03/11/20

Caldo o freddo? Chiedete all'olivina! **

Anche oggi che la tecnologia è sempre più d'avanguardia si scoprono possibilità trascurate in passato. La Scienza procede (quando è pura Scienza), ma non sempre tiene conto di tutte le situazioni e si fa scappare piccoli o grandi segreti nascosti.

Parliamo dell'olivina, un minerale che ha un'importanza fondamentale per capire come sono nati i pianeti, soprattutto in quali condizioni termiche si trovavano. La sua formula è molto semplice: (Fe, Mg)2SiO4 e la si trova un po' in tutti i corpi planetari che hanno subito alterazioni termiche o differenziazione. Tuttavia, uno dei criteri più validi per capire di che temperature si stia parlando è il contenuto di magnesio e/o di ferro. Se predomina il primo le temperature dovevano essere più alte, se predomina il secondo bastavano temperature più basse. Questa semplice distinzione è fondamentale per risalire alle condizioni termiche adatte alla loro formazione. Tutti i corpi planetari mostrano olivina che è fuoriuscita sulle superfici dagli strati più interni attraverso fenomeni vulcanici o attraverso profondi impatti causati da oggetti vaganti.

Come valutare la diversità dell'olivina che copre in parte le superfici planetarie? Beh, la tecnica migliore è la spettroscopia e cercare le bande migliori in cui questo minerale lascia segni non solo chiari della sua presenza, ma, soprattutto, del contenuto in ferro o magnesio. Finora le ricerche sono state abbastanza approssimative e si dedicavano alle zone del vicino (0.5 - 3 micron) e del medio infrarosso 8 - 15 micron). In qualche modo si è sempre trascurato l'intervallo tra i 4 e gli 8 micron. Una trascuratezza molto grave, dato che proprio in quella fascia di lunghezza d'onda, recenti studi di laboratorio hanno individuato i migliori "luoghi" per la diversificazione della quantità di fero o magnesio. Vi sono un paio di bande (a 5.6 e 6.o μm) che si spostano anche di 0.1 μm al crescere della percentuale di ferro. Un segnale decisamente più preciso e quantitativo di quanto ottenuto finora.

Non resta, adesso, che costruire e inviare spettrometri in giro per il sistema Solare e/o in orbita attorno alla Luna, a Marte, ecc. per capire molto meglio le condizioni "climatiche" della loro nascita e delle temperature raggiunte nel loro interno. Un passo fondamentale che costituirebbe un tassello nuovo e inaspettato per le teorie di formazione planetaria.

I cristalli olivastri dell'olivina rappresentano uno dei minerali più abbondanti degli strati interni del nostro pianeta.

Articolo originale QUI

2 commenti

  1. Mario Fiori

    E perchè non ci abbiamo pensato se è così piuttosto chiaro? Ma cosa stanno a pensare? Solo ai robottini che fanno immagine e magari non si dotano degli strumenti giusti?

  2. che vuoi farci, Mario... sembrava che non servissero a niente :roll:

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