13/12/18

ALMA visita le culle dei pianeti *

Il grande "amico" ALMA ha deciso di andare a vedere i pianeti, ancora in fasce, direttamente nella loro culla. Ci ha già stupito e ci stupirà sempre di più...

I pianeti scoperti attorno ad altre stelle sono ormai migliaia (circa 4000) e sembrerebbero formare un insieme sufficientemente numeroso per poter cominciare a trarre conclusioni sulle regole di formazione e se ne esistono più di una. Tuttavia, ben mi ricordo che all'inizio di questa cavalcata storica che ha cambiato il volto dell'Universo e dei suoi abitanti più segreti, si ammetteva che le tecniche osservative favorivano "naturalmente" pianeti grandi e vicini, in grado di dare variazioni di luce abbastanza frequenti (eclissi mutue) o variazioni di velocità radiale ai livelli raggiunti dai rivelatori di ultima generazione (spettroscopia).

Kepler ha preso in mano la situazione, arrivando al di là delle previsioni e scoprendo non solo super terre, ma anche pianeti con le nostre stesse dimensioni. Dobbiamo pensare che qualsiasi effetto di selezione sia stato eliminato? Pochi ne parlano, ma, in realtà essi restano sempre presenti e rendono molto difficile accorgersi di pianeti, anche di grandi dimensioni, a grandi  distanze dalle stelle-madri. E questo vale sia perché le eclissi mutue potrebbero capitare a intervalli di tempo molto lunghi, ma anche per la inclinazione dell'orbita planetaria. A parità di inclinazione, più lontani si va e sempre più difficile è sperare in un transito davanti alla stella (Fig.1), tempo fa abbiamo anche proposto un QUIZ sull'argomento.

Figura 1
Figura 1

Insomma, anche se nascosti dietro il grande numero raggiunto, esistevano ed esistono molti fattori che rendono l'insieme dei dati ottenuti ancora pieno di ambiguità e ricco di possibili limitazioni che si riversano sui modelli di formazione.

Un metodo completamente diverso, comunque, esiste e si basa su un procedimento che potrebbe ledere la privacy stellare, ma che può raccontarci le fasi più "intime" e segrete: andare a cercare i neonati nella loro culla! Un metodo che è già stato provato con successo, Non stupitevi più di tanto... l'attore è sempre lui, il grande eroe di questi ultimi anni: ALMA. No, non possiamo pretendere che ALMA riesca a vedere i pianeti, ma sicuramente può vedere le loro fasi di preparazione e non sarebbe influenzato dalla prospettiva e dalla distanza tra pianeta e stella.

Vi sono zone di formazione stellare molto ben conosciute e studiate. Si sa benissimo che molte giovani stelle hanno iniziato a mettere su famiglia. Sappiamo anche che non esiste una fata che con un tocco di bacchetta magica forma una massa di materia di dimensioni planetarie, ma è necessario un lento lavoro di accumulo e di pulizia. Lento, per modo di dire... dato che le stelle giovani sono piene di vitalità e di volontà e le stesse caratteristiche ce l'hanno i loro dischi di polvere e gas.

Non dovrebbe essere difficile per ALMA "spiare" con grande attenzione e raffinatezza quei dischi indistinti e appena accennati che gli strumenti tradizionali fanno fatica a rilevare. ALMA può fare molto di più (e le prove ci sono già state) e allora diamogli il via e scateniamola verso giovani stelle galattiche.  E' così partita una preziosa campagna internazionale che in breve tempo ha mostrato risultati stupefacenti per nitidezza e varietà.  Non si vedono i pianeti, ma si vedono chiaramente gli anelli in cui manca materia, luoghi ideali per oggetti che hanno già pulito abbondantemente la loro orbita.

Una splenddida serie di dischi, segnati da anelli chiari e scuri, nella zona di formazzione di Orione. Fontee.
Una splendida serie di dischi, segnati da anelli chiari e scuri, intorno a stelle della zona di formazione di Orione. Fonte: Feng Long.

Il tutto sembra capitare in tempi molto più brevi del previsto e soprattutto anche a distanze enormi dalle stelle centrali. Qualcosa di decisamente più simile al nostro sistema Solare che già qualcuno aveva tacciato di essere anomalo... Non solo, però, la velocità  e la distanza di formazione di pianeti con dimensioni tra Nettuno e Giove permettono la formazione più lenta e tranquilla di pianeti rocciosi come la Terra e Venere, molto più vicine dei compagni giganti. Sembra anche che la densità di polvere sia maggiore del previsto.

Una fantastica serie di anelli con i chiari segni del lavoro preparatorio per la formazione di pianeti.ALMA (ESO/NAOJ/NRAO), S. Andrews et al.; NRAO/AUI/NSF, S. Dagnello
Una fantastica serie di anelli con i chiari segni del lavoro preparatorio per la formazione di pianeti. Fonte: ALMA (ESO/NAOJ/NRAO), S. Andrews et al.; NRAO/AUI/NSF, S. Dagnello

 

ALMA ci sta fornendo una visione molto più completa delle fasi primigenie. Se non riesce (ancora) a vedere direttamente i pianeti o i loro effetti, ALMA può anticipare i tempi e mostrarci le ultime fasi costruttive. Un doppio vantaggio: da un lato abbiamo una visione completa del sistema planetario, dall'altro si assiste a tutte le varie fasi di formazione. C'è già chi sta producendo i primi modelli da confrontare con le osservazioni e stiamo certi che ALMA non si fermerà... Di seguito un video prodotto nell'Università del Nevada che mostra una simulazione della formazione di un pianeta interno, da confrontare con i veri dati di ALMA.

 

Pensate che non vi è un solo lavoro originario, ma un intero volume di Astrophysical Journal dedicato ai risultati, oltre che un altro  lavoro indipendente. Io li ho inseriti tutti... ALMA se lo merita.

A  B  C  D  E  F  G  H  I  L  M

 

 

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