stessi nascono nuovi fotoni pronti a punzecchiarli di nuovo.

Creature meravigliose, veri e propri folletti o gnomi dei boschi. Sembrano confusionari, dispettosi, ma in fondo sanno molto bene quello che fanno. Sono proprio loro che prendono le decisioni e fanno le scelte finali. Sono i fotoni che decidono chi deve andare avanti toccando uno specchio e solo uno stretto contatto con gli elettroni li aiuta nella scelta: noi non comprendiamo il perché di queste, ma qualcuno è riuscito a darne una perfetta descrizione e ce lo ha raccontato QUI. Un colloquio continuo, capace di miracoli e di giochi di prestigio imprevedibili secondo le nostre  limitate capacità intellettive. D’altra parte anche il nostro cervello è governato e manipolato da loro due…

Possiamo dire che essi abbiano un progetto prestabilito? In linea di massima certamente sì, ma di volta in volta si inventano strategie nuove per superare gli ostacoli o, magari, solo per divertirsi. Non dimentichiamo mai che una meraviglia come l’Universo non potrebbe essere così gioioso e armonioso se non fosse tutto un meraviglioso gioco che vede i nostri due amici come bambini in cerca di emozioni e di bellezza (QUI l'avventuroso viaggio di un fotone, durato sette miliardi e mezzo di anni, raccontatoci dal suo protagonista).

Oggi, a noi sembra ancora che anche loro siano succubi di una forza troppo potente: la gravità. Sciocchezze! Siamo noi, misere costruzioni del loro divertimento, a poterlo pensare. D’altra parte, siamo sempre noi che definiamo come singolarità  i loro giochi ancora proibiti. Paura e limitatezza nostra, non certo incapacità di chi non ha perso un colpo in quasi quattordici miliardi di anni. E chissà se anche il tempo non sia una loro geniale strategia operativa per tenere sotto controllo certe azioni solo apparentemente disordinate.

Le loro opere sembrano seguire delle linee abbastanza generali. In parole molto povere, potremmo dire che le loro costruzioni più complesse durano sempre meno. Proviamo a fare qualche esempio, tanto è solo una… favola. L’oggetto più semplice tra tutti è sicuramente il buco nero, basta ben poco per costruirlo e si può usare di tutto e di più. A loro basta solo la massa. Più semplici di così… La gravità li comanda… forse sì, ma essa porta a una singolarità e mi sembra di vedere sghignazzare fotoni ed elettroni mentre eseguono i loro giochi di relatività quantistica, con i quali governano perfettamente anche questa forza così potente e misteriosa.

I grandi buchi neri hanno bisogno di una casa e di tanto spazio per tenere a bada le fabbriche della materia, sempre più complesse. L’ideale è formare qualcosa di semplicissimo: una vera città che usa proprio la gravità per stare unita e per potere far evolvere le proprie creature. Dicono che sovente elettroni e fotoni si uniscono in un luogo lontano per contemplare quelle immense strutture e si commuovano non poco nel pensare che sono stati proprio loro a costruirle.

Loro hanno anche creato strade che le connettessero, filamenti, nubi, chiamiamoli come vogliamo, ma in fondo è proprio quello che i romani hanno fatto con le loro colonie. Se si vuole facilità e rapidità nelle comunicazioni ci vogliono le strade. Un’idea, questa, che gli elettroni e fotoni hanno sicuramente inserito in tutte le creature che hanno costruito, compresi noi e il nostro cervello: anche il sangue scorre attraverso strade e così fanno gli impulsi nervosi (elettrici). I messaggeri per le comunicazioni sono proprio i fotoni, accidenti di meglio e di più veloce non si poteva trovare!

Parliamo di stelle… anche loro seguono una legge analoga: le più complesse, quelle che possono costruire gli elementi più pregiati, vivono molto meno e poi devono rimettere in circolo gli attori che le hanno formate. Le nane brune non producono niente (almeno così diciamo noi uomini, ma a volte aiutano una compagna a produrre), le giganti riescono a fornire un’energia spaventosa tale da permetterle di andare anche oltre al ferro. Tante bellissime reazioni, che, però, vedono sempre fotoni, elettroni e i loro colleghi più sedentari come ideatori e attori: contemporaneamente braccio e mente, insomma.

Poi arrivano i corpi planetari,  sempre più piccoli e sempre più complessi. Solo per una breve fase della loro vita riescono a mettere assieme i regali del Cosmo (ossia dei fotoni e degli elettroni), cercando forme e disposizioni nuove. A volte agglomerati di materia riescono anche a illudersi di riprodursi da soli, senza pensare che sono sempre sotto il controllo dei due amici inseparabili.

Infine (forse) l’uomo e tutto ciò che gli assomiglia. Uno spazio limitato e un tempo di vita brevissimo. Un gioco molto complicato? Penso che per i nostri folletti dei boschi niente sia veramente complicato. Certamente, tutte quelle reazioni che devono avvenire assieme e/o a scadenze temporali perfette (ecco perché devono avere anche creato il tempo) sono impegnative e non possono andare per le lunghe. Poco male, tutto viene rimesso in circolo: uomini, animali, alberi, pietre, pianeti, stelle… sono sempre nuovo materiale per i giochi futuri.

Lo scopo finale del gioco? Qualcuno parla di entropia e pensa che andare contro al raggiungimento del valore massimo sia la ragione del perché, se si va controcorrente, la faccenda deve durare sempre meno sulla base dell’ordine raggiunto. Forse, però, è tutto più semplice. Come tutti i giochi… essi sono belli se durano poco (anche le stelle, prima o poi, si stancano di giocare...). Massima entropia = fine del gioco e tutto può ricominciare da capo. Magari anche con attori diversi… chissà.

Favole, solo favole che potrebbero portare a infiniti racconti per grandi e bambini. Capire il gioco è capire l’Universo e quindi anche noi stessi.  E poco importa se è necessaria anche molta fantasia (e chi ci dice che anche la fantasia non sia opera dei nostri amiconi?). D’altra parte il succo è sempre lo stesso e basta capire l’intelligenza e le capacità decisionali dei nostri piccoli-immensi attori. Noi, al confronto, siamo solo macchine... molto sofisticate, ma solo macchine o poco più.

Tu chiamala, se vuoi, meccanica quantistica

 

QUI l'articolo originale seguito dai commenti

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