11/07/21

Quanti sono i pianeti vagabondi? *

Prima di addormentarsi per sempre Kepler ha scoperto ben quattro pianeti vagabondi delle dimensioni della Terra.

Sebbene vecchio, stanco ed acciaccato, prima di andare definitivamente in pensione, il grande Kepler è stato utilizzato per un ricerca veramente ardua: guardare verso il centro della galassia, dove le stelle sono in numero incredibile, e cercare di rilevare qualsiasi cambiamento della loro luminosità. Tra questi dovevano esserci anche quelli dovuti all'effetto microlensing, ossia l'effetto lente scoperto da Einstein, in grado di moltiplicare l'immagine di un oggetto nascosto da un corpo estraneo che gli passa davanti e aumentare di molto la sua luminosità.

Un effetto che permette di studiare galassie lontanissime grazie alla presenza di un corpo celeste (spesso un intero ammasso galattico) che si trovi tra la sorgente e l'osservatore. Un telescopio "naturale" potentissimo che ci ha permesso di "vedere" i limiti dell'Universo e i primi oggetti appena nati dopo il periodo oscuro susseguente la radiazione cosmica di fondo.

Parlavamo, però, di microlensing, ossia di quei lampi di luce di durata più o meno breve che avvengono quando tra una stella e noi si interpone un oggetto di dimensioni anche irrisorie, come un pianeta. Ovviamente se il pianeta è piccolo non c'è altro modo per vederlo, soprattutto se non è legato a nessuna stella e viaggia solitario nella galassia.

Perché cercare proprio dove vi è un incredibile affollamento di stelle? Beh... facile rispondere: "Più stelle ci sono e più facile è che questa fortunata coincidenza avvenga". Il problema è che non è mai prevedibile e che vi sono molti altri fenomeni mutui tra le stelle e non solo che possono dar luogo a variazioni di luce rilevabili. Bisogna poi affidarsi completamente alle formule derivate dalla teoria di Einstein per risalire alle caratteristiche del "passaggio". Fondamentale è  valutare la durata del fenomeno e il suo andamento.

Per essere sicuri che sia un vero vagabondo,  non vi deve essere alcuna variazione di luce più grande, dato che in questo caso si tratterebbe del passaggio di un sistema stellare, con normali pianeti che danno il loro piccolo contributo. Un'impresa quasi disperata per Kepler (ma, intanto non aveva altro da fare...) e soprattutto per chi ha analizzato i dati. Si sono cercati fenomeni della durata molto limitata, corrispondenti perciò a una massa decisamente piccola del corpo che nasconde geometricamente, ma contemporaneamente incrementa,  la luce della stella.

Beh... i risultati sono stati migliori del previsto: ben quattro oggetti delle dimensioni della Terra sono stati scovati, dando impulso per ricerche "ad hoc" fatte con strumentazione più idonee allo scopo. Sia la missione della NASA, Nancy Grace Roman Space Telescope e, possibilmente, anche quella dell'ESA, Euclid, saranno ottimizzate per rilevare, oltre ai loro scopi principali, la presenza di microlensing. Non sappiamo ancora quali e quanti meccanismi abbiano causato una popolazione probabilmente molto più ampia del previsto di piccoli pianeti vagabondi, persi nella solitudine della galassia. Kepler ha comunque dato il via a una ricerca di estremo interesse.

Di seguito una simulazione dell'effetto di microlensing gravitazionale causato da un corpo planetario isolato sulla luce di una stella posta in secondo piano. Fonte: David Specht / Eamonn Kerins / University of Manchester

Articolo originale QUI

2 commenti

  1. Mario Fiori

    Direi che sfiora il romanticismo il viaggio di questi attori cosmici persi tra le stelle. Ma non può  essere che così , caro Enzo, davanti a questa infinita bellezza .

  2. sai, Mariolino, ad essere cinici si potrebbe dire (conoscendo le bizze di tante stelle): meglio soli che male accompagnati! :wink:

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